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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

02

Giu

2017

Processo Caccia bis: iniziata l'arringa dell'avvocato Fabio Repici PDF Stampa E-mail
Video - Reportages
Scritto da Ufficio stampa di Acmos e Libera Piemonte   
di Ufficio stampa di Acmos e Libera Piemonte - 31 maggio 2017

Chiusa la requisitoria del Pm Marcello Tatangelo, nel processo a carico di Rocco Schirripa, accusato di aver preso parte all'assassinio di Bruno Caccia, è arrivato il momento delle parti civili.
Nell'udienza del 25 maggio, l'avvocato Fabio Repici, difensore della famiglia Caccia, ha iniziato la sua arringa.
Ecco il racconto dell'esposizione del legale di fronte alla Prima Corte d'Assise di Milano.
 
Ufficio stampa di Acmos e Libera Piemonte
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13

Giu

2017

Presentazione de 'L'agenda ritrovata' a Milano - 15 giugno 2017 PDF Stampa E-mail
Rubriche - Libri
Scritto da Feltrinelli Editore   

di Feltrinelli Editore - 13 giugno 2017

Presentazione de "L'agenda ritrovata" a Milano, giovedì 15 giugno a Milano alle ore 18.30, presso la Feltrinelli Libri e Musica, piazza Duomo. Con Marco Balzano, Salvatore Borsellino, Gioacchino Criaco, Helena Janeczek

Un filo resistente lega gli uni agli altri i racconti di questa antologia: un’agenda rossa. Si affaccia dalla pagina declinata in diversi modi, una volta ha i fogli strappati, un’altra è gonfia di biglietti di teatro, ma sempre intende ricordare quella appartenuta a Paolo Borsellino – che conteneva appunti, nomi e forse rivelazioni sulla strage di Capaci, scomparsa immediatamente dopo l’attentato mafioso del 19 luglio 1992 e mai più riapparsa.
Sette autori, ciascuno con la propria storia, la propria sensibilità e la propria voce, riattualizzano con altrettanti racconti inediti, scritti appositamente per L’agenda ritrovata, il nucleo dell’impegno di Paolo Borsellino e gli interrogativi ancora aperti a venticinque anni dalla strage di via D’Amelio – la verità negata, il bisogno di giustizia, la sottrazione indebita, il mancato ritrovamento, la resistenza della politica… Ci riescono senza il bisogno della cronaca dei fatti: ci riescono inventando storie.

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26

Giu

2017

Non c'è posto per Falcone e Borsellino a Brescello? PDF Stampa E-mail
Editoriali - Lettere Aperte
Scritto da Movimento Agende Rosse – Gruppo Mauro Rostagno – Modena & Brescello   
di Movimento Agende Rosse – Gruppo Mauro Rostagno – Modena & Brescello - 26 giugno 2017

Venerdì 24 giugno, si apre il Festival del Cinema in piazza Matteotti, sotto le stelle di una serata miracolosamente ventilata, che spezza le lunghe giornate insopportabilmente afose. Quest’anno si è scelto di partire con la serata dedicata alla legalità, film prescelto “L’Ora legale” di Ficarra e Picone da alcuni in piazza definito un filmetto ma che in realtà rispecchia amaramente e in modo davvero azzeccato il paese chiamato Italia. Sembrerebbe tutto normale, solo che siamo a Brescello, primo comune sciolto per mafia in Emilia Romagna. Presenti alla prima serata, due dei tre commissari insediatisi il 20 aprile 2016. Ci stupisce non poco non aver sentito parlare di Legalità nel senso tangibile del termine soprattutto qui in questa piazza dove Catia Silva, cittadina brescellese e attivista del Movimento Agende Rosse, è stata minacciata: da poco la sentenza di primo grado per cinque residenti per minacce di stampo mafioso, uno dei quali Diletto Alfonso, ritenuto promotore della cosca Grande Aracri, condannato al rito abbreviato nel processo Aemilia a 14 anni anni e due mesi. Poi succede quello che non ti aspetti. Mentre si attendeva che calasse la sera per poter assistere alla proiezione, decidiamo di avvicinarci ai commissari con arrotolato sotto il braccio lo striscione con i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Chiediamo la possibilità di appoggiare lo striscione sul pavimento della piazza, dove non avrebbe disturbato nessuno, senza chiedere null’altro, nessun intervento, nessuna parola, ma “solo” un gesto simbolico importante non solo per la ricorrenza del XXV anno dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, ma importante per un paese troppo spesso nominato nelle carte di Aemilia. Serata dedicata alla legalità, dicevamo, ma non troppo, per non disturbare. Perchè non c’è posto per lo striscione con i volti di Falcone e Borsellino, o meglio, per ben precisare, i due commissari si appellano alla burocrazia, affermando che avremmo dovuto chiedere il permesso diversi giorni prima alla Pro Loco.
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24

