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Palermo, 19 luglio 2009, "Quel fresco profumo di libertà" PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Bertelli   
Domenica 09 Agosto 2009 10:50
Gioacchino Genchi ha affermato che gli assassini di Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta, pressati dall'urgenza di realizzare l'omicidio a causa di ciò che Borsellino aveva scoperto sulle collusioni tra Cosa Nostra e pezzi delle Istituzioni, sottovalutarono nell'estate del 1992 un fattore: la reazione della magistratura palermitana all'eccidio.

Il simbolo di questa reazione fu la lettera consegnata al procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco con la quale otto sostituti procuratori della direzione distrettuale antimafia di Palermo rassegnano le loro dimissioni. Roberto Scarpinato, Vittorio Teresi, Ignazio De Francisci, Teresa Principato, Nino Napoli, Nino Ingroia, Giovanni Ilarda ed Alfredo Morvillo scrissero: “Siamo disposti a rischiare, a morire, ma solo a condizione di sentirci partecipi di uno sforzo collettivo destinato, sia pure gradualmente, a raggiungere risultati concreti. E’ necessario che la procura di Palermo recuperi quell’unità di intenti, quello spirito di collaborazione che oggi appaiono gravemente compromessi. E lo dimostrano l’esistenza di divergenze, se non di spaccature, divenute ormai financo di dominio pubblico dopo la strage di Capaci, acuite dopo l’attentato di Via D’Amelio. Divergenze e spaccature che solo una guida autorevole ed indiscussa potrebbe sanare”. La lettera chiamava in causa anche “i vertici politico-istituzionali sempre pronti a coprire responsabilità ed inefficienze, ad illudere la pubblica opinione con leggi-manifesto e solenni dichiarazioni d’intenti sistematicamente disattese.” Gli otto sostituti ritirarono la lettera di dimissioni solo allorquando, dopo una serie di audizioni al CSM dei magistrati palermitani, il procuratore capo Giammanco il 28 luglio 1992 chiese ufficialmente al CSM di essere trasferito ad altro incarico.




Negli anni successivi alcuni dei più capaci e coraggiosi magistrati italiani chiesero al CSM di essere  trasferiti in Sicilia o di essere applicati alle indagini sulla stragi di Capaci e via D'Amelio presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta. Si trattò di una minoranza di Uomini delle Istituzioni che "tirarono la volata", arrivando ad individuare mandanti ed esecutori delle stragi interni a Cosa Nostra e ad aggredire incisivamente la struttura militare dell'organizzazione criminale.
Tuttavia quando questi magistrati e membri delle forze dell'ordine arrivarono vicino ai soggetti esterni a Cosa Nostra cointeressati alle stragi ed ai canali di trattativa tra Cosa Nostra ed il mondo politico-imprenditoriale, scattò la reazione della parte di società più intrecciata con l'associazione mafiosa.
Seguirono gli anni in cui buona parte dello schieramento politico approvò con grande euforia le "riforme" del "giusto processo" e della legislazione inerente i collaboratori di giustizia, passando nel 1997 attraverso un tentativo di snaturare la Costituzione in tema di Giustizia nella cosiddetta Commissione parlamentare Bicamerale che alla fine naufragò miseramente sugli scogli di interessi molto personali di alcuni suoi "autorevoli" protagonisti. Gherardo Colombo definì allora la Bicamerale "figlia della società del ricatto". Furono gli anni in cui diversi organi di stampa e televisivi riconducibili all'on. Silvio Berlusconi lanciarono una metodica campagna di diffamazione nei confronti di alcuni tra i magistrati più esposti nella lotta alla criminalità mafiosa: Vittorio Sgarbi nel 1995
durante la sua trasmissione "Sgarbi quotidiani" arrivò addirittura ad indicare il Procuratore di Palermo Giancarlo Caselli quale mandante morale dell'omicidio di Don Pino Puglisi. Curiosamente nel giugno 2009 dagli archivi del Tribunale di Palermo è emersa una lettera che secondo la Procura palermitana sarebbe stata scritta da un personaggio vicino a Bernardo Provenzano e che riporta una richiesta fatta direttamente all'on. Silvio Berlusconi di "mettere a disposizione le sue reti televisive" onde evitare il verificarsi di un "triste evento" ai danni dei figli di Berlusconi stesso.

