“Siamo oltre il porto delle nebbie. Oggi la Procura di Roma ha fatto ammutinamento rispetto ai provvedimenti dei giudici che hanno decretato l’illegittimità totale dell’operato della stessa Procura. I reperti che la Procura di Roma sta mantenendo abusivamente in sequestro sono tutti di proprietà del dr. Gioacchino Genchi. Per questo oggi i Pm di Roma si sono resi responsabili, tra l’altro, dei reati di rifiuto di atti d’ufficio e di appropriazione indebita. Peraltro, nei supporti informatici trattenuti ci sono atti relativi a delicate indagini per le quali il dr. Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità giudiziaria. E ci sono perfino atti e intercettazioni che riguardano il procuratore aggiunto Toro: tra l’altro sue conversazioni nelle quali nel maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi. I magistrati della Procura di Salerno sono stati cacciati su due piedi dal Csm per aver emesso un provvedimento dichiarato legittimo dal competente Tribunale del riesame. Mi chiedo: cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia? Mi auguro che la risposta non sia da rintracciare nel contenuto di quelle conversazioni”. Fabio Repici (21 aprile 2009)
"L´attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!"
(Gioacchino Genchi, 27 febbraio 2009)
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pws
- Nessuno tocchi Genchi
|2009-04-24 01:07:42
Tu che sai...resisti, Genchi!
(Corriere della Sera, 14 luglio 1993)
ROMA . "Le portero' i nomi al piu' presto", ha assicurato il procuratore di Palmi Agostino Cordova, congedandosi dal ministro dell' Interno, Mancino. L' incontro doveva chiarire la questione dei massoni annidati nelle Forze dell' ordine. Il ministro non ha intenzione di transigere. Vorrebbe espellere dai ranghi delle Forze armate gli iscritti alle logge, come gli chiedono il sindacato della polizia, Siulp, e il Cocer dei Carabinieri. Da solo, pero' , Mancino non e' in grado di prendere una decisione cosi' clamorosa. Percio' ha mandato una lettera al presidente del Consiglio, Ciampi. Chiede una discussione nel Governo sull' incompatibilita' per chi veste la divisa di appartenere alla massoneria. Il caso nasce tre mesi fa, quando il procuratore di Palmi parla per la prima volta di "riluttanze" da parte di funzionari ogni volta che c' e' da svolgere indagini su massoni. Dal ministero dell' Interno parti' una circolare in cui si chiedeva ai vari comandi di accertare l' eventuale presenza di iscritti alle logge. Solo una decina di questure su 90 hanno risposto indicando qualche nome. Nessuna risposta dai Carabinieri e dalla Finanza. Ma chi sono i funzionari che hanno mostrato "riluttanza"? Anche su questo il magistrato si e' impegnato ad essere piu' preciso in seguito. Davanti alla Commissione antimafia, nei giorni scorsi, Cordova aveva detto di essersi rivolto a una trentina di uffici della Digos e ad altrettanti comandi dei Carabinieri, invitandoli a indagare e, "tranne poche eccezioni", aveva ricevuto risposte vaghe o nessuna..Cordova aveva aggiunto nel corso di quell' audizione che la presenza nelle Forze di polizia di "numerosi" iscritti alla massoneria poteva essere la causa della scarsa collaborazione. Secondo il magistrato c' e' anche una forte presenza massonica in Parlamento. Almeno 19 sono i parlamentari in carica, che a suo tempo figuravano nelle liste della loggia P2 di Gelli. Massoni anche fra i giudici. Proprio oggi il Consiglio superiore della magistratura approvera' una relazione in cui si dichiara incompatibile l' appartenenza alle logge massoniche per chi milita nell' ordine giudiziario. Il caso nasce sempre dall' inchiesta di Cordova. Negli elenchi a lui consegnati dall' ex Gran Maestro del Grande Oriente d' Italia Di Bernardo, Cordova ha trovato i nomi di 36 giudici. E li ha mandati al Csm. L' organo di autogoverno dei giudici ha discusso la questione. E ha stilato un documento che dovrebbe, appunto, essere approvato oggi. Vi si legge che l' incompatibilita' tra la professione e l' iscrizione nelle liste della massoneria deriva dalla segretezza degli scopi, dai vincoli di solidarieta' fra gli aderenti alle logge, dal carattere permanente dell' affiliazione, dal dovere di obbedienza assunto con giuramento. Nella relazione si chiede la trasmissione degli atti ai titolari dell' azione disciplinare per eventuali sanzioni a carico dei magistrati massoni. M. Ne.