
Il dottore Luigi De Magistris, Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Catanzaro, lavora nel suo ufficio calabrese e dietro la sua sedia ha una grande foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nella loro posa diventata ormai icona. Luigi De Magistris è stato punito dal Csm per quella foto.
Lo ha detto chiaramente il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Vito D'Ambrosio. Durante la sua pedagogica requisitoria contro De Magistris, ha sostenuto che il magistrato napoletano «interpreta in modo errato e distorto» il suo ruolo, come una «missione» più che come «un mestiere». E non è questo «modello» di magistrato che disegna la Carta e che serve alla «democrazia ordinaria». De Magistris ha sbagliato tutto. Quella foto è sbagliata, la sua idea di magistratura è sbagliata. Nessuno invece ha travolto di polemiche D'Ambrosio, nessuno si è indignato di fronte alle parole di un uomo delle Istituzioni che dice di interpretare la magistratura come una gelateria, come una macelleria, come un bar. Come un lavoro uguale a tanti altri. Questa è pura follia per chi conosce la Giustizia, per chi l'ha subita e per chi l'ha avuta. Questo modo di intendere la magistratura è esattamente l'opposto di come l'hanno intesa i grandi magistrati italiani, come Paolo Borsellino, come Giovanni Falcone, come Rosario Livatino, come Antonino Caponnetto, come Gaetano Costa, come Antonino Scopelliti e come tanti, tanti altri che per la maggior parte oggi non sono qui con noi, per fortuna, a ripensare alle parole scellerate di D'Ambrosio. Tra questi "missionari della legge" molti sono morti solo ed unicamente proprio perchè hanno interpretato la magistratura come una missione di vita, perchè hanno provato a "tutelare" la Costituzione, perchè si erano prefissi l'obiettivo di liberare intere regioni da Cosa Nostra, dalla Camorra, dalla N'drangheta, come ha fatto Luigi De Magistris durante gli anni di Catanzaro. Si può questo definire "semplice lavoro" o sarebbe più appropriato parlare proprio "missione"? Di contro, coerentemente con la sua linea di pensiero, D'Ambrosio è un perfetto "mestierante" della magistratura. E' proprio lui che ha sempre inteso la sua professione un lavoro come un altro, un lavoro che si può lasciare per fare politica, per diventare consigliere regionale e poi addirittura presidente della regione Marche per due volte, e poi, infine, quando si viene sconfitto, riprendere serenamente. Con la stessa autonomia, con la stessa imparzialità. Come avrebbe potuto D'Ambrosio non accusare il "missionario" De Magistris, D'Ambrosio, lui che grazie al Mastella Ministro della Giustizia ha evitato una ispezione mentre era Commissario Straordinario per la ricostruzione post terremoto nelle Marche, nella fattispecie richieste per fare chiarezza sui lavori della ricostruzione? Non sarebbe stata una macroscopica "inadeguatezza" affidare a lui l'accusa a De Magistris? E infine, è legittimo tornare a fare il magistrato dopo ben dieci anni d'esperienza politica e ricoprire immediatamente una carica così delicata? Per un professionista, per uno che fa il magistrato solo per lavoro, per guadagnare e vivere tranquillo, la risposta è senza dubbio "si". D'Ambrosio, prima di esprimere quelle "opinioni" su un magistrato come Luigi De Magitris, dovrebbe ricordare di aver sostenuto l'accusa contro Cosa Nostra al maxiprocesso che era stato istruito, tra intimidazioni e falliti attentati, dai due più grandi "missionari" che la magistratura italiana possa ricordare e di cui, dice, essere stato un grande amico. O D'Ambrosio ha dimenticato se stesso, o le sue parole sono frutto di altri fattori, di altre circostanze molto meno nobili. Lasciamo da parte D'Ambrosio. Lasciamoci con le parole di Luigi De Magistris. Non sappiamo cosa farà adesso, non sappiamo cosa accadrà. Ma in quella che lui ha interpretato come una "missione" ha coinvolto, senza chiederlo e senza volerlo, centinania di migliaia di persone, che grazie a lui hanno riscoperto il valore altissimo della magistratura anche al di là del singolo magistrato, che hanno smesso di parlare al passato, di parlare dei morti e si sono uniti per tutelare i vivi, e, allo stesso tempo una intera categoria bersagliata da ogni parte da giavellotti di carta bollata e dichiarazioni di follia. Domani, guarda caso, De Magistris sarà ad un convegno per ricordare Paolo Borsellino. D'Ambrosio, invece, da qualche altra parte. Dall' intervista concessa a Michele Cucuzza per il libro "Sotto i quaranta":
