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'La scorta siamo noi'. In viaggio assieme per Angelo Vassallo PDF Stampa E-mail
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Scritto da F. Fornario e S. Salis   
Domenica 12 Settembre 2010 22:01

Alle cinque di mattina di un giorno di settembre la Stazione Termini è sospesa tra il giorno e la notte. E sospesi siamo noi, tra il riso e il pianto, tra l’abbracciarci come vecchi amici e lo stringerci la mano come si addice a chi si incontra per la prima volta: «Piacere, Giacomo. Sono venuto da Milano. Sì, il viaggio è andato bene. Sì che sono maggiorenne, ho 18 anni, faccio il liceo classico. Sono qui perché ho letto l’annuncio su Facebook, quello che diceva che ai funerali di Angelo Vassallo bisognava andarci tutti. E allora eccomi, io ci sono, quanto ci mette il pullman per Acciaroli? Cinque ore? Va bene, andiamo, i compiti li faccio domani quando torno. Perché non devono averla vinta loro, eh?». «Piacere, Cecilia. Io invece faccio lo scientifico. Chissà perché poi, boh. Quindici. Sì, quindici, ma è da quando ne avevo tredici che sono impegnata nell’antimafia. Organizzo degli incontri a scuola. No, non è una cosa di famiglia, mio padre è berlusconiano, pensa te. È che mi piace informarmi, è cominciato tutto così, e quando sai le cose ti impegni perché vuoi che le sappiano tutti».

«Piacere, Valeria. Come perché? Perchè oggi siamo morti tutti. Quelli che hanno ucciso il sindaco Vassallo, se ci pensi, volevano uccidere noi». «Piacere, Mads. È danese, significa Matteo. Sono il corrispondente del quotidiano Information. Sì, prendo il pullman con voi. No, da noi non succede che un rappresentate delle istituzioni venga ucciso dalla criminalità organizzata, ma quello che è successo a Angelo Vassallo è un problema anche nostro. Perché le mafie si stanno espandendo, non sono più solo nell’Italia del sud, sono a Roma, a Milano, in Europa, e dobbiamo combatterle anche noi». Il pullman è quello delle gite scolastiche, ma noi ce ne stiamo rannicchiati sui sedili, come scoiattoli nella tana, perché nessuno trova le parole appropriate per attaccare discorso con uno che ha trent’anni in meno o in più di te lungo la strada che porta a un funerale. Nessuno tranne Nicla, che ha 38 anni e una bimba di otto e fissa il finestrino. Ma non quello che vede attraverso: proprio il vetro. «È andato in pezzi con le pallottole. Vigliacchi. Io lo so che non possiamo ridargli la vita, però, se questo pullman fosse stato la sua macchina... te lo immagini? Perché se fossimo stati in quaranta non ci avrebbero sparato. Sparano solo quando uno è solo. E allora dovremmo muoverci sempre così, come se fossimo in pullman. Dovremmo essere noi la scorta. Quello che voglio dire è che dovremmo muoverci sempre insieme anche per fare le battaglie contro la Mafia». Le madri, i figli, i giornalisti, gli studenti, gli operai. Il popolo delle Agende Rosse, i militanti del Pd, di Sel, dell’Idv. Insieme, come oggi in pullman. E allora abbiamo il dovere di provarci anche fuori, perché dobbiamo onorare una promessa. Lo ha detto il vicesindaco Stefano Pisani accanto alla bara bagnata dalla pioggia, come una barca che riprende il mare: «Tutti quelli che sono qui devono sapere che oggi hanno fatto una cosa che non potranno mai più dimenticare. Oggi hanno promesso a Angelo di impegnarsi. Oggi voi avete promesso al Sindaco di tutti di non dimenticare. Io a tutti quelli che sono qui chiedo un impegno: affinché quello che Angelo ha fatto per il nostro comune voi lo facciate per tutti».

