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Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Christina Pacella   
Mercoledì 13 Aprile 2011 13:27

Avevo 7 anni quando scelsi per la prima volta l'Italia. La scelsi quando mio nonno mi indico' il Colosseo dal finestrino dell'autobus, quello che dall'aeroporto ci avrebbe portati nella mia nuova casa nelle Marche. La scelsi quando seguendo con lo sguardo il volo di un gabbiano posai per la prima volta gli occhi sul mare Adriatico. La scelsi nelle mattine del mese di giugno, quando il profumo degli oleandri gentilmente si posava sul mio cuscino. La scelsi mentre lungo la battigia raccoglievo conchiglie dalle mille forme e dai mille colori dopo una mareggiata d'inverno. La scelsi quando ancora i campanelli delle biciclette suonavano lungo le vie del paese e le persone si salutavano cosi'. La scelsi quando il mio primo giorno di scuola in Italia la maestra Angela passo' l'intera mattinata ad asciugarmi le lacrime e l'intero anno ad insegnarmi a leggere e scrivere in italiano. La scelsi nei tramonti d'estate mentre le rondini danzavano sopra il mare. La scelsi quando vidi per la prima volta una cinquecento e mi sembrava la macchina di topolino. La scelsi quando spunto' tra le colline un campo di girasoli. La scelsi persino quando mia nonna mi obbligava ad andare in Chiesa ogni domenica. La scelsi quando mangiai la mia prima pizza Margherita. La scelsi il giorno che i miei compagni di classe si strinsero forte intorno a me in un unico abbraccio perche' era arrivato il giorno della partenza. La scelsi mentre l'aereo toccava terra, a Toronto, e la foto scattata da Don Enrico nel cortile della scuola mi teneva compagnia. La scelsi quando la poverta', la mia gonna a pieghe ed il mio lieve accento italiano scatenarono i pregiudizi dei miei nuovi compagni di scuola italo-canadesi.

  La scelsi quando 7 di loro accecate  dall'odio e  dall'intolleranza decisero di picchiarmi perche' ero troppo diversa. La scelsi quando mio padre, aprendo la porta di casa inizio' a piangere vedendo il volto della sua figlia dodicenne gonfio e imbrattato di sangue. La scelsi quando il 27 settembre del 1989, a 18 anni, lasciai i miei genitori e mio fratello per ritornare qui. La scelsi quando mi innamorai. La scelsi quando dopo mille ostacoli burocratici riuscii ad iscrivermi all'universita'. La scelsi ogni volta che entravo nella toilette sporca e maleodorante di quella universita'.

 La scelsi quando la vista del mare lentamente scompariva dietro il cemento. La scelsi quando passeggiando mi accorsi che non vi erano piu' conchiglie da collezionare. La scelsi una sera d'estate quando osservai che il cielo era vuoto di rondini e i campanelli delle biciclette erano divenuti i clacson di automobilisti impazienti in coda lungo le vie del paese. La scelsi quando il mio “vecchio” nonno mi disse che non aveva le conoscenze giuste per trovarmi un lavoro. E tra amore e confusione la scelsi con forza il 19 luglio 1992. La scelsi quando mi sposai. La scelsi quando tra un trasferimento e l'altro lo stipendio da carabiniere semplice di mio marito era appena sufficiente per pagare l'affitto e le bollette. Continuai a sceglierla mentre spedivo centinaia di curriculum  senza ricevere alcuna risposta, neanche un “no, grazie”. La scelsi in ospedale dove ho rischiato di morire di malasanita'.  La scelsi quattro anni fa tra le mura di un antico castello che sovrasta il mio paese sul mare quando la voce di Salvatore forte di un ingiusto dolore ha gridato: ”Resistenza!!” dando un senso ad ogni istante in cui ho scelto l'Italia. E da quella sera ho continuato a sceglierla senza piu' accorgermi che lo stavo facendo. L'ho scelta quando il comune di Porto San Giorgio decise di abbattere un patrimonio arboreo secolare che appartiene a noi cittadini. L'ho scelta mentre proteggevamo con i nostri corpi i tronchi di quelle piante dalle motoseghe e dagli sciacalli che vedevano soldi e potere al posto del bene collettivo. Volevo salvarla ogni volta che sono andata a votare e anche quando ho chiesto ai miei concittadini di votarmi. L'ho stretta al cuore mentre camminavo insieme alle Agende Rosse tra le rovine della disperazione dell'Aquila. L'ho afferrata per non lasciarla annegare nell'indifferenza quando Graziella Marota davanti alla fotografia di suo figlio Andrea morto a  23 anni in un incidente sul lavoro mi racconto' un incolmabile dolore e della rabbia divenuta sete di giustizia. Scelgo l'Italia ogni giorno quando apro facebook e trovo il “buongiorno” del piccolo Mattia Salamone e dei suoi genitori che instancabilmente lottano perche' tutti i bambini disabili possano ricevere adeguate cure mediche in Italia, attraverso il sistema sanitario pubblico. La scelgo quando un immigrato mi ferma per strada in cerca di pochi spiccioli. La scelgo quando parlo insieme a lui e nelle profondita' dei suoi occhi neri vedo la traversata che fece mio nonno per raggiungere l'America.

 

E anche ora, mentre la tastiera di questo pc sputa fuori vecchi e nuovi ricordi, mentre il mare verde regala sfumature al cielo di primavera, mentre un pettirosso raccoglie guardingo le briciole sul davanzale della finestra, mentre il rumore del treno in lontananza resta sempre lo stesso, mentre mi preparo ad affrontare questa nuova giornata sapete cosa faccio?! No, non lo dico... lo faccio e basta.  L'amaro boccone che ho scelto d' ingoiare e' il pianto del Paese che ho imparato ad amare.

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