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Antonio Ingroia: "pezzi delle istituzioni non vogliono la verità" PDF Stampa E-mail
Editoriali - In evidenza
Scritto da Antonio Ingroia   
Mercoledì 02 Febbraio 2011 15:37

L'intervento del Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia alla presentazione del 29 gennaio 2011 del Film '19 luglio 1992 - una Strage di Stato' diretto da Marco Canestrari e curato dalla redazione del sito 19luglio1992.com.

"Credo che il video dica già tanto, tutto. E' un video molto, molto emozionante sia per le immagini sia anche per il contenuto delle interviste, delle cose che vengono dette. Aldilà delle emozioni che già il video ha trasmesso, credo che le uniche riflessioni che vadano fatte oggi da parte mia a margine di questo video, alla fine di questa giornata - abbiamo fatto prima un altro dibattito importante nell’Aula Magna di Giurisprudenza nel pomeriggio - credo che questa debba essere anche l’occasione per riflettere un po’ e fare un bilancio di quello che è successo negli ultimi anni. Questo video racconta non tanto e non soltanto quei giorni del ’92, quello che accadde prima e quello che accadde dopo, credo che racconti molto anche di noi degli ultimi tempi e cioè questo ritorno di speranza e nuove verità che si sono profilate all’orizzonte dopo anni anche di oblio, anni in cui ci si era rassegnati ormai quasi a una verità dimezzata: una verità, ma una verità dimezzata su quella strage e su quella stagione. Poi una serie di fattori, anche risultanze processuali - è noto - le dichiarazioni di Spatuzza da una parte, le dichiarazioni di Massimo Ciancimino dall’altra, le indagini che hanno fatto seguito a queste risultanze, hanno suscitato grande aspettativa e grande attenzione. Sono usciti dei libri di cui alcuni autori sono qui, ci sono degli autori diciamo nella platea. La Commissione Parlamentare Antimafia, un fatto diciamo storico, quasi epocale, per la prima volta, una Commissione Parlamentare Antimafia, mentre  direi questo costituiva per certi versi uno scandalo, nessuna Commissione Parlamentare Antimafia nell’arco di 20 anni aveva aperto mai una sessione sul tema della stagione delle stragi, non aveva neanche pensato di sollevare il coperchio su quella stagione, colpevolmente possiamo dirlo, e senza fare sconto a nessuno, visto che abbiamo avuto in passato presidenti di Commissioni Parlamentari Antimafia di centro destra ma anche di centro sinistra e soltanto in quest’ultima Commissione Parlamentare Antimafia si è aperto anche questo fronte, anche questo con grandi aspettative, grande attenzione da parte dei giornali, dei mass media.