Francesca Fornario (L'Unità, 11 settembre 2010)



Ciao Angelo - Le testimonianze


Cecilia Sala

Ieri tutta Pollica era una piazza. Oltre ai concittadini di Vassallo, c'era qualche italiano che ha ritenuto necessario essere presente, perchè questo lutto non è di una famiglia, ma di un paese intero.
C'ero anch'io, anche se ci sarei voluta essere prima, sono stufa di questo paese che arriva sempre tardi, si accontenta di donare una corona d'alloro, sprecare qualche bella parola, magari qualche lacrima, e poi dimentica.
Non ci possiamo permettere di dimenticare, non solo perchè un uomo ci ha donato il suo sangue, ma prima di tutto perchè l'Italia ha bisogno del suo esempio, non accontentarsi della memoria, ma compiere un vero e proprio cambiamento che ci regali un'Italia degna di uomini come Angelo. Questo paese ne ha già uccisi e commemorati tanti di eroi, è ora che gli eroi vengano sostituiti da una società forte e consapevole, una società di fronte alla quale sparare nove colpi è inutile, perchè il nemico non è uno, ma migliaia, milioni. La criminalità ne approfitta per proporsi ed imporsi appena nota un benchè minimo cenno di stanchezza, una piccola crepa in cui infilarsi, appena si abbassa leggermente la guardia. E' come un virus, il rischio di contagio è altissimo e l'unico vaccino possibile è l'occhio vigile delle istituzioni e dei cittadini. Dalla giornata di ieri ho capito che questa tragedia può portare alla luce una grande sfida: grazie a Vassallo e alla sua gente questa terra è un posto integro, bello, puro, può e deve esserlo anche l'Italia intera. Spero che il mio paese sia all'altezza.

Federica Menciotti
Popolo delle Agende Rosse

Sono salita su questo pullman nel 1992. Avevo 18 anni, e dopo l uccisione di Falcone e Borsellino ricordo il grido di dolore di Antonino Caponnetto: “È finito tutto!”. Mi sono sentita privata di tutto, ma poi ho sentito il bisogno di reagire, di dimostrare che no, non potevano averla vinta le mafie. Con Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Benny Calasanzio e tanti altri abbiamo dato vita al movimento delle Agende Rosse, che oggi ha sentito il dovere di essere accanto alla famiglia di Angelo Vassalo. Oggi e domani, per fare in modo che il suo sacrificio non sia vano. Oggi avverto forte la rabbia ma non la resa. Quando vedo le persone che sono salite con me su questo pullman mi dico: “Vassallo, con la sua tragica morte, ha dato la vita ad altri uomini e donne che si sono sentiti in dovere di essere qui e di continuare la sua battaglia”.

Madrs Frese, Giornalista danese
In un contesto ormai globalizzato la domanda non è più, se possiamo sconfiggere le organizzazioni criminali, ma se possiamo impedire loro di dominare tutto, scrive il sociologo spagnolo Manuel Castells. L’omicidio di Angelo Vassallo ci fa capire che le mafie continuano a espandersi. Come corrispondente in Italia per un quotidiano danese credo che la notizia dell’uccisione del sindaco di Pollica sia emblematica. Purtroppo ci mostra in modo drammatico che la criminalità organizzata ha sconfitto la politica nel sud d’Italia. Ma non è solo un problema regionale o nazionale, bensì una questione che dovrebbe preoccupare tutta l’Europa. Che la vita democratica in Cilento possa essere stroncata con le pallottole non è solo un problema per i cittadini di questa terra. Quando un danese si fa una striscia di cocaina deve capire come la sua droga è arrivata a Copenaghen. Per questo motivo penso che sia importante dare la notizia sulla morte di Angelo Vassallo.

Giacomo Lorenzo Volli
Quanto è successo ad Angelo Vassalli è una sconfitta per tutti noi. Una sconfitta, sì, ma di quelle che motivano, che danno forza, che spingono a lottare con più energia. Anche solo sapere che un sindaco è riuscito, proprio in una di quelle regioni in cui più questa è forte, a tenere il suo paese libero e pulito dalla criminalità organizzata... Be’, secondo me è una gran cosa, è un gesto importane, è un modello da seguire: in un’epoca in cui sono calciatori e veline ad essere venerati come eroi, io credo che la persona a cui ispirarsi sia invece Angelo Vassallo. Per questo ho ritenuto doveroso partecipare a questa iniziativa e presenziare al funerale del sindaco di Pollica. Per questo ho preso il treno da Milano fino a Roma e da lì un pullman fino al piccolo paese del Cilento


Testi raccolati da F. Fornario e S. Salis (L'Unità, 10 settembre 2010)



 




 

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