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Scorte inutili? Di Matteo: “Ayala da troppo lontano dalla trincea” PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maria Loi   
Martedì 14 Settembre 2010 21:10
Palermo. Le gravi dichiarazioni dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Paolo Romeo, e del giudice antimafia Giuseppe Ayala hanno scatenato giustamente la pronta risposta dell’Anm per niente soddisfatta di quelle esternazioni pubbliche.
Tutto prende il via quando l’agenzia Ansa batte la notizia che il prossimo 3 ottobre il Papa sarà a Palermo, una visita che a conti fatti secondo la nota dell’agenzia costerà 2,5 milioni di euro. Il presidente del Centro Impastato, Umberto Santino ha giudicato la somma ''spropositata'' ''se si pensa – prosegue Santino - agli enormi problemi della città e ai soldi che saranno sprecati per opere di cui non resterà nulla”.
L’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Paolo Romeo,  ha replicato con chi ha fatto notare questo spreco di risorse pubbliche dichiarando invece: 'Pensate a quanto si spende per le cene dei magistrati con scorta''.
Alle ammissioni di Monsignor Romeo hanno fatto seguito quelle apparse su Repubblica il 12 settembre scorso nell’articolo “Cosa Nostra è cambiata, molte scorte inutili” a firma di Giuseppe Ayala nel quale si legge, tra le altre cose, che: “Cosa Nostra è cambiata, da oltre diciotto anni non uccide più. Non è forse giunto il momento di avviare una responsabile, sia pur graduale, rivisitazione delle scorte in circolazione?”.
Parole pericolose alle quali ha controbattuto l’Anm e il presidente dell’Anm siciliana Antonino Di Matteo. “L’intervento di Ayala mi lascia veramente perplesso. Evidentemente il collega, anche per la sua lunga militanza politica, è da troppi anni ben lontano dalla trincea e dall’attualità delle inchieste e dei processi di mafia. Proprio questa attualità – dice Di Matteo – dovrebbe semmai indurre gli organismi preposti ad una rinnovata attenzione sul tema della sicurezza dei magistrati, requirenti e giudicanti”. Di Matteo si è soffermato anche sulle dichiarazioni dell’Arcivescovo: “Francamente, non capisco a che cosa si riferisca  - dice Di Matteo – nessuno paga le cene ai magistrati scortati”.
L’allarme lanciato dall’Anm è soprattutto dovuto al fatto che “dichiarazioni come quelle di Ayala o dell’arcivescovo di Palermo rischiano oggettivamente, al di là delle intenzioni di chi le fa, di farci ripiombare in un vecchio clima di insofferenza nei confronti dei magistrati e delle forze dell’ordine”.

Attualmente a Palermo sono 90 le persone che usufruiscono della scorta. Facendo una differenza sostanziale alcuni hanno la scorta composta da tre uomini che viaggiano su due auto blindate, altri invece solo la tutela, ossia due agenti su una macchina normale o blindata. I magistrati sotto scorta sono più della metà, e il resto sono imprenditori, commercianti e politici.


Maria Loi (Antimafiaduemila, 14 settembre 2010)




 

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