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Un viaggio nell'Italia dell'antimafia PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Valerio Spositi   
Sabato 12 Febbraio 2011 20:22

Si è concluso ieri sera, 11 Febbraio 2011, alla Facoltà di Economia de "La Sapienza", il tour di presentazioni del Dvd realizzato dalle Agende Rosse in collaborazione con "Il Fatto Quotidiano". Si è concluso un tour che ha toccato Palermo il 29 Gennaio 2011, Torino il 5 Febbraio 2011, e Roma l'11 Febbraio 2011.

Le 3 tappe hanno visto migliaia di volti, giovani e meno giovani, con i loro occhi intrisi di lacrime e di attenzione per le parole pronunziate da coloro che hanno parlato in occasione delle sopracitate presentazioni. Vedere migliaia di ragazzi e ragazze che sono rimasti fino alla mezzanotte passata a sentire quelle parole e quelle dichiarazioni che troppo spesso vengono oscurate da chi avrebbe il dovere di farle conoscere all'opinione pubblica italiana, è un segnale di un lento risveglio dei giovani e meno giovani. I ragazzi, in questo lungo cammino culturale riguardante la mafia e non solo, stanno aprendo gli occhi, che per troppo tempo, i media hanno cercato loro di chiudere. Forse si sta realizzando uno di quei sogni che Paolo Borsellino disse nella sua vita: "Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia, svanirà come un incubo". E proprio con queste parole, Salvatore Borsellino, ha cercato di attivare dentro i cuori di tutte quelle persone, quella rabbia, quell'indignazione, quella voglia di verità e giustizia, che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità, per riutilizzare le parole di Paolo, oggi più che allora, attualissime. I volti delle persone in platea erano fermi, immobili, attenti. In alcuni momenti dai loro occhi scendevano fiumi di lacrime nel rivedere e risentire quell'uomo che con tanto coraggio, con immenso senso dello Stato, prima di morire scrisse "Sono ottimista".


Ed è proprio dal coraggio di Paolo Borsellino, dalla lotta di Salvatore, e dalla, ormai sempre più crescente, voglia di verità del popolo italiano che bisogna ripartire. Bisogna ripartire da dove Paolo ci ha lasciati, da quel suo sorriso sotto i baffi, che secondo la figlia, aveva nel momento in cui morì in Via d'Amelio. Un sorriso che noi giovani, noi italiani, abbiamo il dovere di far vivere ancora. Quel sorriso che Paolo ha mantenuto fino al suo ultimo istante di vita. Ed è per lui, per Giovanni Falcone, e per tutte le altre vittime di mafia, spesso dimenticate, che quelle ultime lacrime cadute sui banchi di legno dell'Aula 1 de "La Sapienza", devono trasformarsi in rabbia, in voglia di lottare contro quella metastasi che ha divorato per troppi anni la nostra amata Italia. Lascio a voi che leggerete queste semplici righe, scritte da un ragazzo di 19 anni, la frase di Paolo che da tempo ormai mi accompagna nel lungo percorso della mia vita: "Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia, svanirà come un incubo". E' giunto il momento di negarle questo consenso.

 
Valerio Spositi








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