.......la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
Assisto con dolore e tanta rabbia alle pupiate agostane poste in essere da soggetti che pur avvalendosi del legittimo ruolo istituzionale non perdono l’occasione per dimostrare ancora una volta tutto l’odio nei confronti dei Magistrati palermitani. Magistrati che invece dovrebbero essere aiutati e stimolati alla ricerca della verità sulle trattative, sul furto dell’Agenda Rossa, sulla strage di via D’Amelio e su quelle che hanno funestato gli anni 92/93. Ma questa esigenza di verità, non va bene per l’Italia, giacché appena si toccano i nervi scoperti di uno Stato imbelle e collusivo, ecco che l’esercito dei benpensanti, l’esercito dei "Giusti" un tanto a chilo, l’esercito dei mestatori di professione, attaccano con ogni mezzo, gli eredi di Chinnici, Falcone e Borsellino. No! Non era questa l’Italia che sognavano Falcone e Borsellino ed è proprio a causa del loro sogno, che hanno pagato con l’estremo sacrificio: morire.
Ma non era e non è nemmeno il mio sogno. Vorrei che certe differenze, come appresso dirò, non esistessero nel nostro Paese; vorrei vedere un’Italia “normale”, vorrei vedere e udire le parole di Giulio Andreotti che illuminano parte di un decennio di vicinanza a Cosa nostra. Giulio Andreotti, potrebbe riscrivere la Storia della mafia in tutto il suo cammino politico. Ovviamente, Andreotti non è il solo che ha la “penna” giusta per farlo, altri e ritengo siano in tanti, potrebbero capovolgere le conoscenze di Cosa nostra e soprattutto sui rapporti collusivi con essa. Ma nuddro (nessuno) parla, perché fa più comodo attaccare i PM palermitani affinché anche un solo bisbiglio deve essere impedito, piuttosto che far luce su decenni di buio che ancora oggi attanaglia in nostro Paese. L’attacco concentrico nei confronti di Sonia Alfano e Beppe Lumia, rei d’aver incontrato in carcere Provenzano e Cinà, fa parte di questo forzato silenzio: nulla deve emergere, nulla deve trapelare da quell’ovattato mondo di rapporti mafia/politica. Sunnu cosa loro? No! Sono cose nostre e che ogni italiano onesto ha il diritto di conoscere.
Negli anni novanta, in occasione di una mia missione a New York, per conto della DIA, collaborai con Patrick Fitzgerald, procuratore distrettuale di Manhattan, nell’ambito di un’inchiesta nei confronti della potente famiglia newyorchese dei Gambino. Ebbene, il giudice Fitzgerald dopo aver concluso il suo mandato a New York, assunse la carica di Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto settentrionale dell'Illinois. E durante il suo incarico mise sotto inchiesta il vice presidente degli Stati Uniti, Dick Cheney e a nessuno venne in mente di colpirlo e chiedere esemplari punizioni, come invece avviene nel nostro Bel Paese.
Infatti, nel nostro Paese contro il magistrato Roberto Scarpinato, con cui ho avuto l’onore di collaborare mentre ero alla DIA, solo per aver letto un’affettuosa lettera indirizzata al suo amico e collega Paolo Borsellino, il CSM apre una pratica disciplinare. Si è arrivati al punto di mettere in discussione la sua partecipazione a concorrere per diventare Procuratore Generale della Repubblica di Palermo. Il solo fatto d’aver preso la parola in via D’Amelio è sinonimo di incompatibilità ambientale? Ma per favore. Siate intellettualmente più onesti ed ammettete che Scarpinato non potrà diventare Procuratore Generale di Palermo per gli stessi motivi che impedirono a Giovanni Falcone ad occupare lo scranno di Procuratore.
Infine, solo per dovere di cronaca riporto parte del pensiero del signor Piero Sansonetti (fonte: glialtrionline.it, 14 agosto 2012):
“L’indipendenza del potere esecutivo dal potere giudiziario, e viceversa, è la base dello Stato di diritto. Che uno di questi due poteri assuma iniziative plebiscitarie per tacitare l’altro potere è una azione di sovvertimento dello Stato di diritto. Stiamo assistendo in questi giorni a qualcosa del genere. In questo caso l’iniziativa non è assunta direttamente dal potere giudiziario ma da un giornale molto amico del potere giudiziario, anzi, comunemente considerato l’“organo” – come si diceva una volta – della magistratura (stiamo parlando della raccolte di firme del Fatto a favore del pm Ingroia e contro il Quirinale)”.
“P.S. In cosa consiste il delitto sul quale indaga Ingroia? Nella possibilità che nel 1992-93 ci sia stata una trattativa Stato-Mafia e che alcuni dei protagonisti di quella trattativa (in particolare il senatore Nicola Mancino) siano ancora vivi seppure sulla soglia dei novant’anni. Davvero c’è stata questa trattativa? Probabilmente sì, e fu sacrosanta: salvò centinaia di vite umane e salvò la nostra democrazia. In cambio di cosa? Della possibilità (che poi non si realizzò) di abolire l’articolo 41 bis cioè una norma medievale sul carcere considerata incivile in tutto l’Occidente e che condanna la nostra giustizia a non essere considerata affidabile in quasi nessun paese straniero. A voi pare che questa sia una discussione ragionevole e che sia ragionevole l’inchiesta su Mancino che se davvero ha trattato ha fatto benissimo a trattare?”
Ogni mio commento appare superfluo, se non per aggiungere che la calura estiva, talvolta, fa brutti scherzi.