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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

06

Ago

2017

Strage di Bologna, Paolo Bolognesi: 'La storia non si archivia' PDF Stampa E-mail
Documenti - Altri documenti
Scritto da Paolo Bolognesi   
di Paolo Bolognesi - 2 agosto 2017

COMUNICAZIONE LETTA DAL PRESIDENTE PAOLO BOLOGNESI A NOME DELL’ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980

2 agosto 1980, 37 anni fa. Chi allora c’era, non può dimenticare quello che, ancora oggi, rimane il più sanguinoso attentato terroristico del dopoguerra in Italia. Chi allora ha visto con i suoi occhi lo scempio di una bomba fatta esplodere nella stazione di Bologna il primo sabato di agosto, non potrà più cancellare quelle immagini. 85 morti e 200 feriti: chi fra quei cittadini inermi, aveva un amico, un familiare, un affetto, da quel giorno ha avuto sconvolta la propria esistenza per sempre; così come chi ha subito sul proprio corpo le conseguenze di quel micidiale ordigno.
Pur colpita al cuore, Bologna ha saputo reagire: le prime ambulanze sono arrivate in stazione già 5 minuti dopo lo scoppio; i soccorsi negli ospedali e al centro operativo del Comune sono stati immediatamente organizzati: la cittadinanza tutta, ognuno per quel che poteva, si è messa a disposizione per aiutare, dare una mano ai soccorritori, essere utile. Anche se sotto shock per il lutto, Bologna ha fatto appello alle sue risorse e ha dimostrato che resistere era possibile, era doveroso, era necessario. È stata una resistenza agli attacchi alla democrazia: perché Bologna era stata scelta come obiettivo per contrastare l’affermazione di una collaborazione politica tra forze progressiste elaborata da Moro e Berlinguer.
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07

Ago

2017

Claudia Loi: 'Emanuela amava molto i bambini, sperava di diventare insegnante' PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Claudia Loi   
di Claudia Loi - 19 luglio 2017

Con molto piacere colgo il vostro invito di donare un contributo in questa circostanza del 25° anniversario della strage di Via D'Amelio. Emanuela perse la vita il 19 luglio 1992, prestava servizio come agente di scorta del giudice Paolo Borsellino, aveva solo 24 anni. Era una ragazza semplice e socievole, dal carattere allegro e scherzoso. I suoi amici e i suoi colleghi l'hanno sempre definita come una ragazza solare. Non era il suo sogno fare la poliziotta, lei amava molto i bambini, per questo si diplomò all'Istituto magistrale di Cagliari, sperava tanto di diventare insegnante. Il destino invece le assegnò un indirizzo di vita assai diverso rispetto alle sue aspirazioni più profonde. Fece il concorso in Polizia semplicemente per far compagnia a me, sua sorella. Per ironia della sorte io che ci tenevo tanto a fare la Poliziotta non raggiunsi una posizione utile in graduatoria, lei invece superò a pieni voti tutte le selezioni e ci tengo a dire senza nessuna raccomandazione.

Inizialmente non era assolutamente convinta di quanto andava a fare, viveva il dramma interiore della sua scelta, avvenuta per circostanze così impreviste. Fu mandata in servizio a Palermo, una città assai diversa rispetto agli ambienti in cui lei era cresciuta, sicché i primi tempi furono molto duri e sentiva molto la nostalgia della sua famiglia. Ma non si arrese e si dedicò con impegno e dedizione al suo servizio e nel giro di poco tempo si ambientò e si affezionò al suo lavoro e sperava di far carriera in Polizia. Fu impiegata in tante mansioni finché poi accettò di far parte delle scorte, compito assai pericoloso nella Palermo di quei tempi. Scortava diversi personaggi a rischio, finchè, poco prima della tragica fine, la introdussero nel gruppo a protezione del giudice Paolo Borsellino.
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27

Nov

2010

Salviamo Frediano: missione compiuta PDF Stampa E-mail
Editoriali - In evidenza
Scritto da Redazione 19luglio1992.com   

“Non sempre le scelte giuste sono quelle più facili”, anzi forse è quasi sempre così; e Frediano questo lo ha dimostrato fin dal 1992 quando ha deciso di fondare la sua associazione sos Racket e usura e combattere al fianco delle numerose vittime dell’estorsione. Una scelta giusta, di alto valore civico e morale e, come sempre accade in Italia, tali scelte sono anche conseguenza di un isolamento lento e inesorabile che può portare come in queste caso a ricorrere a rimedi estremi.