Queste pessime scelte politiche affiancate da una martellante campagna di delegittimazione contro chi faceva solo il proprio dovere furono il segnale della mancanza di una chiara volontà politica di sostenere la parte migliore della magistratura nel fare piena luce sulle zone d'ombra che ancora rimangono su parte dei responsabili e mandanti delle stragi del 1992-93. Una volta "fiutato il vento", alcuni membri della magistratura si accodarono e rinunciarono a percorrere fino in fondo alcune piste investigative, alcuni per quieto vivere, altri per accedere al gabinetto di un ministro, altri ancora perchè probabilmente collusi. Roberto Scarpinato, Procuratore Aggiunto a Palermo, ha affermato senza mezzi termini: "Sulle stragi del 1992-93 a me, Ingroia e Tescaroli non è stato consentito di indagare come volevamo indagare, siamo stati emarginati. Ci hanno scippato quelle indagini e quando noi gridavamo e chiedevamo di essere ascoltati dal Consiglio Superiore della Magistratura per denunciare quello che stava accadendo, il Consiglio Superiore si è voltato dall'altra parte (Palermo, 19 luglio 2008)". Sullo sfondo di questo quadro di reciproca "non aggressione" tra Cosa Nostra e pezzi del mondo politico-imprenditoriale si intrecciarono poi nel corso degli anni vere e  proprie trattative tra l'organizzazione criminale e settori delle Istituzioni, trattative che con ogni probabilità furono alla base della nascita della cosiddetta seconda Repubblica e delle fortune di tanti attori in esse coinvolti. Spezzoni di tali trattative sono emersi  in sentenze passate in giudicato e stanno tuttora affiorando nell'ambito delle inchieste sulle stragi del 1992-93 e sul sempre vivo rapporto mafia-politica.



A distanza di diciassette anni dalla strage di via D'Amelio emerge tuttavia come gli assassini di Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta abbiano sottovalutato un altro fattore, cioè quanto lo stesso Borsellino ed i cinque agenti siano vivi nei loro familiari, in altri Uomini delle Istituzioni ed in tanti altri cittadini.
Non si spiega diversamente la rabbia che spinge Salvatore Borsellino da due anni a questa parte a dormire quattro ore per notte e a girare in lungo ed in largo l'Italia per partecipare a pubblici incontri e gridare la sua sete di Giustizia, fino ad organizzare una manifestazione nel 2009 che ha richiamato a Palermo persone persino da Londra e che si è svolta in parallelo in diverse altre città italiane.
Non si spiega altrimenti l'impegno con cui alcuni Magistrati stanno riaprendo le inchieste sulla strage di via D'Amelio lavorando senza sosta con la massima professionalità su tutti i nuovi elementi emersi nelle indagini e su quelli che nelle precedenti inchieste non erano stati sufficientemente valorizzati.
Non si capisce in altro modo la coerenza di alcuni membri delle forze dell'ordine che non hanno dimenticato il sacrificio dei loro colleghi ed hanno preso parte in prima persona alle manifestazioni del 19 luglio 2009.
Non si capisce altrimenti la perseveranza con la quale alcuni giornalisti continuano a tener viva la memoria di quegli anni terribili, consapevoli che solo raccontando quei fatti sia possibile comprendere l'attualità.


Questa parte di società si è data appuntamento il 18 ed il 19 luglio in diverse città italiane per ricordare il 17° anniversario della strage e la diretta streaming ha unito virtualmente per la prima volta tutti i partecipanti.  La forza della rete è stata determinante per l'organizzazione di tutta la manifestazione.

Il 18 luglio 2009 diverse centinaia di persone si sono radunate nel primo pomeriggio a Palermo in via D´Amelio e si sono avviate con un'agenda rossa in mano verso il Castello Utveggio sul monte Pellegrino, sede dalla quale con ogni probabilità è stato premuto il telecomando che ha innescato l'autobomba in via D'Amelio.


