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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

14

Ott

2017

Salvatore Borsellino: 'Contrada reintegrato in Polizia, un oltraggio alla memoria' PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Salvatore Borsellino   
di Salvatore Borsellino - 14 ottobre 2017

Io credo che non ci sia né sentenza della CEDU né sentenza della Cassazione che possa giustificare quello che, per me, è qualcosa che mi ispira soltanto nausea e ripugnanza: Bruno Contrada autorizzato a tornare ad indossare la stessa divisa degli uomini e delle donne della Polizia di Stato massacrati in Via D’Amelio.
Ammesso e non concesso che il reato di associazione mafiosa non fosse chiaro e prevedibile all’epoca della condanna, lo stesso Contrada non poteva, come funzionario della Polizia, non sapere che i rapporti, accertati, da lui intrattenuti con l’associazione mafiosa non costituissero un reato, anche se poteva non conoscerne l’entità della pena.
La sua reintegrazione nella Polizia di Stato rappresenta, per me, un oltraggio alla memoria di chi per lo Stato ha sacrificato la vita.
Secondo me Gabrielli, da Capo della Polizia di Stato, avrebbe dovuto rifiutarsi di reintegrare Contrada in Polizia, anche a costo di dimettersi o di fare prendere a qualcuno al di sopra di lui la responsabilità di destituirlo.
Questa è la sconfessione delle parole di Paolo Borsellino, quando diceva che se un politico è sospettato di essere un mafioso, anche se i giudici non sono riusciti a provarlo, dovrebbero essere i partiti a fare pulizia al loro interno e ad estrometterlo.
E se dovrebbero farlo i partiti, non deve farlo la Polizia di Stato per chi c’è stata una sentenza di condanna anche se la decisione di una Corte Europea ne ha dichiarato ineseguibili gli effetti?

Salvatore Borsellino
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16

Ott

2017

A Milano l’ombra della mafia sul 16 per cento delle aziende PDF Stampa E-mail
Documenti - Altri documenti
Scritto da Gianni Barbacetto   
di Gianni Barbacetto - 13 ottobre 2017

Le cronache ci hanno messo sotto il naso, negli ultimi anni, decine di casi in cui la sana e integerrima imprenditoria lombarda risulta compromessa con uomini vicini alla cosche, per lo più della ’ndrangheta. Molti casi li abbiamo analizzati e raccontati anche su queste pagine. Dunque pensavamo di essere preparati a tutto e di essere destinati a non farci più stupire da niente. Invece ora una ricerca sui rapporti tra imprese e criminalità ci ha fatto balzare sulla sedia. Si intitola “Vale la pena di avere i Soprano a bordo?”, sottotitolo “Inquinamento della governance societaria e crimine organizzato: il caso Italia”, ed è stata svolta dal Centro Baffi Carefin dell’università Bocconi di Milano, attingendo ai dati raccolti dall’Aisi (il servizio segreto per la sicurezza interna diretto da Mario Parente).

Ebbene: i risultati sono sconvolgenti anche per chi da anni ripete che al Nord “l’inquinamento” mafioso è ormai diventato saldo “insediamento” criminale. Il dato più clamoroso: il 9 per cento delle imprese lombarde ha avuto al proprio interno amministratori che sono stati segnalati per reati tipici della criminalità organizzata; il 7 per cento ha avuto soggetti non amministratori (sindaci, soci, manager) segnalati per quei reati; un ulteriore 22 per cento ha avuto amministratori, sindaci, manager o soci segnalati per altri reati.
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24

Giu

2010

Dell'Utri e la condanna a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa PDF Stampa E-mail
Editoriali - Sentenze
Scritto da Martina Di Gianfelice   
Manca poco all'attesissima sentenza d'appello del processo in corso a Palermo a Marcello Dell'Utri (condannato l'undici dicembre 2004 in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa).
Sembra che il giorno del giudizio si prospetti tra venerdì 25 e sabato 26 giugno (vi terremo aggiornati).
Nel frattempo, giusto per schiarirci un po' le idee, ho pensato di raccontare la storia processuale del fondatore di Forza Italia nei dettagli, pubblicandola in due parti. Per non dimenticare quel fatidico giorno, qualunque sia la decisione della corte, ciò che sul Senatore del Pdl è stato ritenuto accertato dalla sentenza di primo grado.
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17

