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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

29

Giu

2017

''Il lungo filo rosso delle stragi''. L'Agenda ri-trovata - 29 Giugno, Jesi PDF Stampa E-mail
In evidenza - Incontri
Scritto da redazione AntimafiaDuemila   
20170629 lungo filo rosso stragi agenda ritrovata jesi 2di AntimafiaDuemila - 26 giugno 2017

Video all'interno! (diretta streaming a partire dalle 21)

Il 19 LUGLIO 1992 in Via D’Amelio a Palermo, subito dopo il terribile attentato che uccise Paolo Borsellino e la sua scorta, dall’auto del magistrato sparì la sua AGENDA ROSSA, in cui erano annotati nomi, eventi, testimonianze, forse anche relativi alla strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti di scorta. Non si è mai saputo chi l’ha sottratta e chi ancora la custodisca.
La CICLOSTAFFETTA NAZIONALE "L'AGENDA RI-TROVATA", si propone di far arrivare a Palermo, proprio nel giorno del 25.mo anniversario della strage di Via D'Amelio, una agenda rossa uguale a quella del magistrato, per consegnarla a suo fratello Salvatore Borsellino che da anni lotta per avere Verità e Giustizia su quella strage.

Ci vogliono fatica, impegno e determinazione per portare avanti certe idee e certe battaglie, e anche pedalare richiede tutte queste cose. Per questo motivo un’"agenda ri-trovata”, grazie a tre ciclisti, viaggerà di regione in regione, testimoniando che c’è un’Italia che non ha dimenticato, ma che anzi vuole ricordare e raccontare cosa è successo il 19 luglio 1992.
La ciclostaffetta partirà da Bollate (MI) il 25 giugno e viaggerà senza interruzione per quasi un mese attraversando tutto il Paese, periodo nel quale l’"agenda ri-trovata” passerà di mano in mano come un testimone, raccogliendo pensieri, firme, testimonianze e storie.
Il 29 GIUGNO prossimo, alle ore 9.30, arriverà a FANO (PU), alla Tensostruttura del Lido (lungomare Simonetti), dove i ciclisti saranno accolti dai saluti dell’Amministrazione Comunale e da un punto ristoro.

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28

Giu

2017

Falso all'Università Mediterranea: il magistrato Cisterna condannato a un anno di reclusione PDF Stampa E-mail
Documenti - Altri documenti
Scritto da Claudio Cordova   
di Claudio Cordova - 28 giugno 2017

Al termine di un procedimento lungo e complicato come un maxiprocesso, la giustizia si abbatte (seppur in forma lieve rispetto alle richieste dell'accusa) sul magistrato Alberto Cisterna. Un anno di reclusione con la sospensione della pena il verdetto emesso dal giudice monocratico di Reggio Calabria, Valeria Fedele per il reato di falso. Il pm Annamaria Frustaci, ormai diversi mesi fa, aveva richiesto due anni e sei mesi di reclusione.

La vicenda è quella delle lezioni, presso l'Università Mediterranea, del magistrato, all'epoca dei fatti numero due della Direzione Nazionale Antimafia. Stando alle indagini, svolte dai pm Beatrice Ronchi (adesso in servizio presso la Dda di Bologna) e Annamaria Frustaci, nell'anno accademico 2009-2010; Cisterna, secondo la Procura reggina, avrebbe attestato falsamente nel registro didattico dell'Università di avere svolto regolarmente lezioni anche in alcuni periodi del 2009 e 2010 mentre in realtà si trovava fuori da Reggio Calabria. Per lo stesso reato di falso in atto pubblico è stata condannata in primo grado l'ex assistente di Cisterna, Grazia Gatto, punita con un anno e quattro mesi di reclusione. Nell'anno accademico 2009-2010 il magistrato quindi avrebbe dovuto tenere lezioni universitarie, ma, in realtà si sarebbe trovato altrove.

