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Editoriali - Editoriali
Scritto da Luigi De Magistris   
Lunedì 19 Gennaio 2009 11:58

Giustizia e libertà 

De Magistris: E' il momento di resistere e di lottare

di Luigi De Magistris




L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.
Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.
Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.
Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.
Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.
Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.
In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.

Ma non bisogna avere timore. La storia – ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici – ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).
Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale – nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori – della salvaguardia dei valori costituzionali.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.
Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione – nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione – anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?

Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia. In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari). Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino.

Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.
Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei cd. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia. L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.

Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire. La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.

Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.

Luigi De Magistris è giudice del Riesame a Napoli

(19 gennaio 2009)

Comments:

Commenti
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Sara Pn   |2009-01-19 15:47:48
"Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni
giudicheranno questa nostra Assemblea costituente: se la sentiranno alta e
solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente romana, dove un
secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. Io credo di si: credo che i nostri
posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente
è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene, che
con l'andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa
nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana,
seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi
saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei
morti, che noi conosciamo a uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni
e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie
africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a
Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria
Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l'eroismo è giunto alla soglia della
santità.
Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità,
come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che
occorreva per restituire all'Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si
sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di
testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è
rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare,
stabili e oneste il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una
solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco, in
verità, chiedono i nostri morti. Non dobbiamo tradirli."
Piero
Calamandrei, 7 marzo 1947
art3costituzione  - I VERI PADRI COSTITUENTI   |2009-01-21 14:18:19
Grazie Sara di avermi fatto conoscere questa pagina indelebile di Calamandrei.
Non mi vergogno di scrivere che mi sono commosso. Cercherò di inserirli nei
miei blogs che ho in rete.
Alla commozione è seguito lo sdegno: i politicanti,
e non politici, hanno tradito quegli insegnamenti. Si sono resi complici delle
morti di coloro che si sono attenuti a quegli insegnamenti. Io la penso come De
Magistris: sono eroi come coloro che hanno lottato contro il nazi-fascismo e li
considero padri costituenti. Fanno parte tutti di una "Scuola
Siciliana", così la chiamo io, il cui padre fondatore è Don Sturzo. La
lista sarebbe lunga ma voglio citare i nomi di coloro che sono rimasti impressi
nella nostra memoria: GAETANO COSTA, ANTONIO SCOPELLITI, ROSARIO LIVATINO,
GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO.
Mentre un siciliano al governo l'ha violato
la Costituzione frutto del sangue dei nostri eroi. Se vuoi vai al mio blog
http://nolodocasta.blogspot.com/ troverai circostanziate analisi di quanto sto
scrivendo ora.
Salvatore Manzo  - le mie emozioni   |2009-01-19 16:06:22
Carissimo dott. Luigi De Magistris,
ritengo sia doveroso da parte mia, ma anche
indispensabile, essendo uno dei cittadini che tra i più importanti valori della
vita dà priorità a GIUSTIZIA e LIBERTA', il dover lasciare un modestissimo
commento a ciò che Lei
ha scritto.
Innanzitutto, Lei, oltre ad aver fatto un
quadro chiarissimo di ciò che è stata ed è la situazione del nostro paese da
circa trent'anni ad oggi, è riuscito con notevole semplicità, ma con eloquenti
conoscenze, ad esprimere le sue emozioni e sensazioni, facendomi di conseguenza
sentire "meno solo".
Con queste ultime due parole intendo che, spesso
pur riscontrando che la politica insieme alle organizzazioni criminali stanno
scardinando il sistema giudiziario, avverto una sensazione di solitudine,
sensazione che, grazie alle Sue, splendide parole avverto con meno intensità!
Colgo l'occasione per dimostrarLe tutta la mia solidarietà in merito alle
vicende da Lei vissute e subite. Ce n'è ancora tanta gente onesta in questo
maltrattatissimo paese e come ha scritto Lei, in funzione degli ideali di
giustizia e libertà dobbiamo essere forti e non desistere alla disinformazione
e alla deligittimazione della democrazia in senso lato. Grazie per il Suo
"normale lavoro", o almeno così dovrebbe essere per coloro che come Lei
hanno deciso di intraprendere la magistratura. Un normale lavoro perchè il
compito di un magistrato non è altro che garantire il rispetto delle leggi e
porre tutti i cittadini sullo stesso piano. Ma a causa di molti suoi colleghi e
politici ciò non avviene, per cui le persone oneste come Lei vanno a finire su
tutte le cronache dei giornali, i quali su consiglio dei loro padroni
deligittimano chi fà il prorio dovere!
gia70  - ULTIMA ORA   |2009-01-19 20:34:43
De Magistris, CSM sospende Apicella dalle sue funzioni e dallo stipendio e
trasferisce Jannelli.
Buona serata a tutti i frequentatori di questo
meraviglioso sito.
Shiloh   |2009-01-19 21:44:46
Oddio, buona serata...
Che dire?

In questo giorno, in questa data, che da un
lato ha visto la nascita di un UOMO profondamente legato ai concetti di Onestà,
Giustizia e Diritto, Paolo Borsellino, siamo costretti ad assistere al trionfo
del malaffare legalizzato, della "mafia togata e massone".

Che
schifo, che squallore che pena.
Mi fanno anche pena, sì, perchè li vedo
arrampicarsi su specchi sempre più insaponati.
Eppure reggono.

Io spero
solo che riescano a salire talmente in alto che quando cadranno i loro resti
possano essere raccolti soltanto con l'aspirapolvere

Luciana
igrr  - Per la gran carità fermatevi....!!!!!   |2009-01-20 00:11:18
.....fermatevi...fermatevi, siete pazzi...!
Possibile che non capiscono che più
affondano gli artigli nella libertà,nella verità e in tutto ciò che per il
popolo è sacrosanto...,e più la risposta a queste ingiustizie sarà penosa. Ma
non hanno proprio imparato nulla dalla storia, non hanno visto che fine fecero i
dittatori .., i poteri forti.., la stessa chiesa paga ancora oggi lo smacco
dell'inquisizione.., e tutti questi avvoltoi faranno la stessa fine..si stanno
rovinando con le loro mani, perché non si può sperare nell'eterna pazienza dei
"più deboli", dei più indifesi..
E allora se credete fate
pure,succhiate...succhiate..!
blackhole   |2009-01-20 23:23:39
Commovente.
Niente da dire.
Solo vorrei ricordare che, la forza di queste
parole, smuove le coscienze delle persone oneste (e magari anche di coloro con
la coscienza sporca).
Grazie Giudice De Magistris

stefano

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