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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

13

Ago

2017

Lutto per il filosofo Paolo Flores d'Arcais, morta la moglie Anna PDF Stampa E-mail
Documenti - Altri documenti
Scritto da Redazione Il Messaggero   
di Redazione Il Messaggero - 12 agosto 2017

Venerdì 11 agosto 2017 dopo 18 mesi di malattia è morta Anna Lidia Mosciatti, moglie di Paolo Flores d'Arcais. Anna secondo le sue volontà sarà cremata e non ci saranno funerali o cerimonie di ricordo.
Paolo ringrazia tutti gli amici che sono stati vicini ad Anna in questi mesi e ringrazia in modo particolarissimo il dottor Alessandro Mola il professor Massimo Rossi il professor Francesco Pugliese il dottor Gianluca Menniti la dottoressa Katia Bruno la dottoressa Sabina Martelli il dottor Hassan le infermiere della terapia intensiva e del reparto, Piera, Raffaella, Barbara, Evelina, Ada, Giuseppe, Maria, Debora, Pina e le infermiere e i medici di cui colpevolmente non ha memorizzato i nomi. Perché tutti hanno manifestato nel loro lavoro e vocazione una professionalità fuori del comune unita a una ancor più rara sensibilità umana.

da: Il Messaggero

All'amico Paolo va l'abbraccio della redazione del sito 19luglio1992.com, di Salvatore Borsellino e di tutto il movimento delle Agende Rosse
 

13

Ago

2017

Caro Paolo PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Daniela Lugli   

di Daniela Lugli - 19 luglio 2017

Caro Dott. Borsellino, caro Paolo,

oggi, a 25 anni esatti dalla Strage di Via D'Amelio, vorrei poterLe dire che le cose sono cambiate. Vorrei dirLe che è stata fatta luce sui fatti, che i colpevoli delle Stragi hanno pagato, che la sua preziosa Agenda Rossa è al sicuro. Vorrei poterLe dire che il processo “Trattativa Stato-mafia” non ha più ragione di esistere, che la mafia stessa ha cessato di esistere. Purtroppo caro Giudice non è così. Adesso la mafia è arrivata anche al nord, sa? A Reggio Emilia va avanti da mesi il maxi processo “Aemilia”contro la 'Ndrangheta. Quante volte, seduta tra il pubblico, ho immaginato di vedere entrare in aula Lei ed il suo amico e collega Giovanni Falcone, avvolti in quella toga che nessuno più di voi ha meritato di indossare. Che grande emozione sarebbe potervi stringere la mano e potervi dire grazie, nient'altro.

Sai Paolo, mi permetto di darti del tu anche se so che nella realtà non ne avrei mai avuto il coraggio, poco tempo fa ho avuto l'immenso piacere di conoscere tuo fratello Salvatore. Il 27 giugno è arrivato a Reggio Emilia insieme alla ciclo staffetta de “L'Agenda Ritrovata”. Abbiamo allestito per loro un punto di ristoro e ad accoglierli c'erano i bambini dei campi gioco. Se devo dirti la verità, ero un po' timorosa. Pensavo: “E ora come glielo spieghiamo ai bambini che hanno vinto i cattivi?” Non hanno vinto loro Dottore, hai vinto tu. Ha vinto la legalità. Abbiamo vinto noi. Ne ho avuto conferma quel giorno, quando dalla piazza si è alzato il coro “Fuori la mafia dallo Stato”. Quando ho visto i bambini attaccare dei piccoli cuoricini rossi sulle biciclette. Quando ho letto i foglietti che avevano preparato da consegnare ai ciclisti perché li facessero arrivare fino a Palermo. Ne ho avuto conferma quando un bambino, vedendo la tua foto, ha gridato “ciao Paolo”. In quel momento, più che mai, è stato come se tu e tutti quelli che come te sono morti per ciò in cui credevano, foste ancora in mezzo a noi. “Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe” non è uno slogan. È una scelta di vita. E noi abbiamo scelto la legalità.

Prima di salutarci, me la faresti una cortesia? Di ad Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter Eddie, Claudio (Scorta Borsellino) Vito, Rocco ed Antonio (Scorta Falcone) che non ci siamo scordati di loro.

E adesso, insieme a Giovanni e sua moglie Francesca, godetevi questo meritato riposo. Quaggiù ci pensiamo noi. Ci proviamo. Te lo prometto.