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30

Nov

2010

Fabio Repici: 'La proposta di destituire Gioacchino Genchi dalla Polizia è scandalosa' PDF Stampa E-mail
Editoriali - In evidenza
Scritto da Fabio Repici   
Per rispetto delle regole del galateo professionale, forse sarebbe stato il caso di tacere in quest’occasione. Perché chiunque potrebbe dire, o anche soltanto malignamente sussurrare, che io mi pronuncio perché sono il difensore di Gioacchino Genchi. E, quindi, è scontato che ne prenda le difese anche nel dibattito pubblico. Confesso che proprio per questo avrei voluto tacere.
   
Poi ho pensato che la proposta di destituzione di Gioacchino Genchi dalla Polizia di Stato è un’evenienza così scandalosa che tacere sarebbe il peggior tradimento del mio ruolo di cittadino fedele ai principi della nostra Costituzione.
   
Da quando ho conosciuto Genchi, in verità, ho temuto che prima o poi qualcuno gli avrebbe fatto pagare tutto quello che di buono egli ha fatto in giro per i palazzi di giustizia di tutt’Italia nell’interesse dell’accertamento della verità. Anche – se non soprattutto – nei casi in cui la verità era indicibile. La vera colpa di Genchi è, dopo aver afferrato spezzoni di verità come solo lui è stato capace di fare – perché le sue capacità gliele riconoscono prima di tutto i suoi detrattori –, di aver osato pronunciarle, certe verità indicibili. Vedete, se Genchi avesse concorso ad uccidere Aldrovandi oppure avesse calunniato e bestialmente pestato i ragazzi che manifestavano contro il G8 di Genova oppure avesse depistato le indagini sulla strage di Via D’Amelio per impedire di individuarne i mandanti estranei a Cosa Nostra, se Genchi avesse fatto qualcosa del genere domani non comparirebbe davanti al consiglio di disciplina per sentire pronunciare la sua destituzione dalla Polizia. No, in quel caso per Genchi ci sarebbero state solo promozioni. Come è accaduto per uno dei depistatori di via D’Amelio, il dr. Ricciardi, che naturalmente è diventato questore. O come è accaduto per il dr. Gratteri (Francesco, ndr.) e gli altri torturatori di Genova. Né, naturalmente, Genchi ha subito condanne rovinose per reati infamanti: in quel caso lo avrebbero fatto, ad honorem, comandante del R.o.s. dei Carabinieri.
   
Invece no: Genchi non solo non ha ricevuto promozioni ma, poiché su Via D’Amelio è stato proprio l’operato di Genchi a spalancare gli scenari che andavano tenuti seppelliti nell’oscurità, ora lo Stato gli presenta il conto. L’anticipo gli era stato preannunciato niente meno che dal più grosso puttaniere d’Italia, Silvio Berlusconi, il quale, trovandosi un giorno libero da impegni con Patrizia D’Addario o con Ruby Rubacuori, disse che Genchi era “il più grande scandalo della storia della Repubblica”. Lo disse proprio lui, Berlusconi. E così per sovrapprezzo Genchi si trovò indagato da un magistrato al di sotto di ogni sospetto come Achille Toro e dal corpo investigativo più deviato della seconda Repubblica, per l’appunto il R.o.s. di Mori, Ganzer, Obinu, De Caprio, ecc..
   
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24

Giu

2010

Dell'Utri e la condanna a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa PDF Stampa E-mail
Editoriali - Sentenze
Scritto da Martina Di Gianfelice   
Manca poco all'attesissima sentenza d'appello del processo in corso a Palermo a Marcello Dell'Utri (condannato l'undici dicembre 2004 in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa).
Sembra che il giorno del giudizio si prospetti tra venerdì 25 e sabato 26 giugno (vi terremo aggiornati).
Nel frattempo, giusto per schiarirci un po' le idee, ho pensato di raccontare la storia processuale del fondatore di Forza Italia nei dettagli, pubblicandola in due parti. Per non dimenticare quel fatidico giorno, qualunque sia la decisione della corte, ciò che sul Senatore del Pdl è stato ritenuto accertato dalla sentenza di primo grado.
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16

Mar

2012

Servizio Pubblico 15 marzo 2012 - 17a puntata 'La Verità' PDF Stampa E-mail
Video - Interventi in trasmissioni televisive
Scritto da Servizio Pubblico   

 
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