Però la mia sensazione è che nell’ultimo, negli ultimi mesi ci sia un calo di tensione e un calo di attenzione, dovuto anche al fatto che ci sono, diciamo, altri fatti di attualità che si sono impadroniti delle prime pagine dei giornali, per carità! Però non vorrei che, appunto, approfittando del clamore di altre vicende che occupano la cronaca quotidiana, ci si sia dimenticati di quanto sia cruciale la possibilità, l’opportunità che ancora una volta ci si sta presentando davanti di poterla scoprire questa verità. Perché dico ancora una volta? Perché è accaduto ciclicamente e periodicamente in alcuni momenti della nostra storia recente delle occasioni di questo genere. Era accaduto anche verso la, molto tempo fa, verso la metà degli anni ’90 al culmine della stagione dei cosiddetti nuovi pentiti, comunque la stagione dei collaboratori nel periodo del post stragismo, che si erano aperti dei grandi squarci di verità e poi dopo un momento di grande attenzione, tensione e passi in avanti nelle indagini, poi c'erano state delle battute di arresto. Era cambiato il clima nel Paese, venne approvata la cosiddetta nuova legge sui pentiti, che ho ribattezzato anch’essa legge bavaglio, perché come quella sulle intercettazioni, secondo me la legge sui pentiti è stata una legge bavaglio perché di fatto ha imbavagliato i pentiti sia nel senso che di pentiti ce ne sono poco o nulla, sia perché, essendo una legge che ha penalizzato il pentitismo, ha di fatto svolto un ruolo quasi di intimidazione nei confronti dei pentiti stessi che da quel momento in poi hanno capito che possono parlare sì, ma prima di parlare di certi temi come quelli legati alle eventuali complicità nella stagione delle stragi e della trattativa o comunque più in generale al tema del rapporto mafia-politica, mafia-istituzioni, quel pentito può finire male. Peraltro c’è l’esempio abbastanza recente della vicenda di Gaspare Spatuzza a cui è stato revocato il programma di protezione con la motivazione ufficiale che questo avveniva perché ha violato la legge che gli impone di dire tutto entro sei mesi, ma coincidenza vuole che questo sia avvenuto nel momento in cui ha anche pronunciato nomi pesanti di uomini politici - è noto - che sono i nomi del Presidente Berlusconi e del senatore Dell’Utri . E allora tutto questo, voglio dire, quindi c’è stata quella stagione in cui si sono fatti dei grossi passi avanti e poi una battuta d’arresto con la legge sui pentiti. E oggi di nuovo in questi ultimi due anni dei grossi passi avanti, non vorrei che si determinino delle battute d’arresto. Ad esempio il dibattito anche, lasciamo perdere le risultanze delle indagini di cui ovviamente non posso parlare, ma se guardiamo a come si è svolto il dibattito politico e giornalistico, si è tutto concentrato ad esempio sulla vicenda del  41bis nel ’93, che ha una sua importanza, un suo peso, sul quale la Procura di Palermo in particolare sta indagando, peraltro tornando a indagare su vicende sulle quali aveva già indagato il collega Gabriele Chelazzi della Procura di Firenze qualche anno fa. Però quel 41bis come è noto che venne non prorogato nel ’93 dal Governo Ciampi, quando era Ministro della Giustizia Conso, che ha un suo peso e che merita di essere investigato, non può essere, non corrisponde a nessuna risultanza che sia tutto, la spiegazione di tutta la vicenda papello, trattativa etc. Costituisce un piccolo episodio nella vicenda più lunga. Ora la mia sensazione è che il lavorio, le aspettative che si sono create in questi anni, qualcuno voglia ridurle a qualcosa di veramente riduttivo e insoddisfacente, per dare la sensazione agli italiani che la montagna ha partorito il topolino, in realtà non c’è nulla di straordinario, di misterioso, diciamo così, dietro la stagione dello stragismo, ma era stato tutto, quello che noi abbiamo detto ciascuno nei propri ruoli diversi, erano soltanto fantasie di Pubblici Ministeri o giornalisti o uomini impegnati nella società come Salvatore Borsellino, tutti chi più chi meno ciascuno di noi un po’ visionario, ma in realtà si trattava di stragi di sola mafia, mentre poi c’è stata una vicenda nel ’93 di un allentamento dello stato del 41bis. Ecco, siccome io vedo all’orizzonte la possibilità che si voglia ridurre tutto ancora una volta per ricacciare indietro ogni chance di scoprire tutta la verità su quella stagione, chance che io ritengo concretamente profilatasi in questi ultimi tempi, il mio oggi vuole essere un'occasione per fare diciamo un appello a ciascuno di noi, a ciascuno di voi, e tenere alta l’attenzione, perché, lo ha anche detto, chi è stato diciamo attento nell’intervento di Nino Di Matteo oggi pomeriggio, ha detto sostanzialmente la stessa cosa, perché riteniamo che possa esserci il rischio che quei pezzi delle Istituzioni  che la verità non la vogliano su quella stagione del 92-93, pezzi delle Istituzioni ancora presenti dentro le Istituzioni, in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, faranno ancora di tutto perché noi restiamo come avevamo detto l’anno scorso grosso modo di essere giunti nell’anticamera della verità, allora qualcuno vuole lasciarci in quell’anticamera e non farci entrare dentro la stanza successiva, ci vuole impedire di aprirla quella porta, ricacciandoci indietro, vuole insomma che questa sia l’ennesima occasione perduta per scoprire la verità su quella stagione. E allora dipende naturalmente da chi si occupa delle indagini e delle investigazioni fare che ciò non accada, ma dipende un po’ anche da ciascuno di noi come cittadini. Io lo dicevo già oggi pomeriggio, quando si ha a che fare con verità così complesse, occorre il contributo di tutti. E allora dico ai cittadini, ai giovani, al Movimento delle Agende Rosse, ai giornalisti che di questo si sono occupati, insomma a tutti coloro i quali in questi anni con convinzione si sono impegnati nel dare il loro contributo a cercare la verità e che la mia sensazione, anche per ragioni che per ovvie ragioni non posso spiegarvi, la mia sensazione è che possano verificarsi degli eventi finalizzati a non farla venire fuori questa verità. Quindi il mio appello, cerco di essere il più esplicito possibile potendo esserlo sino a un certo punto: tenete gli occhi aperti, non pensiate che la verità viene fuori da sola e che ormai si è incanalata in modo tale che inesorabilmente verrà fuori, perché occorre una grande vigilanza da parte di tutti. Io sono convinto che se non tutta la verità, parti consistenti di verità possano ancora venire fuori e l’anno che abbiamo davanti sia un anno cruciale, anche perché venga fuori buona parte della verità sulla strage di Via D’Amelio e tutta quella stagione delle stragi e della trattativa. Ci sono però in campo altre forze che questa verità non la vogliono e ci sono una serie di variabili che possono giocare un ruolo non favorevole all'emersione della verità. Ecco perché dico attenzione da parte di tutti, pronti ad accendere i riflettori che temo si siano spenti, si stiano affievolendo se non spenti. Teniamo accesi i riflettori su quella stagione e sulle indagini su quella stagione. Grazie."

Antonio Ingroia



Trascrizione curata da Francesca Munno e Adriana Jone





 

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