Martina e Desiree sono due studentesse, la prima frequenta l'ultimo anno delle scuole superiori, la seconda frequenta i corsi universitari presso la facoltà di Giurisprudenza. In questi giorni hanno studiato di notte per andare di giorno a gridare la loro protesta nelle scuole e nelle strade contro lo scempio che un governo che ritiene che la nostra Costituzione sia solo carta straccia sta facendo della nostra scuola. Quella scuola e quella Costituzione che sono invece per noi quello che ritroviamo e sentiamo vibrare nelle parole di Piero Calamandrei che in questi giorni tanti giovani sono andati a ricercare dappertutto sulla rete.
Domani queste ragazzi, e tanti altri ragazzi come loro, senza distinzione di colore e di idee poliche, saranno ancora in piazza a lottare, a cercare, come dicono nel titolo di questo post, di riprendersi il loro futuro. E forse dovranno affrontare le manganellate di altri giovani come loro, o meno giovani ma con figli della loro età, che vestono però una divisa e debbono obbedire agli ordini di uno stato, di un governo, che purtroppo sembra sordo a ogni tipo di dialogo. Anzi incline a ispirarsi alle deliranti parole di un Cossiga che ha da poco confessato i metodi ai quali ricorreva quando, prima di essere un indegno presidente della nosta repubblica, aveva la carica di ministro dell'interno. Metodi che per chi non ne ha memoria voglio ricordare con le parole di Maria Teresa in un commento sul nostro sito.
"Impossibile dimenticare quel giorno, il 12 Maggio del 1977: un deputato di Democrazia Proletaria, inerme, picchiato dalla polizia, poliziotti in borghese travestiti da “autonomi” con spranghe e pistole, la polizia che ha sparato più volte ad altezza d’uomo … in poco tempo si è scatenato l’inferno contro una manifestazione pacifica … la repressione nei confronti dei manifestanti fu violentissima … furono manganellati persino i giornalisti ed i fotografi … e Giorgiana Masi è stata colpita alla schiena e non ha fatto più ritorno a casa … Aveva soltanto 19 anni Giorgiana Masi e, come tanti altri, quel fatidico giorno stava partecipando ad una manifestazione indetta per commemorare il terzo anniversario del referendum sul divorzio … una morte che attende ancora giustizia … Ci credeva Giorgiana in un futuro diverso, come credeva nella lotta del femminismo … un futuro che per lei non c’è stato …".
E noi dove saremo domani, mentre i nostri figli vanno a combattere al nostro posto per riprendersi il loro futuro rischiando come Giorgiana di non averlo neanche un futuro?
Resteremo nei nostri uffici, nelle nostre case, davanti ai nostri computer ad indignarci a parole, come tante altre volte inutilmente abbiamo fatto, delegando sempre ad altri la nostra lotta?
Oppure, come è nostro dovere, andremo insieme ai nostri figli, ai nostri giovani e ci metteremo noi davanti a loro, noi che abbiamo sulle nostre spalle il peso di avere consegnato a questi giovani questo paese senza futuro o con un futuro che assomiglia troppo ad un passato che credevamo non potesse più tornare?
Non lasciamoli soli, essi ci stanno indicando la strada, la strada della lotta, quella strada che avremmo dovuto essere noi ad indicare, lasciamo i nostri impegni, qualsiasi essi siano e scendiamo insieme a loro, davanti a loro, a lottare. Abbiamo un impegno di gran lunga più importante, riscattare il nostro passato se è questo il futuro che ha preparato per i nostri figli.

La legge n°133 del 6 agosto 2008 di conversione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 ci nega la possibilità di costruirci un futuro in base ad un criterio di meritocrazia nel campo dello studio, tornando alla staticità delle classi sociali del Medioevo in cui, chi nasceva in una famiglia non agiata, non poteva istruirsi e non aveva la possibilità di riscattarsi nella società. Gli studenti italiani, supportati dai docenti, si stanno ribellando a questa forzatura, a questa negazione del nostro diritto allo studio e del diritto per gli studenti meritevoli, nonostante impedimenti di carattere economico, di accedere ai più alti livelli d'istruzione, sanciti dall'articolo 34 della Costituzione.