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Palermo, 19 luglio 2009: la "Marcia delle agende rosse"
Fonte: album di Francesco Cappello
 
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Palermo, 18 luglio 2009: la "Marcia delle agende rosse"
In primo piano la poesia GIUDICE PAOLO, di Marilena Monti
Fonte: album di Marilena Monti
 

Nella serata alla Facoltà di Giurisprudenza si è svolto un dibattito organizzato da Giorgio Bongiovanni e dalla rivista ANTIMAFIADuemila che ha raccolto una partecipazione come non si vedeva da anni a Palermo. Gli interventi degli oratori sono stati tutti eccezionali e non a caso su di essi i principali organi di stampa hanno steso un velo di silenzio. Tra tutti vogliamo solo segnalare le parole del Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia il quale ha detto "Noi in questo momento abbiamo bisogno di testimoni, perchè io sono convinto che ci sono ancora dentro alle Istituzioni dei testimoni che sanno molto di quella strage (di via D'Amelio, ndr), che sanno molto intorno a quella trattativa che accadde nel '92-'93 e questo è il momento che vengano fuori".


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Palermo, 18 luglio 2009: dibattito "I mandanti impuniti" presso la Facoltà di Giurisprudenza



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Palermo, 18 luglio 2009: dibattito "I mandanti impuniti" presso la Facoltà di Giurisprudenza
Da sinistra: Luigi de Magistris, Anna Petrozzi, Salvatore Borsellino



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Palermo, 18 luglio 2009: dibattito "I mandanti impuniti" presso la Facoltà di Giurisprudenza
Da sinistra: Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia e Giuseppe Lumia
Fonte immagini: Album di ANTIMAFIADuemila

La mattina di domenica 19 luglio solo poche decine di persone si sono presentate in via D'Amelio, i palermitani erano certamente pochi, ma è altrettanto vero che nel corso della giornata lenzuoli bianchi sono apparsi in segno di partecipazione sui balconi in più punti e verso le 17 del pomeriggio le persone presenti sul luogo erano nuovamente diverse centinaia.
La manifestazione in via D'Amelio ha poi raggiunto i due principali obiettivi
che ci eravamo proposti.
Da un lato il presidio ha fatto sì che non si ripetessero alcune passerelle di rappresentanti delle Istituzioni che già in passato avevano sfruttato l'occasione per pura convenienza personale, salvo poi adottare nel resto dell'anno comportamenti assolutamente incoerenti con la storia e la vita di Paolo Borsellino e dei cinque agenti di scorta. Salvatore Borsellino ha ripetuto fino allo sfinimento di aver il massimo rispetto delle Istituzioni, ma non di alcuni individui che queste Istituzioni occupano indegnamente. Questo è lo spirito con cui tanti di noi hanno preso parte a questa manifestazione. È stato sufficientemente mettere in chiaro questo punto per far sì che diversi "occupanti" le Istituzioni con la coscienza sporca decidessero di non presentarsi in via D'Amelio.


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Palermo, via Mariano d'Amelio, 19 luglio 2009: 17° anniversario della strage
Fonte: album di ANTIMAFIADuemila

In questo luogo sono stati invece presenti esponenti politici che, intervenendo dal palco come persone e non come rappresentanti di partito oppure semplicemente seguendo la manifestazione tra il pubblico, danno con il loro agire quotidiano una testimonianza viva del rispetto per le Istituzioni e per le persone che per queste hanno sacrificato la vita.


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Palermo, 19 luglio 2009: Sonia Alfano e Luigi de Magistris
Fonte: album di Claudio Marchina
 

Allo stesso modo in via D'Amelio sono stati presenti alcuni dei Magistrati che con più coerenza e coraggio tengono vivo Paolo Borsellino nella loro professione e li ringraziamo di cuore per aver partecipato alle nostre iniziative. Così come hanno partecipato alcuni ufficiali delle forze dell'ordine che hanno lavorato al fianco di Borsellino o che hanno dato con  il loro lavoro un contributo essenziale per individuare mandanti ed esecutori della strage di via D'Amelio.


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Palermo, 19 luglio 2009: Salvatore Borsellino e Sergio Lari
Fonte: album di ANTIMAFIADuemila


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Palermo, 19 luglio 2009: intervento di Gioacchino Genchi
Fonte: album di Fabiana Barbati
 

