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Home Home Editoriali Faccia da mostro, signor Franco e il film “Fantamafia”
Faccia da mostro, signor Franco e il film “Fantamafia” PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Pippo Giordano   
Giovedì 16 Dicembre 2010 10:51
Solo pochi giorni fa in un post pubblicato su questo sito ho scritto: “E se ci fermassimo tutti per riflettere e lasciar lavorare i PM di Palermo, Caltanissetta e Firenze sulle strage di mafia del 92/93?”

Ovviamente, il mio invito era rivolto a tutti, me compreso, ed era scaturito a seguito delle dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino che accostava Gianni De Gennaro come colui vicino all'ormai famoso “signor Franco”. Non voglio usurpare professioni o incarichi istituzionali, mi riferisco ai giornalisti e ai politici, ma a me sembra di assistere alla nascita di una nuova figura istituzionale, ovvero il Tribunale mediatico privo di territorialità giurisdizionale ove, per usare una vetusta terminologia, si istruiscono processi ancor prima che nelle aule naturali di Giustizia.

Ci sono articolisti che evidenziano fatti come se loro stessi fossero in qualche modo addentro alle inchieste. Poi, ci sono politici, come nel caso dell'On. Fabrizio Cicchitto, che ha affermato: ''Già prima della calunnia contro De Gennaro, per noi Ciancimino jr era inattendibile. Ed è gravissimo che ci sia ancora chi - come la Procura di Palermo - prova a salvarne caso per caso, parzialmente, l'attendibilità......”

Ecco, vorrei dire all'esimio Onorevole Cicchitto che non spetta a lui dare patenti di “inattendibilità”. Come non spetta a lui giudicare l'operato della Procura di Palermo in ordine alle dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino. Ci sono Organi deputati a farlo. Parimenti, non spettava nemmeno al senatore Marcello Dell'Utri, assegnare l'alto encomio di Eroe a Vittorio Mangano e non ho letto una dichiarazione di condanna da parte di Cicchitto. Ma a chi fanno paura le dichiarazioni di Massimo Ciancimino?

Intanto mi preme sottolineare che a me non piace la parola “misteri”, anche se a volte la uso per rimarcare un episodio. Sovente questa parola, viene usata nei fatti di mafia in modo spropositato. Ad esempio, io non colgo nessun alone di mistero per la scomparsa dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino: sono convinto che si è trattato di un furto e che è divenuto poi mistero solo perché la Cassazione ha messo la parola fine ad un nuovo iter processuale. Così dicasi per la “faccia da mostro” o il marziano “signor Franco”: nessun mistero! Le indagini riusciranno a dare un nome ad ambedue le figure e collocarne paventate responsabilità. E, sono convinto, che succederà molto presto.

Poi, che un Magistrato come Domenico Gozzo sia costretto a rispondere ad alcune perplessità evidenziate nell'articolo "Ciancimino jr: testimone o gran depistatore?" (di Sandra Rizza ndr), è senza dubbio un elemento che fa onore al Procuratore Gozzo. Ma allo stesso tempo, egli evidenzia quelle che sono le prerogative istituzionali del suo Ufficio. Ed ecco in incipit la mia affermazione: lasciamo lavorare i PM.

Che Massimo Ciancimino sia o non sia attendibile o come ipotizzato “gran depistatore”, lo stabilirà la verità processuale. E, lo stesso Ciancimino non poteva non immaginare che il suo colloquio confidenziale con uno della DIA, non avrebbe potuto avere seguito. E, non credo affatto che egli nel pronunciare il nome di De Gennaro abbia perso il suo “appeal” presso la Procura di Caltanissetta.

La recente notizia che uno dei massimi attori della lotta alla mafia degli ultimi trentanni, sarà escusso in qualità di testimone è di una “normalità” elementare e che vale ovviamente per tutti: non ci trovo nulla di eccezionale. Gianni De Gennaro, così come ogni cittadino di questo Paese e come hanno fatto gli ex presidenti della Repubblica Ciampi e Scalfaro, si presenterà innanzi ai Giudici e dirà quello che dovrà dire. Altri che ricoprono alti incarichi Istituzionali si tengono alla larga dalla aule di Tribunali e certamente non fa loro onore.

Infine, sento la necessità di dire che talvolta parlare di fatti riconducibili a Cosa nostra appare talmente puerile che è persino ovvio parlarne. E, alcune volte mi sembra di assistere ad un film tridimensionale dal titolo “ Fantamafia”.

Il vero problema del variegato mondo mafioso è capirne le “sfumature” i “silenzi” e soprattutto cogliere minuzie condite da gestualità latenti. In siffatto contesto si deve giocoforza valutare il comportamento di Massimo Ciancimino che è bene ricordare non può non essere avulso da quella scuola di pensiero mafioso che fu di suo padre Vito. Tuttavia, anche in quest'ottica, Massimo Ciancimino dovrebbe essere “interpretato”, “capito” e finanche comprenderne il suo dramma esistenziale. La cautela sulle sue dichiarazioni è d'obbligo. Ma , per favore, giornalisti e politici lasciate che i PM di Palermo, Caltanissetta e Firenze compiano il proprio lavoro, senza che teoremi o intromissioni minino il loro operato. E, come disse Sciascia ”ad ognuno il suo”.

Intelligenti pauca!

Pippo Giordano











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