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Home Documenti ''L'immunita' di Ciancimino'' al processo Mori. Tra testimonianze e minacce.
''L'immunita' di Ciancimino'' al processo Mori. Tra testimonianze e minacce. PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Aaron Pettinari   
Mercoledì 05 Maggio 2010 12:56
Palermo. Si è svolta questa mattina l'udienza del processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, entrambi accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel '95.
Questa volta a salire sul banco dei testimoni è stato l'ex legale dell'azienda del Gas in cui Vito Ciancimino deteneva le sue quote occulte, l'avv. Giovanna Livreri.
Interrogata sui suoi rapporti con il tributarista Gianni Lapis, condannato di recente insieme a Massimo Ciancimino nel processo d'appello per il cosiddetto 'tesoro' di Vito Ciancimino, la Livreri ha raccontato di aver saputo, proprio dal professore, che il quarto figlio del politico democristiano “godeva di una sorta di immunità”. In particolare, secondo il legale palermitano, “era garantito perchè aveva collaborato con lo Stato, con il padre Vito Ciancimino, nella cosidetta trattativa per fermare le stragi del '92”. Una condizione per la quale Massimo Ciancimino “aveva un corsia preferenziale”. Quindi ha aggiunto: “il professor Lapis - il quale aveva parlato alla Livreri della protezione a Ciancimino jr già nel 2005, in occasione della perquisizione dello studio e della sua abitazione - mi disse che mentre per Massimo Ciancinimo la polizia giudiziaria aveva usato metodi molto più soft, cioè edulcorati, per lui non fu così”. Infatti, “mentre da Ciancimino non vollero neppure la chiave della cassaforte di casa, da Lapis volevano fare saltare la cassaforte con la dinamite”.

L'avvocato Livreri ha poi sottolineato che “Massimo Ciancimino deteneva in casa i documenti del padre relativi alla trattativa e quindi alla cattura di Totò Riina. Era una sorta di 'salvacondottò per il futuro” ha continuato, “Lapis mi disse che Ciancimino era trattato così perchè aveva ottimi rapporti con le istituzioni, in quanto attraverso suo padre era stato arrestato Totò Riina”. “Insomma, Ciancimino era stato trattato meglio perchè garantito e di questo si lamentava Lapis, il quale mi parlò anche della trattativa. Mi disse che Massimo Ciancimino era stato contattato dal Ros per riuscire, attraverso il padre, a fare arrestare Riina”. In merito a ciò ha concluso dicendo che "Lapis mi parlò di Mori e De Donno solo riferendosi alla trattativa”.
Durante la deposizione l'avvocato ha parlato anche della società del metano appartenuta in passato a Vito Ciancimino e che aveva tra i soci Maria D'Anna, e il marito Ezio Brancato. “Il professor Lapis mi parlò di copertura politico-giudiziarie sulla società 'Gas'. In particolare mi fece il nome di un magistrato che stava a Roma e che si occupava della Gas perchè aveva degli interessi, si trattava di Giusto Sciacchitano (pm della Direzione nazionale antimafia ndr), mentre tra i politici mi fece il nome dell'ex ministro Carlo Vizzini che gli era stato molto vicino”. La Livreri, pur ribadendo in aula di non avere mai conosciuto il figlio dell'ex sindaco di Palermo, nel 2009 parlava con Lapis di Ciancimino via telefono. Se “Qualcuno lo farà fuori” aveva detto “non sarà certo la mafia ma lo Stato”, un fatto, ha aggiunto, che “lo penso anche oggi...”.

Oltre alla deposizione dell'avvocato a processo è stato ascoltato anche il colonnello dei carabinieri Massimo Giraudo. Questi, che ha ricoperto incarichi sotto la guida del Generale Mario Mori sia nel Ros che nel Sisde, ha riferito di presunti screzi tra questi e l'ufficiale Sergio De Caprio, alias “Ultimo”. “Nel '96  - ha raccontato - il Capitano De Caprio mi espresse il suo disappunto sulla decisione del generale Mori di non dargli 30 uomini da impiegare nella ricerca dell'allora latitante Bernardo Provenzano. A seguito di quell'episodio i rapporti tra i due rimasero molto tesi almeno fino al 2007”.
Innanzi ai giudici Giraudo ha anche ricordato di aver subito pressioni, nel 1994, da parte dello stesso Mario Mori, a sua volta condizionato da altri soggetti, affinchè non arrestasse un noto terrorista algerino. Al termine della deposizione il generale Mori è intervenuto per difendersi attraverso le dichiarazioni spontanee in cui ha escluso i dissidi con l'ufficiale De Caprio, quindi ha dato la propria versione in merito al mancato arresto dell'algerino. Il processo quindi è stato rinviato al 24 maggio per la prosecuzione del'esame dei testi del pubblico ministero.

Nel primo pomeriggio, con una nota alle agenzie Massimo Ciancimino è voluto intervenire sulle dichiarazioni della Livreri: “Non credo di avere mai ricevuto trattamenti di favore anzi... È forse anche palese un minimo di trattamento di non favore paragonato ad altri imputati. Sicuramente ogni tipo di disattenzione ha voluto solo giovare personaggi che ancora oggi godono di simili protezioni. Credo che gli ultimi accadimenti ne siano anche la conferma. La mia posizione scomoda di teste imbarazza molti, anche nel momento di manifestare un minimo di solidarietà. La mia è triste dirlo, ma è una corsa persa in partenza. La via della legalità è la più difficile da percorrere”. Il riferimento è al processo a suo carico, contrariamente alle aspettative, avvenuto con una condanna per riciclaggio in primo e secondo grado e alla notizia sulla lettera minatoria indirizzata a 'La Repubblica' di Palermo e al 'Giornale di Sicilia'. La notizia è stata divulgata dalle agenzie nella tarda serata di ieri. La busta, inviata da Firenze, conteneva un proiettile e un messaggio intimidatorio contro alcuni dei protagonisti di quello che il mittente anonimo definisce «un disegno eversivo intrapreso da magistrati comunisti».
Nello scritto si fa riferimento al procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, al Pm della Direzione distrettuale antimafia Nino Di Matteo, al procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, a Massimo Ciancimino e al pentito Gaspare Spatuzza, a vario titolo interessati nelle recenti inchieste sulle stragi del '92 - '93 che “direttamente o indirettamente subiranno le conseguenze di operazioni già pianificate”.
Vengono citati anche i giornalisti Rai Michele Santoro e Sandro Ruotolo “in attesa di decisioni” descritti come “giornalisti in appoggio ad un disegno eversivo intrapreso da magistrati comunisti”. Tutti questi personaggi, secondo l'anonimo, sarebbero autori di “un vero attacco a degni e valorosi uomini che hanno dignità al nostro paese”, con probabile riferimento a Berlusconi e Dell´Utri, oggetto di alcune dichiarazioni sia di Ciancimino che di Spatuzza. Quindi una conclusione con tono minaccioso: “Sono state disposte operazioni a sostegno della nostra democrazia. Tumori generati da un eccesso di ruoli all´interno del nostro sistema di poteri. Nessun altro ostacolo può essere posto a danno di quest´unico principio di democrazia”. Sempre nella serata di ieri una lettara di minacce è stata recapitata all'avvocato Francesca Russo, legale di Massimo Ciancimino, con l'invito a non “accreditare più” il figlio di don Vito, che in questi mesi viene sentito da numerose Procure italiane proprio in merito alla trattativa.

Aaron Pettinari da
AntimafiaDuemila




 

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