Giu

2017

Stefano Rodotà, sempre dalla parte giusta PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Marco Travaglio   

di Marco Travaglio - 24 giugno 2017

“Marco, come sta tua figlia? Dammi notizie!”. Stava già malissimo, il 5 giugno. Eppure, appena lesse che la mia Elisa era rimasta schiacciata nella ressa di piazza San Carlo, mi telefonò per avere notizie, con la solita voce squillante e calma, cantilenante e ottimista. Come se stesse benissimo. Stefano Rodotà era anche questo: un vero signore e un amico caro. Mio e del Fatto. Uno di famiglia, da tempestare ogni giorno per interviste, pareri, consigli. E lui ogni volta faceva i salti mortali, tra una conferenza e una galleria (era spesso in treno), per non farci mai mancare la sua voce. Fino all’ultimo, il 23 maggio, quando ci spiegò perché era giusto e doveroso mettere in pagina l’intercettazione dei due Renzi su Consip perché “di assoluto rilievo pubblico”. Trovava sempre le parole, i toni, gli argomenti giusti. Quando immaginiamo a chi vorremmo somigliare, il primo che ci viene in mente è lui: un hombre vertical intransigente ma pacato, combattivo ma sereno, politico ma etico tanto da non sembrare nemmeno italiano. E quando sentiamo proprio il bisogno di invidiare qualcuno, pensiamo ancora a lui.
Un uomo sempre dalla parte giusta: quella della Costituzione (contro Craxi e gli altri corrotti di Tangentopoli, contro B. loro degno epigono, contro la Bicamerale di D’Alema&B., contro le presunte riforme scassa-Costituzione di B. e poi di Renzi) e dunque della laicità, della legalità e dei diritti. E dunque, nel Paese più bigotto, corrotto e autoritario d’Europa, sempre fuori da tutto. Non credete ai politici e ai tromboni del cordoglio automatico e del lutto posticcio: a quelli Rodotà non piaceva, e ricambiava. Il vuoto della sua scomparsa lo avvertiranno molti cittadini, ma i politici e gl’intellettuali da riporto sentiranno solo un grande sollievo: una spina nel fianco in meno.

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26

Giu

2017

Paola Caccia: 'La nostra famiglia pretende verità' PDF Stampa E-mail
Video - Interviste
Scritto da Associazione Memoria e Futuro   

di Associazione Memoria e Futuro - 26 giugno 2017

PAOLA CACCIA: "LA NOSTRA FAMIGLIA PRETENDE VERITA'. VOGLIAMO I VERI COLPEVOLI PERCHE' LO STATO NON PUO' BASARSI SU MISTERI E MENZOGNE".

Non ci sarebbe solo la 'ndrangheta dietro l'omicidio dell'ex procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, freddato mentre passeggiava il cane, da 17 colpi di pistola, la sera del 26 giugno 1983. Per l'omicidio, nel 1992, viene condannato, come mandante, il boss calabrese Domenico Belfiore. La procura di Milano, dopo 32 anni, individua il probabile esecutore materiale, Rocco Schirripa, panettiere calabrese nato a Gioiosa Ionica. Accusato - il dibattimento è in corso - di essere uno dei due killer che spararono quella sera.

Ma la 'ndrangheta avrebbe giocato solo un ruolo in un gioco più grande. Con le 'ndrine, in quegli anni di sangue, si muoveva la mafia catanese che a Milano, Torino e Saint-Vincent rispondeva a Nitto Santapaola, boss di Cosa nostra. Il legame tra ’ndrangheta e mafia siciliana era finalizzato al riciclaggio, attraverso l’ufficio cambi del casinò della Valle d’Aosta, dei miliardi di lire incassati con i riscatti dei sequestri di persona e con il traffico di droga verso la Francia. Un piano che, se scoperto, avrebbe portato alla chiusura della casa da gioco.

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