Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla.
Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare. Paolo Borsellino
Giovedì scorso una sgradita sorpresa per magistrati e giudici del Palazzo di Giustizia di Trapani. I loro computer erano in tilt come lo erano, e lo avrebbero presto scoperto, anche quelli dei quasi tutti i Palazzi di Giustizia della Sicilia. E questo perchè il ministero di via Arenula ha deciso di «ammodernare» i suoi apparati. In che modo? Portando sotto la gestione di un solo server e di una sola società, gruppo Telecom, il controllo dei computer dell’amministrazione giudiziaria. L’operazione di «traslazione», così viene chiamata, del controllo remoto, dal server locale a quello centrale, ha però bloccato i pc dei diversi uffici.
L’accaduto ha portato a scoprire che la decisione del ministero non piace tanto all’interno del mondo giudiziario. Intanto c’è di mezzo l’efficienza del servizio, come si è capito già dal suo avvio, con i pc inutilizzabili per molte ore, fino a ieri alcuni magistrati hanno confermato che si è molto rallentato il lavoro dei pc collegati alla rete del ministero della Giustizia, alcuni magistrati, e non sono pochi, hanno deciso di acquistare personal computer per potere lavorare con maggiore autonomia. Ma non solo per questa ragione.
La circostanza che a livello «remoto» qualcuno possa immettersi, senza essere visto, nei pc di procure e tribunali, non suscita un gran chè di entusiasmo. Anche prima esisteva il controllo «remoto», ossia qualcuno che per manutenzione poteva immettersi nella rete, ma a poterlo fare erano soggetti di ditte incaricate,operanti presso ogni Tribunale, che dunque lavoravano in loco e potevano godere di rapporti di fiducia perchè pm e giudici ne avevano conoscenza personale. Personale poi risultato indispensabile in questi giorni, è toccato a loro mettere riparo ai danni che avevano fermato i computer. Personale che paradossalmente per via delle nuove procedure rischia il posto di lavoro. I nuovi tecnici saranno virtuali.
In nome dell’ammodernamento è spuntato una specie di «grande fratello», occhi che possono guardare dentro i computer di pm e giudici. «Finiremo – dice un pm – che sul computer dell’ufficio terremo l’indispensabile e ci porteremo per lavorare un nostro personale pc, in assenza di garanzie certe sulla inviolabilità dei computer».
Ultima curiosità. La «traslazione» dai server locali a quello centrale (che non si sa nemmeno dove si trovi) è cominciata interessando gli uffici giudiziari siciliani e toscani, guarda caso quelli oggi più esposti nella lotta alla criminalità e agli «intrecci» pericolosi con la politica.
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!
luisfriend
|2010-04-27 12:12:34
Questa cosa passa in "sordina" perchè realmente non se n'è compreso il reale pericolo......
A parte noi licenziati, lavoratori "fantasma" non riconosciuti e tenuti volutamente nell'oblìo, quanti di noi si sono mai chiesti cosa vuol dire controllare un Pc da remoto, quando quel PC appartiene ad un Magistrato come Lari, o Ingroia, o Di Matteo ???
La Resistenza in questo sta fallendo, siamo spesse volte presi da tutt'altro, probabilmente i tentativi di "depistaggio" o di "affossamento" di coloro che stanno perseguendo un piano, ormai non più così segreto sono riusciti.