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Cassino non ha paura PDF Stampa E-mail
Video - Reportages
Scritto da Beatrice Andolina   
Sabato 10 Settembre 2011 09:00
VIDEO ALL'INTERNO
Una splendida giornata estiva, tanto sole e cielo limpido. Una piazza dentro un parco, gremita da: molti giovani, tante associazioni, le famiglie, i sindaci della provincia di Frosinone ed istituzioni regionali, Corpo municipale, Corpo della Polizia di Stato, simboli e stendardi cerimoniali.
Tutto è pronto. L’aria completamente ferma. Noi immobili con le nostre Agende Rosse strette in mano, alte sulle nostre teste. Ma ecco l’inno nazionale e poi il suono del “Silenzio” prende vita dal fiato della tromba.

Il presentatore presenta, la lettrice legge e chi deve fare il proprio intervento lo fà. Si scoprono le targhe che da oggi daranno il nome a quella piazza ed alle vie che partono da essa:

·         Piazza Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con sotto
rispettivamente  Capaci 23 Maggio 1992 ed a fianco Via D’Amelio 19
Luglio 1992;

·         Via Francesca Morvillo e sotto Capaci 23 Maggio 1992;

·         Via Antonio Montinaro e sotto Capaci 23 Maggio 1992;

·         Via Vito Schifani e sotto Capaci 23 Maggio 1992;

·         Via Rocco Dicillo e sotto Capaci 23 Maggio 1992;

·         Via Agostino Catalano e sotto Via D’Amelio 19 Luglio 1992;

·         Via Emanuela Loi e sotto Via D’Amelio 19 Luglio 1992;

·         Via Vincenzo Li Muli e sotto Via D’Amelio 19 Luglio 1992;

·         Via Eddie Walter  Max Cosina e sotto Via D’Amelio 19 Luglio 1992;

·         Via Claudio Traina e sotto Via D’Amelio 19 Luglio 1992.



Undici persone in due soli giorni. Nove vie ed una piazza.

Una mamma siede su una sedia fra gli altri in piedi ed il figlio accanto. Fa molto caldo, chissà che fatica sarà per Lei trovarsi qui adesso! Chissà che fatica essere stata la mamma di Agostino il Capo scorta del giudice Paolo. Chissà che tormento assistere alle lacrime del figlio rimasto solo a tirare su i suoi tre figli dopo la morte della moglie. Chissà che turbinio di emozioni davanti a quel tg dell’edizione straordinaria, lo stesso che vidi io in quella tarda domenica pomeriggio. Io rimasi bloccata davanti al televisore cercando di capire cosa stessi vedendo. Lei guardò quelle immagini di esplosione, di guerra e morte e pensò alle madri che ora si sarebbero pianti i loro figli. Io continuai a rimanere immobile sentendo un dolore dentro, come un forte senso di piangere, ma nulla potevo fare. Lei pure guardava le immagini, ma nulla poteva fare. Io pensavo a Borsellino ed a quei poveri ragazzi della scorta, ma la ferita ancora aperta per l’uccisione di Giovanni Falcone, non mi faceva pensare. Mi faceva solo ascoltare. Era il 19 Luglio 1992, era una domenica sera a casa dei miei suoceri da sola con mio marito mentre lui si apprestava a cucinare qualcosa. Io davanti alla televisione immobile pensavo all’impatto, alla devastazione. A Capaci in autostrada con il nulla intorno non si avvertiva la potenza dell’esplosivo, ma a Via D’Amelio la facciata del palazzo era chiaramente devastata. Io ero davanti al televisore immobile quando Lei vide il nome di suo figlio passare sullo schermo: Agostino Catalano muore alla giovane età di 42 anni.

E’ proprio una gran bella giornata qui a Cassino, il sole è sempre più forte. La mia agenda rossa sempre in alto, il cinturino dell’orologio in acciaio mi brucia la pelle ed una ragazza che viene da Trieste, comincia il suo racconto. Parla dello zio venuto dall’Australia, figlio di genitori emigranti in cerca di fortuna e sicurezza per i loro figli. Avrebbe compiuto 31 anni se solo fosse stato in vita qualche altro giorno. Prese servizio il giorno prima ed il suo turno sarebbe dovuto finire là. Invece la sua grande generosità lo porta a sostituire il collega chiudendo il suo turno il giorno dopo. La domenica 19 luglio 1992. Proprio il giorno della sua morte. Eddie Walter Max Cosina il 20 luglio sarebbe dovuto rientrare a Trieste e Silvia Steiner, sua nipote, racconta del vuoto che ha lasciato dentro di loro.

