.......la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
28 agosto 2010. 30 anni fa la mafia uccideva Carmelo Jannì. E’ difficile che oggi ne sentiate parlare nei tg. E’ difficile che oggi avvenga qualche commemorazione con le più alte cariche dello Stato. E' difficile che troviate un aeroporto, ma nemmeno una stazione, una villa, un giardino, uno stadio, una strada, un vicolo intitolato a Carmelo Jannì. Non era né un poliziotto, né un magistrato. Un cittadino. Ucciso dalla mafia perché aveva consentito ai poliziotti di infiltrarsi nel suo albergo per potere effettuare un’operazione che sarebbe poi andata a buon fine con l’arresto di un boss di spicco. E la mafia restituì la “cortesia”. Uccidendolo appena 4 giorni dopo quell’operazione.
Alle 15,30 del 28 agosto 1980, due uomini entrano in un albergo di Villagrazia di Carini. Nella hall c’è il proprietario. Gli sparano al cuore e alla testa. Carmelo Jannì muore così. Lasciando moglie e tre figlie, la più piccola di 11 anni.
C’è voluto Gaspare Spatuzza, il pentito a cui il governo nega la protezione contro il parere dei magistrati, ma alla fine Renato Schifani è uscito allo scoperto. Dopo mesi e mesi d'inchieste del nostro giornale sui suoi rapporti con una serie di personaggi legati a Cosa Nostra, il presidente del Senato adesso si dice pronto a chiarire. Non con l'opinione pubblica (alle nostre richieste di spiegazioni ha fin qui risposto solo con le cause civili), ma con la procura.
La notizia dei 100 milioni versati da Silvio Berlusconi alla mafia secondo il foglio dattiloscritto e controfirmato da Vito Ciancimino secondo quanto scritto da Felice Cavallaro sul Corriere della Sera sarebbe una notizia solo in un Paese con la memoria andata in prescrizione dove un Governo ricattabile gioca a confondere i fatti con le opinioni, e a curare il cancro delle mafie con i cerotti. Quindi è una notizia.
Eppure, nell’Italia dell’informazione trasformata in vassoio per raccogliere le bave del re, l’ultima rivelazione di Massimo Ciancimino (e, per la prima volta, di sua madre Epifania Scardino) è passata come una brezza di ferragosto perfettamente inscatolata tra i “complotti” e le “invenzioni” che sono la ciclica difesa del fedele Ghedini a tutela servile del premier. Non importa nemmeno che l’anziana moglie di Don Vito dica «Si, mio marito incontrava negli anni Settanta Berlusconi a Milano… Ma alla fine si sentì tradito dal Cavaliere…». Eppure di un assegno di 25 milioni dato dal Cavaliere ai Ciancimino se ne parla ormai da sei anni, dopo un’intercettazione in cui il figlio Massimo parla della regalìa berlusconiana alla sorella dichiarando di avere ricevuto quei soldi direttamente dalle mani di Pino Lipari. Sarebbe una notizia, in un Paese normale. In questo ferragosto di battibecchi e divorzi è diventata invece una voce di corridoio.
Ti saluto, o solitudine.
Compagna dei miei risvegli e della buonanotte.
Ti muovi sfiorando gesti d'amore di madri, mogli, figli e fratelli,
aggrappati ad un soffio di speranza
mentre il vento ti attorciglia alla mia consapevolezza.
Nelle strette di mano di colleghi indifferenti ti insinui,
nei sorrisi ipocriti di falsi amici mi colpisci,
e negli occhi di ideali e valori ti mimetizzi
come un'ombra che scompare nell'oscurita',
nel deserto avido di quell' onesta' che risale le coste nude della morale.
Ti sento calpestare ogni mio passo.
Ti sento respirare, divenire forte,
seduta al banchetto della paura,
quella che nessuno vede,
quella soffocata dalla paura stessa
t'ingozzi soddisfatta.
Ma la ragione e' tua nemica ed il pensiero ti ruba spazio.
E mentre fisso, diritto il proiettile che sta arrivando
tu, solitudine mi abbandoni.
Perche' ogni incertezza diviene limpida
e l'unica lacrima che scivolera' lungo la valle della vita
bagnera' la mia anima di liberta'
per raggiungere un lago chiamato “verita' “.
di Christina Pacella
COMUNICAZIONE LETTA IL 2 AGOSTO 2010 DAL PRESIDENTE PAOLO BOLOGNESI A NOME DELL’ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980
Fonte: Repubblica TV
Testo della comunicazione
30 anni fa, alle 10,25, chi collocò in questa stazione una bomba voleva un massacro e lo ottenne.