Lo ha detto chiaramente il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Vito D'Ambrosio. Durante la sua pedagogica requisitoria contro De Magistris, ha sostenuto che il magistrato napoletano «interpreta in modo errato e distorto» il suo ruolo, come una «missione» più che come «un mestiere». E non è questo «modello» di magistrato che disegna la Carta e che serve alla «democrazia ordinaria». De Magistris ha sbagliato tutto. Quella foto è sbagliata, la sua idea di magistratura è sbagliata. Nessuno invece ha travolto di polemiche D'Ambrosio, nessuno si è indignato di fronte alle parole di un uomo delle Istituzioni che dice di interpretare la magistratura come una gelateria, come una macelleria, come un bar. Come un lavoro uguale a tanti altri. Questa è pura follia per chi conosce la Giustizia, per chi l'ha subita e per chi l'ha avuta. Questo modo di intendere la magistratura è esattamente l'opposto di come l'hanno intesa i grandi magistrati italiani, come Paolo Borsellino, come Giovanni Falcone, come Rosario Livatino, come Antonino Caponnetto, come Gaetano Costa, come Antonino Scopelliti e come tanti, tanti altri che per la maggior parte oggi non sono qui con noi, per fortuna, a ripensare alle parole scellerate di D'Ambrosio. Tra questi "missionari della legge" molti sono morti solo ed unicamente proprio perchè hanno interpretato la magistratura come una missione di vita, perchè hanno provato a "tutelare" la Costituzione, perchè si erano prefissi l'obiettivo di liberare intere regioni da Cosa Nostra, dalla Camorra, dalla N'drangheta, come ha fatto Luigi De Magistris durante gli anni di Catanzaro. Si può questo definire "semplice lavoro" o sarebbe più appropriato parlare proprio "missione"? Di contro, coerentemente con la sua linea di pensiero, D'Ambrosio è un perfetto "mestierante" della magistratura. E' proprio lui che ha sempre inteso la sua professione un lavoro come un altro, un lavoro che si può lasciare per fare politica, per diventare consigliere regionale e poi addirittura presidente della regione Marche per due volte, e poi, infine, quando si viene sconfitto, riprendere serenamente. Con la stessa autonomia, con la stessa imparzialità. Come avrebbe potuto D'Ambrosio non accusare il "missionario" De Magistris, D'Ambrosio, lui che grazie al Mastella Ministro della Giustizia ha evitato una ispezione mentre era Commissario Straordinario per la ricostruzione post terremoto nelle Marche, nella fattispecie richieste per fare chiarezza sui lavori della ricostruzione? Non sarebbe stata una macroscopica "inadeguatezza" affidare a lui l'accusa a De Magistris? E infine, è legittimo tornare a fare il magistrato dopo ben dieci anni d'esperienza politica e ricoprire immediatamente una carica così delicata? Per un professionista, per uno che fa il magistrato solo per lavoro, per guadagnare e vivere tranquillo, la risposta è senza dubbio "si". D'Ambrosio, prima di esprimere quelle "opinioni" su un magistrato come Luigi De Magitris, dovrebbe ricordare di aver sostenuto l'accusa contro Cosa Nostra al maxiprocesso che era stato istruito, tra intimidazioni e falliti attentati, dai due più grandi "missionari" che la magistratura italiana possa ricordare e di cui, dice, essere stato un grande amico. O D'Ambrosio ha dimenticato se stesso, o le sue parole sono frutto di altri fattori, di altre circostanze molto meno nobili. Lasciamo da parte D'Ambrosio. Lasciamoci con le parole di Luigi De Magistris. Non sappiamo cosa farà adesso, non sappiamo cosa accadrà. Ma in quella che lui ha interpretato come una "missione" ha coinvolto, senza chiederlo e senza volerlo, centinania di migliaia di persone, che grazie a lui hanno riscoperto il valore altissimo della magistratura anche al di là del singolo magistrato, che hanno smesso di parlare al passato, di parlare dei morti e si sono uniti per tutelare i vivi, e, allo stesso tempo una intera categoria bersagliata da ogni parte da giavellotti di carta bollata e dichiarazioni di follia. Domani, guarda caso, De Magistris sarà ad un convegno per ricordare Paolo Borsellino. D'Ambrosio, invece, da qualche altra parte. Dall' intervista concessa a Michele Cucuzza per il libro "Sotto i quaranta":
La magistratura rimane uno dei mestieri più affascinanti. Consiglio questo lavoro a tutti quelli che hanno sete di giustizia e voglia di "cambiare" le cose. Con il Diritto si può fare molto. Bisogna esercitare le funzioni con un alto senso dell'indipendenza, dell'autonomia e con un enorme rispetto per le persone che si incontrano per ragioni di servizio.