Penso di nuovo a quella sera a quella domenica, a me seduta annichilita davanti la televisione ed a quando pensai che non dovevano farla franca. Quel fumo davanti ai curiosi accorsi, si mescolava con i passi dei pompieri, con i gesti dei poliziotti, intenti ad impedire con il loro corpo, la visuale di quei “resti umani”, misti a polvere e cemento sgretolato. Ma una voce mi sorprende, una ragazza sarda parla di come convinse la sorella ad accompagnarla a Roma per un concorso in Polizia. Emanuela voleva fare la maestra, ma la sorella la convinse a partecipare al concorso. Risultato? Emanuela supera il concorso senza alcuna raccomandazione e la sorella non raggiunge il numero di selezione! Vai a capire – penso – la vita certe volte! Vai a sapere quali carte giocare e che poste puntare. Rinunciare? Accettare comunque un lavoro, anche se non è quello che avremmo voluto fare? Le pressioni sono tante e le scelte sono scommesse. Emanuela Loi non aveva compiuto neanche 25 anni. Giovane, troppo giovane per prepararsi alla morte. Le sue interiora ed il suo cervello spalmato sui muri del palazzo di Via D’Amelio, erano sempre state le cose che più mi avevano colpito sentendo i racconti di Salvatore: Salvatore Borsellino. Mentre in quel momento nella mia testa vedevo questa bella ragazza bionda, che accetta di andare a Palermo e di fare il servizio scorta come una vocazione, ma anche lei come Eddie non doveva essere di turno, fu chiamata a coprire un turno scoperto. I familiari seppero della sua morte come me: dal telegiornale di quella maledetta edizione straordinaria.

Il sole mi abbaglia, ma vedo una signora avvolta nella sua infinita dignità. La guardo e mi chiedo chi possa essere, quale legame di parentela con le stragi del 1992 la porta a Cassino in quella piazza. Solo dopo scoprirò che si tratta di un’altra mamma. Una mamma che vuole fare la nonna, ma che preoccupata dalle troppe responsabilità che gravano sulla giovane vita del nipotino si lascia andare a poche lacrime testimoni di un forte dolore. Il nipotino si chiama come lo zio: Vincenzo, ma il fatto è che lui sente su di se l’importanza di avere questo nome. Suo Zio è un eroe, un “vero” eroe. Suo Zio è morto per difendere la vita di un uomo onesto, un giudice che rincorreva la verità. Vincenzo Li Muli, suo Zio, aveva 22 anni quando è morto. Era il più giovane della scorta del Giudice Paolo Borsellino. Si mette il cappello da poliziotto dello Zio poggiato sul marmo freddo della tomba, quando lo va a trovare al cimitero. La nonna pensa che quella storia di dolore così grande in famiglia potrebbe non dargli una vita serena. Mi guarda con le lacrime agli occhi e mi dice: ”si poteva evitare!”. Quella fu una strage che si poteva evitare. Lei neanche sapeva che il figlio prendeva parte a delle scorte e certo non sapeva che si occupava del Giudice Borsellino. Mi ripete ed anch’io mi ripeto: “si poteva evitare!”.
E’ quasi mezzogiorno, ed il sole è veramente molto caldo. La piazza è gremita di gente e mentre sento Salvatore Borsellino parlare, mi accorgo che il tutto si tinge di rosso. Ognuno dei presenti vuole avere un’agenda rossa: quel piccolo libricino che noi diffondiamo ed innalziamo come segno di protesta affinché sia fatta giustizia e verità sia restituita agli Italiani. Quel simbolo che ci contraddistingue come “il Popolo delle Agende Rosse”. Ogni famiglia in casa propria dovrebbe avere questo libro da leggere e sapere come la vera agenda trafugata al nostro caro giudice, sia stata tolta agli Italiani per non far sapere loro le indagini che si stavano conducendo, con i nomi dei sospettati da Paolo Borsellino. Salvatore racconta a gran voce quanto il fratello fosse ottimista il giorno prima di morire, nel vedere che i giovani non erano più terreno fertile per cosche mafiose. Racconta di come i pezzi degli eroi uccisi in quelle stragi siano entrati dentro ognuno di noi che continuiamo a chiedere giustizia e verità ad uno Stato, sempre più impregnato di criminalità e sempre più schiacciato dalle organizzazioni mafiose. Io sono lì che ascolto sempre con la mia agenda rossa alzata, sotto un sole caldissimo, ma l’ardore che cresce dentro tutti i presenti, l’ardore di libertà ha un profumo vero, sincero.

Il 3 settembre 2011 a Cassino, abbiamo posto su un luogo pubblico i nomi di coloro che forse mai si sarebbero aspettati che dopo tutti questi anni i loro corpi maciullati potessero continuare a vivere con tanto fervore nelle nostre convinzioni e dire a gran voce: IO NON HO PAURA.

Beatrice Andolina
Movimento delle Agende Rosse - Roma

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