 

Daniela Lugli per movimento Agende Rosse Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia.

 

 

30

Nov

2010

Fabio Repici: 'La proposta di destituire Gioacchino Genchi dalla Polizia è scandalosa' PDF Stampa E-mail
Editoriali - In evidenza
Scritto da Fabio Repici   
Per rispetto delle regole del galateo professionale, forse sarebbe stato il caso di tacere in quest’occasione. Perché chiunque potrebbe dire, o anche soltanto malignamente sussurrare, che io mi pronuncio perché sono il difensore di Gioacchino Genchi. E, quindi, è scontato che ne prenda le difese anche nel dibattito pubblico. Confesso che proprio per questo avrei voluto tacere.
   
Poi ho pensato che la proposta di destituzione di Gioacchino Genchi dalla Polizia di Stato è un’evenienza così scandalosa che tacere sarebbe il peggior tradimento del mio ruolo di cittadino fedele ai principi della nostra Costituzione.
   
Da quando ho conosciuto Genchi, in verità, ho temuto che prima o poi qualcuno gli avrebbe fatto pagare tutto quello che di buono egli ha fatto in giro per i palazzi di giustizia di tutt’Italia nell’interesse dell’accertamento della verità. Anche – se non soprattutto – nei casi in cui la verità era indicibile. La vera colpa di Genchi è, dopo aver afferrato spezzoni di verità come solo lui è stato capace di fare – perché le sue capacità gliele riconoscono prima di tutto i suoi detrattori –, di aver osato pronunciarle, certe verità indicibili. Vedete, se Genchi avesse concorso ad uccidere Aldrovandi oppure avesse calunniato e bestialmente pestato i ragazzi che manifestavano contro il G8 di Genova oppure avesse depistato le indagini sulla strage di Via D’Amelio per impedire di individuarne i mandanti estranei a Cosa Nostra, se Genchi avesse fatto qualcosa del genere domani non comparirebbe davanti al consiglio di disciplina per sentire pronunciare la sua destituzione dalla Polizia. No, in quel caso per Genchi ci sarebbero state solo promozioni. Come è accaduto per uno dei depistatori di via D’Amelio, il dr. Ricciardi, che naturalmente è diventato questore. O come è accaduto per il dr. Gratteri (Francesco, ndr.) e gli altri torturatori di Genova. Né, naturalmente, Genchi ha subito condanne rovinose per reati infamanti: in quel caso lo avrebbero fatto, ad honorem, comandante del R.o.s. dei Carabinieri.
   
Invece no: Genchi non solo non ha ricevuto promozioni ma, poiché su Via D’Amelio è stato proprio l’operato di Genchi a spalancare gli scenari che andavano tenuti seppelliti nell’oscurità, ora lo Stato gli presenta il conto. L’anticipo gli era stato preannunciato niente meno che dal più grosso puttaniere d’Italia, Silvio Berlusconi, il quale, trovandosi un giorno libero da impegni con Patrizia D’Addario o con Ruby Rubacuori, disse che Genchi era “il più grande scandalo della storia della Repubblica”. Lo disse proprio lui, Berlusconi. E così per sovrapprezzo Genchi si trovò indagato da un magistrato al di sotto di ogni sospetto come Achille Toro e dal corpo investigativo più deviato della seconda Repubblica, per l’appunto il R.o.s. di Mori, Ganzer, Obinu, De Caprio, ecc..
   
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24

Giu

2010

Dell'Utri e la condanna a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa PDF Stampa E-mail
Editoriali - Sentenze
Scritto da Martina Di Gianfelice   
Manca poco all'attesissima sentenza d'appello del processo in corso a Palermo a Marcello Dell'Utri (condannato l'undici dicembre 2004 in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa).
Sembra che il giorno del giudizio si prospetti tra venerdì 25 e sabato 26 giugno (vi terremo aggiornati).
Nel frattempo, giusto per schiarirci un po' le idee, ho pensato di raccontare la storia processuale del fondatore di Forza Italia nei dettagli, pubblicandola in due parti. Per non dimenticare quel fatidico giorno, qualunque sia la decisione della corte, ciò che sul Senatore del Pdl è stato ritenuto accertato dalla sentenza di primo grado.
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16

Mar

2012

Servizio Pubblico 15 marzo 2012 - 17a puntata 'La Verità' PDF Stampa E-mail
Video - Interventi in trasmissioni televisive
Scritto da Servizio Pubblico   

 
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