Ancora una volta c’è stata la risposta della società civile; stamattina, come avevamo preannunciato due giorni fa, ci siamo riuniti sotto casa di Frediano per esprimergli tutta la nostra solidarietà e a turno siamo entrati a casa sua per salutarlo. Ho voluto abbracciarlo e stringerlo forte forte, senza dirgli nulla. Mi ha emozionato farlo e ancor di più vederlo seduto sul divano accanto a Salvatore Borsellino,uniti più che mai in questa dura battaglia. Ricordo ancora la chiamata di Salvatore di due giorni fa “Desy, Frediano sta rischiando veramente, dobbiamo fare qualcosa, abbiamo solo due giorni ma lo dobbiamo fare”! Detto e fatto. 

Non eravamo in tanti ma perché non si è mai abbastanza in queste occasioni. Inoltre questa volta credo abbia inciso il poco tempo che abbiamo avuto a disposizione per organizzare il tutto. Qualcuno che aspettavamo è arrivato, per questo voglio credere che qualche risultato sia stato ottenuto. La mediazione di Giancarla Marchesi, assessore alle politiche sociali del Comune di Cesate (MI), ha permesso a Frediano di incontrare questa mattina Emanuele Fiano, rieletto deputato con il Partito Democratico alle lezioni del 13 e del 14 aprile 2008.

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20

Set

2010

Le sabbie mobili di Berlusconi PDF Stampa E-mail
Video - Passaparola di Marco Travaglio
Scritto da Marco Travaglio   

Fonte: www.beppegrillo.it

Testo:

Buongiorno a tutti, questo sarà un autunno caldo non soltanto per la politica, ma anche per le inchieste giudiziarie di mafia e politica che inevitabilmente si intrecciano con la vicenda del Governo, i giornali fanno finta di non capire, le televisioni nascondono, ma la ragione principale per la quale Berlusconi sta cercando disperatamente di comprare parlamentari per riempire il vuoto che potrebbe lasciare Fini non riguarda i destini del paese, riguarda i suoi destini giudiziari.
 

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20

Gen

2011

Calcara e Ingroia in un teatro vuoto, a Castelvetrano, nel giorno del compleanno di Borsellino PDF Stampa E-mail
Rubriche - Cronache Marziane
Scritto da a.marsala.it   

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Paolo Borsellino, l’associazione antiracket provinciale aveva organizzato una manifestazione con Calcara e il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, tra gli allievi più stretti di Borsellino, per incontrare gli studenti degli istituti superiori di Castelvetrano e invitarli ancora una volta alla scelta della legalità, un tema sempre difficile nella patria di Matteo Messina Denaro.
E invece, Calcara e Ingroia, una volta arrivati si sono trovati davanti una platea deserta, un teatro vuoto. Nessun dirigente scolastico ha raccolto l’invito dell’Associazione Antiracket. Nessun preside ha mandato anche una semplice delegazione a ricordare Borsellino, e ad incontrare un coraggioso magistrato e un collaboratore di giustizia, Calcara, che proprio per non assassinare il giudice Borsellino scelse di pentirsi e di dissociarsi da Cosa nostra.
Anche la città di Castelvetrano è rimasta pressoché impassibile. In teatro solo i pochi militanti di Libera, i giornalisti, alcuni curiosi, soprattutto persone interessate a rivedere Vincenzo Calcara, il pupillo dei Messina Denaro, dopo anni dal suo allontanamento da Castelvetrano.
In platea pure Tonino Vaccarino, l’ex Sindaco di Castelvetrano, con una condanna passata in giudicato per traffico di sostanze stupefacenti, e da Calcara pesantemente attaccato nelle sue deposizioni. I due hanno più di un conto in sospeso, e Vaccarino ancora prima dell’arrivo di Calcara distribuisce un volantino: “Non si combatte la mafia con un falso pentito”, e giù un elenco dei processi in cui Calcara è stato dichiarato inattendibile, definendolo un “calunniatore professionale”.

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