Il secondo obiettivo raggiunto della manifestazione di via D'Amelio è stato che sul palco si sono alternati familiari delle vittime, artisti e semplici cittadini che hanno espresso personalmente il perchè della loro presenza. Ci sono state persone che sono giunte da Londra, come i ragazzi del MEETUP di Grillo, oppure che hanno rivoluzionato i propri programmi, come Roberto, per poter esser quel giorno in via D'Amelio a Palermo. L'aver conosciuto queste persone proprio in questa occasione è stato un eccezionale risultato del lavoro di tutti, a partire dal lavoro del comitato cittadino "19 luglio 2009". Chi vive a Palermo sente certamente la pressione di Cosa Nostra sulla propria pelle ed ogni giorno fa i conti con questa realtà, questo fatto va attentamente considerato. Allo stesso modo bisogna aver il massimo rispetto per tutti coloro che sono giunti da ogni dove in via D'Amelio alla fine di un percorso fatto di atti quotidiani nei quali ciascuno, secondo le proprie possibilità, cerca di dare il meglio di sè per far vivere Paolo Borsellino ed i suoi agenti di scorta: la forza della manifestazione è derivata proprio da questo fatto. Chi ha percorso centinaia di chilometri per essere presente lo ha fatto proprio per incoraggiare coloro che vivono a Palermo ed in Sicilia e per fargli sentire che non sono soli.


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Palermo, 19 luglio 2009: Salvatore e Roberto
Fonte: album di Marino Sanna




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Palermo, 19 luglio 2009: Federica
Fonte: album di Giorgio Barbagallo




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Palermo, 19 luglio 2009, via D'Amelio, ore 16.55: il minuto di silenzio per ricordare la strage del 19 luglio 1992
nella quale furono uccisi Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina e Paolo Borsellino


La giornata del 19 luglio si è poi conclusa con un corteo da via D'Amelio a P.zza Magione dove si sono esibiti Giulio Cavalli ed alcuni dei più noti artisti siciliani. Anche in questo caso l'atmosfera è stata molto informale, nonostante il livello e la bravura di tutti gli artisti che hanno partecipato. In chiusura di serata è stata letta una lettera inviata da una delle figlie del collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, come ulteriore segno dell'affetto che oggi lega la famiglia di Calcara a quella di Paolo Borsellino.



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Palermo, 19 luglio 2009: il corteo da via d'Amelio a p.zza Magione
Fonte: album di Denise Fasanelli



 
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Palermo, 19 luglio 2009: un lenzuolo appeso ad un balcone al passaggio del
corteo da via d'Amelio a p.zza Magione
Fonte: album di Oreste Martinelli


 
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Palermo, 19 luglio 2009: il corteo da via d'Amelio a p.zza Magione
Fonte: album di Denise Fasanelli
 
 
Mentre queste iniziative erano in corso a Palermo, diverse altre manifestazioni avevano luogo in altre città italiane ed è stato possibile in più momenti allacciare un contatto telefonico diretto tra le varie città, mentre la diretta da Palermo proseguiva in streaming. Anche questo è stato un risultato notevole ed è stato un segno tangibile di quanto Paolo Borsellino e gli agenti siano ancora vivi, ben al di fuori dei confini della Sicilia e dell'Italia. Questo fatto non va sottovalutato.


Il 20 luglio 2009 infine si è svolto in mattinata a Palermo di fronte a palazzo di Giustizia un presidio di solidarietà ai magistrati impegnati nelle delicate indagini su Cosa Nostra, sulla trattativa tra l'organizzazione criminale e pezzi dello Stato e sulle stragi del 1992-93. Lo scopo di questo presidio è stato quello di far sentire ai magistrati che non sono soli, che una parte della società civile chiede Giustizia e che per questo cerca di incoraggiare chi svolge il proprio lavoro con il massimo della professionalità.  Durante il presidio, dall'interno di alcune finestre del palazzo di Giustizia sono stati esposti dei cartoncini rossi a richiamare l'agenda rossa di Paolo Borsellino, segno evidente di sostegno alla manifestazione. Un altro fatto da tener presente e che dimostra ancora una volta che "la partita è aperta".

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Palermo, 20 luglio 2009: il presidio di solidarietà ai magistrati di fronte al palazzo di Giustizia
Fonte: album di Gino Combattivamente



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Palermo, 20 luglio 2009: il presidio di solidarietà ai magistrati di fronte al palazzo di Giustizia
Fonte: album di Denise Fasanelli




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Palermo, 20 luglio 2009: il presidio di solidarietà ai magistrati di fronte al palazzo di Giustizia
Fonte: album di Valentina Culcasi
 

Nella ricerca della parte di verità ancora nascosta sulle stragi del 1992-93 ognuno è chiamato a fare la propria parte: le manifestazioni del 18-19 luglio 2009 sono state un segno tangibile e concreto di questa consapevolezza.


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