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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

31

Lug

2012

A Paolo Borsellino PDF Stampa E-mail
Editoriali - Lettere da Via D'amelio
Scritto da Patrizia Vindigni   

 

In via D’Amelio, quel giorno, hanno tentato di uccidere la speranza

Il volto segnato dalla stanchezza, dai pensieri che sembravano solcare la fronte, mentre il fumo dell’ennesima sigaretta, stretta tra le dita, impediva per un attimo la vista, sfiorando gli occhi. Sono stati giorni di dolore, di concentrazione, alla ricerca di una disperata verità, con la consapevolezza che un amico importante come Giovanni (Falcone), era stato, alla fine, ucciso, com’era stato, da lui stesso, previsto.

Paolo Borsellino voleva essere ascoltato dalla procura di Caltanissetta subito dopo la morte di Giovanni Falcone. L’amicizia e l’importante rapporto di collaborazione sul lavoro, lo scambio costante di opinioni e idee, gli permettevano di avere un quadro più approfondito e chiaro delle situazioni che avevano portato all’attentato del 23 maggio 1992. Voleva parlarne ai magistrati che si trovavano ad indagare sulla morte dell’amico. E’ probabile che nell’Agenda rossa, sparita dalla sua borsa il 19 luglio 1992, egli annotasse quanto sapeva, per riferirne. E’ molto probabile che in quell’agenda fosse riportato anche il nome di chi lo ha tradito. Un tradimento difficile da superare, in un ambiente ostile, dove i due magistrati sapevano di poter contare su pochi. Un tradimento scoperto pochi giorni prima della strage.

Sappiamo tutti bene che l’agenda rossa è poi sparita nel nulla, subito dopo l’attentato di via D’Amelio. Sappiamo tutti che, ancora oggi, se ne vuole negare l’esistenza, nonostante la moglie e la figlia di Paolo Borsellino hanno sempre confermato che il giudice la portava sempre con sé, compreso il giorno della strage.

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17

Nov

2012

Esplosivi per le stragi - Rainews24, 17 novembre 2012 PDF Stampa E-mail
Video - Interventi in trasmissioni televisive
Scritto da Maurizio Torrealta   
17 novembre 2012. Maurizio Torrealta conduce in studio su RAINEWS24 un'inchiesta sul tema degli esplosivi utilizzati per le stragi mafiose del 1992 e 1993. In studio Luca Tescaroli, sostituto procuratore a Roma, Sandro Provvisionato, collaboratore del progreamma 'Terra', Renzo Cabrino, tecnico esperto di materiali esplosivi, e Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associzione tra i familiari della strage di via dei Georgofili.


 
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18

Apr

2014

Trattativa Stato-mafia: il processo di Palermo non si tocca! PDF Stampa E-mail
Editoriali - Sentenze
Scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo   
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 18 aprile 2014

La Cassazione rigetta l’istanza di rimessione avanzata dai legali di Mori, De Donno e Subranni

Roma. E’ bastata poco più di un’ora e mezza al presidente della VI sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, Antonio Stefano Agrò, per mettere fine all’ultimo tentativo (intrapreso dai legali degli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni) di bloccare il processo sulla trattativa Stato-mafia facendolo spostare da Palermo ad altra sede per “motivi di sicurezza”. La logica e il buon senso hanno prevalso sul “gioco sporco”. Il ricorso è stato rigettato in quanto ritenuto “inammissibile”. Il processo resta quindi a Palermo.

Nessun “turbamento locale”
In mattinata è stato lo stesso procuratore generale, Edoardo Scardaccione, a mettere il primo punto fermo con la sua richiesta di dichiarare “l’inammissibilità” dell’istanza di rimessione avanzata dagli avvocati dei 3 imputati. Dal canto suo il giudice relatore ha evidenziato che la Procura Generale e la Corte di Appello di Palermo hanno rappresentato che non c’è alcun “turbamento locale” e che il processo si sta svolgendo tranquillamente a fronte delle precauzioni prese per tutelare i magistrati e tutte le parti processuali coinvolte. Il procuratore generale della Cassazione ha precisato che l’istanza di rimessione avanzata si pone in contrasto con i dettati costituzionali che legittimano l’art. 45 (relativo ai “casi di rimessione”). Nello specifico il dott. Scardaccione ha ugualmente sottolineato che non c’è alcuna traccia di “grave turbamento locale”. A fronte della divulgazione di notizie che hanno avuto una rilevanza nazionale quel “turbamento” sarebbe stato, se mai, a livello “nazionale”. Lo stesso procuratore generale ha rimarcato quindi che spostando il processo da Palermo quel “turbamento” non sarebbe venuto meno nell’animo dei giudici e delle altre parti processuali, sottolineando infine che un simile pericolo non si è comunque mai concretizzato.

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20

Dic

2013

Caro Eugenio Scalfari… PDF Stampa E-mail
Video - Passaparola di Marco Travaglio
Scritto da Redazione Servizio Pubblico   

di Redazione Servizio Pubblico - 19 Dicembre 2013

L’editoriale di Marco Travaglio è una lettera aperta ad Eugenio Scalfari: “Domenica lei se l'è presa con la prestigiosa editorialista di Repubblica, Barbara Spinelli. Non per confutare le sue tesi su Grillo e Napolitano, ma per negarle il diritto di scrivere che ogni tanto Grillo ha ragione, e Napolitano ha torto. Ma non vorrei che si pensasse alla solita bega fra giornalisti. No, questa è una questione molto più importante di noi. Riguarda il pericoloso culto della personalità che circonda Napolitano e trasforma l'Italia in monarchia, anzi in sultanato”
(SEGUE VIDEO)
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06

Lug

2014

Vincenzo Agostino: 'Nel 1989 Scarantino lo volevano impupare a me' PDF Stampa E-mail
Video - Presentazione Libri
Scritto da Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti   
di Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti - 6 luglio 2014

“Invito la stampa a fare il proprio dovere, questo Paese ne ha bisogno”. E’ uno sfogo amaro quello di Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino e genero del magistrato assassinato in via D’Amelio, intervenuto alla presentazione e del libro Dalla Parte Sbagliata (Castelvecchi Editore), di Rosalba Di Gregorio e Dina Lauricella. “Per quanto riguarda i magistrati, invece – ha proseguito Trizzino – il problema è la gestione delle dichiarazioni dei pentiti. Perché se parla Scarantino, parla Candura, un magistrato serio deve andare a riscontrare queste cose”. A margine della presentazione è intervenuto anche Vincenzo Agostino, padre del poliziotto Antonino, assassinato il 5 agosto 1989. “Un giorno quasi a metà agosto mi presentano delle fotografie di Scarantino. Io ero andato per riconoscere Faccia da Mostro, e mi dicevano: ma può essere che è questo? Già nel 1989 in pratica Scarantino me lo volevano impupare a me”. Un dato inquietante, che dimostra come Vincenzo Scarantino, il falso pentito che depistò le indagini sulla strage di via d’Amelio, fosse già nel database delle forze dell’ordine negli anni precedenti. Un “pupo” perfetto da utilizzare per ogni inchiesta da depistare.

Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti (ilfattoquotidiano.it)
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