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Ninni Cassarà. Un poliziotto inascoltato. PDF Stampa E-mail
Documenti - Per non dimenticare
Scritto da Pippo Giordano   
Venerdì 05 Agosto 2011 15:51
L'attentato a Ninni Cassarà, avvenuta il 6 agosto del 1985, come quello di Boris Giuliano, Chinnici, Montana e tanti altri, si poteva evitare.
Ricordando gli anni ottanta, mi sovviene con amarezza che la morte di tanti onesti e leali servitori dello Stato, non è servito assolutamente a nulla, tant'è che le stragi del 92/93 testimoniano il fallimento di un'annunciata lotta alla mafia. Non occorre essere esperti di cose di Cosa nostra per capire che gli anni ottanta e novanta rappresentano una pagina nera delle nostra Repubblica. Ed è doveroso da parte mia, proprio in memoria di Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, ricordare il loro sacrificio. Ninni Casarà, oltre che un collega, era un caro amico. Insieme abbiamo sognato una Palermo diversa, libera dalla mafia. Invero, pur lavorando alacremente, come testimoniano i risultati investigativi di quel tempo, devo ammettere che tutti i nostri sforzi di allora non servirono a nulla. Ma, la frase che ci faceva dannare era "ma cu vu fa fare?!", pronunciata da amici, parenti ed anche colleghi. Oggi, quelle parole risuonano nella mia mente e sono sono fiero di non averle ascoltate anche dopo la morte di Cassarà. La forza dell'amicizia non si misura con la paura della morte, essa ha rapresentato per me e Cassarà una condotta di vita. Ed ogni volta che Ninnì mi esternava timori o preoccupazioni sull'andamento di un'indagine sapeva di parlare a suo "fratello". Del resto, egli ebbe modo di verificare quanta stima nutrivo nei suoi confronti. Un giorno diedi modo di verificare la mia lealtà.

Cassarà, fu abbandonato. Cassarà rimase tremendamente solo, ci eravamo sentiti il giorno prima del suo attentato. Appresi la notizia della sua morte mentre stavo indagando proprio su un'indagine sua e di Falcone e che riguardava un'impresa edile legata alla mafia che stava edificando al nord.

Cassarà, nel condurre la V° Sezione investigativa, aveva posto in essere metodi innovativi manageriali ma soprattutto aveva intuito che il fenomeno Cosa nostra non poteva essere relegato all'area palermitana o siciliana.

Con Cassarà costituimmo il Comitato Lillo Zucchetto, mio collega assassinato dalla mafia, per tentare di rompere quell'ingessato mondo del Ministero dell'Interno. Chiedevamo, mezzi e uomini per poter incidere sulla lotta alla mafia. Chiedemmo e ottenemmo un incontro con l'Alto Commissario alla lotta alla mafia, ma rimanemmo inascoltati: lo Stato era sordo e persino strabico. Però, qualcuno andava a veniva da Santa Maria di Gesù e non ci andava per rendere omaggio al cimitero, ma ci andava per omaggiare il "Principe". Qualcun'altro invece, sceglieva pranzi conviviali nell'agro di Ciaculli, piuttosto che a Zagarella. E noi, illusi e ingenui trascuravamo le famiglie per un ideale. Quane volte con Ninni, rimasti soli in ufficio commentavamo, le nostre sconfitte le nostre amarezze, ma la mattina dopo eravamo al nostro posto a continuare il lavoro.

La forza di Cassarà, stava nell'onestà, stava nella consapevolezza di essere nel giusto e quella brezza che spirava nella nostra Sezione era dovuta al suo modo schietto e sincero di rapportarsi con tutti noi. La presenza costante di Giovanni Falcone, dava a Cassarà e a noi uno stimolo in più. Ci sono stati giorni felici e giorni tristi ma la determinazione di Ninnì era encomiabile: noi della Sezione percepivamo il carisma di un "Capo" che capo non era perchè era uno di noi. Spesso, Ninnì mi chiamava al telefono e apostrafava "sbirro".

Roberto Antiochia, ragazzo gentile allegro non faceva parte della pattuglia da me comandata e per i ruoli all'interno della Sezione non ebbi mai modo di lavorare con lui. Tuttavia, ne aprezzavo il "silenzio" e la serietà di espressione. Egli, morì accanto a Ninni a me non fu permesso recarmi a Palermo dopo l'omicidio di Beppe Montana. Cassarà stesso me l'ho impedì e solo dopo la sua morte seppi il motivo di tanta ostinazione.

Ninni grazie per la tua amicizia: amicizia che ha accompagnato e accompagna la mia vita. Lillo, Beppe, Roberto , Natale e Ninni, vi ricordo con affetto.



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piotta   |2011-08-06 17:27:47
la costante dell'abbandono da parte delle Istituzioni dovrebbe farci
riflettere...erano già stati condannati a morte!!!

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