Ott

2017

1° festival della Legalità - Casoli (CH), 23-26 ottobre 2017 PDF Stampa E-mail
In evidenza - Incontri
Scritto da ISS Istituto Scuola Superiore "Algeri Marino" di Casoli (Chieti)   
di ISS Istituto Scuola Superiore "Algeri Marino" di Casoli (Chieti) - 17 ottobre 2017




 
 

30

Nov

2010

Fabio Repici: 'La proposta di destituire Gioacchino Genchi dalla Polizia è scandalosa' PDF Stampa E-mail
Editoriali - In evidenza
Scritto da Fabio Repici   
Per rispetto delle regole del galateo professionale, forse sarebbe stato il caso di tacere in quest’occasione. Perché chiunque potrebbe dire, o anche soltanto malignamente sussurrare, che io mi pronuncio perché sono il difensore di Gioacchino Genchi. E, quindi, è scontato che ne prenda le difese anche nel dibattito pubblico. Confesso che proprio per questo avrei voluto tacere.
   
Poi ho pensato che la proposta di destituzione di Gioacchino Genchi dalla Polizia di Stato è un’evenienza così scandalosa che tacere sarebbe il peggior tradimento del mio ruolo di cittadino fedele ai principi della nostra Costituzione.
   
Da quando ho conosciuto Genchi, in verità, ho temuto che prima o poi qualcuno gli avrebbe fatto pagare tutto quello che di buono egli ha fatto in giro per i palazzi di giustizia di tutt’Italia nell’interesse dell’accertamento della verità. Anche – se non soprattutto – nei casi in cui la verità era indicibile. La vera colpa di Genchi è, dopo aver afferrato spezzoni di verità come solo lui è stato capace di fare – perché le sue capacità gliele riconoscono prima di tutto i suoi detrattori –, di aver osato pronunciarle, certe verità indicibili. Vedete, se Genchi avesse concorso ad uccidere Aldrovandi oppure avesse calunniato e bestialmente pestato i ragazzi che manifestavano contro il G8 di Genova oppure avesse depistato le indagini sulla strage di Via D’Amelio per impedire di individuarne i mandanti estranei a Cosa Nostra, se Genchi avesse fatto qualcosa del genere domani non comparirebbe davanti al consiglio di disciplina per sentire pronunciare la sua destituzione dalla Polizia. No, in quel caso per Genchi ci sarebbero state solo promozioni. Come è accaduto per uno dei depistatori di via D’Amelio, il dr. Ricciardi, che naturalmente è diventato questore. O come è accaduto per il dr. Gratteri (Francesco, ndr.) e gli altri torturatori di Genova. Né, naturalmente, Genchi ha subito condanne rovinose per reati infamanti: in quel caso lo avrebbero fatto, ad honorem, comandante del R.o.s. dei Carabinieri.
   
Invece no: Genchi non solo non ha ricevuto promozioni ma, poiché su Via D’Amelio è stato proprio l’operato di Genchi a spalancare gli scenari che andavano tenuti seppelliti nell’oscurità, ora lo Stato gli presenta il conto. L’anticipo gli era stato preannunciato niente meno che dal più grosso puttaniere d’Italia, Silvio Berlusconi, il quale, trovandosi un giorno libero da impegni con Patrizia D’Addario o con Ruby Rubacuori, disse che Genchi era “il più grande scandalo della storia della Repubblica”. Lo disse proprio lui, Berlusconi. E così per sovrapprezzo Genchi si trovò indagato da un magistrato al di sotto di ogni sospetto come Achille Toro e dal corpo investigativo più deviato della seconda Repubblica, per l’appunto il R.o.s. di Mori, Ganzer, Obinu, De Caprio, ecc..
   
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