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Petizione contro Cuffaro in Commissione di Vigilanza Rai PDF Stampa E-mail AddThis Social Bookmark Button
Editoriali - Editoriali
Scritto da Margherita Guagliumi   
Mercoledì 25 Febbraio 2009 22:31
NON VOGLIAMO CUFFARO ALLA RAI, LA STESSA PERSONA CHE ATTACCO' GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO PER IL LORO OPERATO. RIBELLIAMOCI!

http://firmiamo.it/fuoricuffarodallavigilanzarainoidiciamono

FIRMATE IN MASSA E FATE GIRARE QUESTA PETIZIONE PER DIRE NO!

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Salvatore Manzo  - Totò vasa vasa...   |2009-02-26 13:08:00
Molto lodevole l'inziativa della pezione per protestare contro quest'altra
ignobile vergogna tutta all'italiana... Come se, ormai, i cittadini si siano
abituati a tali nefandezze!
Ma, sono altresì convinto che, il pregiudicato
Totò Cuffaro oltre che a non metter piede in commissione di vigilanza RAI,
prima di qualsiasi altro importante incarico istituzionale non dovrebbe
assolutamente essere nemmeno in parlamento! Ma lui c'è ed è senatore!Altro che
commissione...
Perchè rimanga sempre ben evidente voglio trascrivere qui di
seguito i procedimenti giudiziari penali a suo carico:
Cuffaro ha ricevuto il
suo primo avviso di garanzia per una presunta tangente intascata
dall'eurodeputato Salvo Lima nel 1993. L'indagine era partita dalle
dichiarazioni di un pentito, che però si rivelarono subito false, in quanto
Lima nel 1993 era già morto.Durante la sua prima presidenza alla Regione
Siciliana Cuffaro è entrato, insieme ad altri, nel registro degli indagati per
il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta
sui rapporti tra il clan di Brancaccio e ambienti della politica locale. Con gli
elementi raccolti, gli inquirenti ritengono che, attraverso Antonio Borzacchelli
e Miceli (precedentemente assessore UDC al Comune di Palermo, legato a Cuffaro)
e grazie alle talpe presenti nella Direzione distrettuale antimafia di Palermo,
Cuffaro abbia informato Giuseppe Guttadauro, boss mafioso ma anche collega
medico di Miceli all'Ospedale Civico di Palermo, e Michele Aiello, importante
imprenditore siciliano nel settore della sanità, indagato per associazione
mafiosa, di notizie riservate legate alle indagini in corso che li vede
coinvolti.Nel settembre del 2005, Cuffaro per questi fatti, negati
dall'interessato, è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato
alla Mafia e rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio, mentre non
è stata accolta l'accusa di concorso esterno. Secondo il GUP è accertato che
abbia fornito all'imprenditore Aiello informazioni fondamentali per sviare le
indagini, grazie a una fonte non ancora nota, incontrandolo da solo in
circostanze sospette, riferendo che le due talpe che gli fornivano informazioni
sulle indagini che lo riguardavano erano state scoperte. Nell'incontro, anche
una discussione riguardante l'approvazione del tariffario regionale da
applicarsi alle società di diagnosi medica posseduta dall'imprenditore. Aiello
ha ammesso entrambi i fatti, Cuffaro afferma soltanto che si sia discusso delle
tariffe. Il GUP ipotizza inoltre che il mafioso Guttadauro sia venuto a
conoscenza da Cuffaro delle microspie, in funzione del suo rapporto con Aiello,
sempre per via del contatto con i due marescialli corrotti, in servizio ai
nuclei di polizia giudiziaria della Procura di Palermo, uno dei quali è stato
l'autore del piazzamento delle microspie. Secondo una perizia ordinata dal
tribunale nel corso del processo a Miceli, nei momenti in cui si è scoperta a
casa di Guttadauro la microspia, sarebbero state confermate le testimonianze
secondo le quali la moglie del boss mafioso ha dato merito a Totò Cuffaro del
ritrovamento.Nel dicembre 2006, Miceli è stato condannato in primo grado per
concorso esterno in associazione mafiosa.
Il 15 ottobre 2007 il procuratore
aggiunto del processo a Cuffaro Giuseppe Pignatone ha chiesto 8 anni di
reclusione per l'attuale Presidente della Regione Sicilia, per quanto riguarda i
seguenti capi d'imputazione:
favoreggiamento a Cosa Nostra;
rivelazione di
segreto d'ufficio.
Il 18 gennaio 2008 Cuffaro viene dichiarato colpevole di
favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di
Palermo e condannato a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici
uffici. Cuffaro assiste alla lettura della sentenza nell'aula bunker di
Pagliarelli e dichiara immediatamente di non essere intenzionato ad abbandonare
il suo ruolo di presidente della regione Sicilia. Nel frattempo, la
pubblicazione di una serie di foto che lo ritraggono con un vassoio di cannoli,
mentre apparentemente festeggia per non essere stato condannato per
favoreggiamento della mafia, provoca un grande imbarazzo. Il 24 gennaio 2008
l'Assemblea regionale siciliana respinge la mozione di sfiducia (53 voti contro
32) presentata dal centro sinistra. Nonostante il voto di fiducia del Parlamento
siciliano, Cuffaro si dimette due giorni dopo, nel corso di una seduta
straordinaria dell'Assemblea. Cuffaro ha annunciato che appellerà la sentenza.

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