La legge 133 prevede nei prossimi tre anni un taglio di circa 500 milioni di euro dal fondo di finanziamento ordinario che renderà impossibile il regolare funzionamento della didattica e della ricerca universitaria, infatti, il 95% del fondo viene impiegato nel pagamento degli stipendi al personale. Più precisamente si prevede una riduzione di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 4417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013, per un totale di 1441,5 milioni di euro fino al 2013.
La limitazione del turnover al 20% delle unità del personale è un provvedimento che azzera le speranze di impiego delle giovani generazioni come tecnici amministrativi, docenti e ricercatori, inoltre questo comporterà una pesante riduzione dell'offerta formativa. Questo In termini numerici significa che nel 2009 per ogni 10 professori che andranno in pensione ne verrà assunto uno, per arrivare ad un rapporto 1 su 5 nel 2010 e nel 2011 e un rapporto 1 su 2 nel 2012.
Tramite il voto del senato accademico, gli atenei potranno trasformarsi in fondazioni private (privatizzazione dell'università), questo comporterebbe il trasfermento del patrimonio pubblico delle università in mani private e l'aumento delle tasse universitarie; le fondazioni, infatti, possono anche superare il tetto del 20% previsto per le università statali sul fondo di finanziamento ordinario. Il taglio dei fondi devasterà le università al punto da costringerle a ricorrere a capitali privati per garantirne la sopravvivenza e l'aumento delle tasse negherebbe il diritto allo studio che lo Stato è tenuto a garantire, perchè non tutti potranno permettersi di pagare tasse d'iscrizione esorbitanti. Di conseguenza verrà leso il principio di uguaglianza sancito dall’art.3 della Costituzione poiché il diritto allo studio e il diritto a ricevere una formazione adeguata potrà essere garantita solo a chi disporrà di una capacità economica privilegiata.
Gli stipendi dei docenti, regolati secondo un criterio di anzianità, verrano ulteriormente ridotti (sono i più bassi tra i paese più sviluppati) perchè gli scatti stipendiali avverrano ogni 3 anni (in precedenza erano 2), penalizzando i giovani meritevoli e screditando gli attuali docenti.
Ma la questione più abnorme sulla quale porre l’attenzione è chiedersi effettivamente quali siano i contenuti di questa legge: chiunque abbia anche solo letto le rubriche degli articoli può rendersi conto della varietà discordante di materie toccate dalla predetta legge, materie che hanno come unico denominatore comune l’esclusiva valenza economica.
Vi presentiamo di seguito il programma delle manifestazioni previste per la giornata del 30 ottobre alle quali parteciperemo anche noi nelle rispettive città di residenza e alle quali vi invitiamo a partecipare numerosi; vorremmo inoltre rivolgerci ai gruppi di studenti politicamente schierati, siano essi di destra siano essi di sinistra, invitandoli ad unirsi non per sostenere il loro partito, ma esclusivamente per sostenere l’Università Pubblica Italiana e chiedere l’abrogazione della legge 133.
Roma: gli studenti universitari della Sapienza manifesteranno per le strade della città. Il corteo partirà dalla città universitaria di Piazzale Aldo Moro alle 9.00 circa, per unirsi agli altri manifestanti in Piazza della Repubblica alle 9.30. Domani inoltre gli studenti di Roma manifesteranno nel corso della giornata davanti a Palazzo Madama.
Milano: gli studenti universitari della Università Statale Milano Bicocca partiranno alle ore 8.30 dalla stazione Greco Pirelli per raggiungere gli altri cortei studenteschi alle ore 9.00 in L.go Cairoli.
Desiree Grimaldi e Martina Di Gianfelice
Tagli spietati (dal settimanale britannico Nature)