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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

11

Gen

2017

Pippo Giordano ricorda Filadelfio Aparo PDF Stampa E-mail
Video - Interviste
Scritto da Pippo Giordano   
di Pippo Giordano - 10 gennaio 2016


 
 

29

Gen

2017

Prorogate le misure speciali di protezione per Ignazio Cutrò PDF Stampa E-mail
Editoriali - Comunicati
Scritto da Salvatore Borsellino   

di Salvatore Borsellino - 27 gennaio 2017

Da Ignazio Cutrò, Testimone di Giustizia di Bivona per il quale, così come per tutto il suo nucleo familiare, erano state annullate le misure speciali di protezione, ricevo il seguente comunicato.
L'annullamento delle misure di protezione rappresentava per Ignazio Cutrò una sicura condanna a morte: lo Stato è irriconoscente e non solo nei suoi confronti, ma per tutti i testimoni di Giustizia che spesso, se non sempre, vedono la propria vita sconvolta dalle loro scelte, le perdita del lavoro e qualche volta subiscono anche l'allontanamento degli amici e della famiglia di origine. La mafia invece non dimentica e prima o poi si vendica, di chi, come Ignazio, ha inferto loro duri colpi permettendo di assicurare alla Giustizia questi criminali. Non posso quindi che essere felice di questa notizia ma non basta, bisognerebbe che ad Ignazio, così come a tanti altri, fosse permesso di fare l'imprenditore nella sua terra, così come avveniva prima della sua coraggiosa scelta di denunciare e fare processare i suoi estorsori


Salvatore Borsellino

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22

Apr

2017

Borsellino: ergastolo a due boss, condannati falsi pentiti PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Mercede Riveria   
Borsellino: ergastolo a due boss, condannati falsi pentiti di Mercede Riveria - 21 aprile 2017

Sono stati invece condannati a 10 anni i 'falsi pentiti' accusati di calunnia Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Per Vincenzo Scarantino i giudici nisseni hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato di calunnia. In parole povere Scarantino ha effettuato la calunnia perché determinato a commettere il reato dagli apparati di Polizia. Ai familiari delle parti civili costituite - congiunti di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta uccisi in via d'Amelio il 19 luglio 1992 - sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno. Per Salvo Madonia e Vittorio Tutino, è stato chiesto l'ergastolo. I falsi pentiti sarebbero autori del depistaggio che ha portato alla condanna di sette innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato dell'ultimo verdetto, verrà avviato il processo di revisione. La Corte però ha riconosciuto le attenuanti.
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06

Mar

2017

La resistenza di un eroe solitario: dove eravate tutti? PDF Stampa E-mail
Editoriali - Lettere Aperte
Scritto da Fabio Repici   

di Fabio Repici - 5 marzo 2017

Arriva poi il momento in cui una sentenza diventa definitiva, irrevocabile, e da provvedimento giudiziario ancora opinabile si fa storia. Una situazione simile questa settimana è capitata a me. No, non ero io l’imputato nel processo conclusosi con sentenza irrevocabile. Io in questo processo ho avuto il ruolo della vittima. Da mercoledì scorso la giustizia italiana – nell’occasione immedesimata nei giudici della quinta sezione penale della Cassazione – mi ha riconosciuto il ruolo di vittima all’interno della storia della mafia barcellonese. Per l’esattezza, vittima sono stato io ma non solo io. Insieme a me è stato riconosciuto definitivamente vittima il signor Carmelo Bisognano da Mazzarrà S. Andrea, che nella storia della famiglia mafiosa barcellonese è stato il primo collaboratore di giustizia. Se noi siamo stati riconosciuti come vittime, c’è un colpevole, altrettanto definitivamente tale, anch’egli consegnato (non è la prima volta) dalla giustizia alla storia. Il suo nome ricorre da oltre quarant’anni nelle carte giudiziarie di processi celebratisi a tutte le latitudini. Si tratta di Rosario Pio Cattafi, il quale mercoledì dalla Cassazione ha ricevuto il marchio di calunniatore del pentito Bisognano e di me medesimo. Cos’era avvenuto? Provo a spiegarlo in modo semplice e comprensibile a chiunque.
Il 25 novembre 2010 Carmelo Bisognano iniziò a collaborare con la giustizia. Fu un fatto epocale per la mafia barcellonese. In precedenza mai nessun appartenente alla potentissima famiglia barcellonese di Cosa Nostra era passato dalla parte dello Stato. Trattandosi di Barcellona Pozzo di Gotto, la Corleone del terzo millennio, al più i mafiosi avevano potuto sospettare di militare dalla stessa parte dello Stato, intendendosi per tali i numerosi rappresentanti infedeli delle istituzioni. Pentiti, invece, mai a Barcellona, unico territorio di Sicilia in cui nessun criminale si era dissociato dalla locale famiglia mafiosa, a testimoniarne l’inusitata potenza. Bisognano, in quel fatidico 25 novembre 2010, fu il primo. In altri tempi, era il 1993, c’era stato un collaboratore di giustizia, tale Maurizio Bonaceto, gestito in compartecipazione da autorità giudiziaria, un avvocato, carabinieri, Sisde e perfino mafia, per interposto fratello. Su Bonaceto il pubblico ministero Olindo Canali aveva costruito l’indagine e poi il processo per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano. In contemporanea con Bonaceto, a collaborare con la giustizia era stato uno spacciatore di rango minore.

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24

Apr

2017

Stragi '92/'93, stessa mano. Moventi diversi? PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Pippo Giordano   
di Pippo Giordano - 25 aprile 2017

Questo assunto l'ho scritto sulla base di un convincimento maturato nell'ambito della mia pregressa attività investigativa, avulsa da pregiudizi di sorta. Il mio intento è far rilevare due moventi che diedero luogo agli omicidi eccellenti e alle stragi del 1992, rispetto alle stragi nell'anno successivo. Ritengo che la genesi del movente degli attentati del '92 sia da ricercare nella volontà specifica di Riina e dell'intera Cosa nostra, come la risposta violenta per l'onore ferito a seguito delle decisione della Cassazione di confermare le condanne del maxiprocesso. E conclusa l'operazione “pulizia” coi suddetti omicidi e stragi, il movente odio/vendetta potrebbe aver subito un mutamento in corso d'opera, dando la stura alla trattativa Stato-mafia: trattative verosimilmente intensificatesi di seguito all'arresto di Riina e che videro l'apice violenta con gli attentati del '93. Recentemente, quando sui media è rimbalzata la notizia che Salvatore Riina era disposto a “parlare” al processo trattativa Stato-mafia, mi è caduto il mondo addosso. Mi son chiesto: ma allora non avevo capito nulla di Cosa nostra? Rimarco, che da ragazzo, quando per motivi di lavoro frequentavo parte del gotha mafioso degli anni 50/60, mai avrei immaginato una “cantata” con lo Stato. Nooo!!! - mi ripetevo - non è possibile che Totò u curtu, come suo cognato Luca Bagarella, possa “parlare” allo Stato. Poi, invero Riina ha desistito sulla volontà di rispondere ai PM e quindi la mia opinione sui “corleonesi” doc era ampiamente salvata.
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