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Mafia: due incontri con Salvatore Borsellino a San Lazzaro di Savena (Bo) - 17/11/2017
di Redazione 19luglio1992.com - 16 novembre 2017

(DIRETTA STREMING)
Salvatore Borsellino, fratello minore di Paolo, sarà ospite a San Lazzaro di Savena (Bologna) in due incontri organizzati per il 17 novembre da Agende Rosse.  Alla mattina sarà intervistato dal giornalista Marco Lillo all'Itc Mattei, alle 10.30, in un'iniziativa dal titolo 'Bugie e verità. La lunga strada per arrivare ai mandanti delle Stragi del 1992-1993'. Il pomeriggio è invece previsto un convegno, alle 18.30, alla camera del lavoro di San Lazzaro, su 'Le verità taciute del processo Borsellino quater'. Dopo l'introduzione di Luana Rocchi, segreteria Cgil di Bologna, prenderanno la parola, oltre a Borsellino, gli avvocati Calogero Montante, Domenico Morace e Fabio Repici. Modererà sempre Marco Lillo del Fatto Quotidiano.
(ANSA)

L'incontro delle 18.30 verrà trasmesso in diretta streaming



 

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Mappa gruppi Agende Rosse

13

Set

2017

A Saluzzo appuntamento con Salvatore Borsellino - 16/9/2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione www.targatocn.it   

di redazione www.targatocn.it - 13 settembre 2017

Sabato 16 settembre nell’ambito di Aritmia alla Caserma Mario Musso (Piazza Montebello 1, 12037 Saluzzo, Cuneo) a partire dalle ore 17, sarà presente Salvatore Borsellino e si parlerà di antimafia anche presentando il libro “Paolo Borsellino - un eroe semplice” di Roberto Rossetti. Salvatore parlerà del progetto agende Rosse che, finalmente, è approdato a Saluzzo affidando il coordinamento ad Andrea Isoardi. Presenti all’evento anche due storiche figure del Movimento Anna e Giancarlo Finessi del gruppo di Varese.

Redazione www.targatocn.it

 

05

Set

2017

Lettera a mio fratello Sindaco Pescatore: 'Non tornare, ti ucciderebbero ancora' PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Vassallo   
di Dario Vassallo - 5 settembre 2017

Caro Angelo,

sono già trascorsi 7 anni da quando ti hanno ucciso e in  questi 7 anni il Cilento e questo nostro Paese sono  precipitati sempre più in basso.

Se tu tornassi non riconosceresti la tua Pollica e tantomeno Acciaroli, lì dove noi siamo cresciuti e diventati uomini è diventato tutto artificiale, come un parco divertimenti, suoni, rumori, cemento, tanto.

Troppo cemento, puzza di fritture, soldi, alcool, droga costellano l'estate e "altri" la fanno da padrone.

Dove tu con la tua opera hai fatto conoscere a tutti noi la bellezza, non c'è più nulla di concreto, di solido; tutto è diventato effimero e commerciale e l'unica bellezza, che la maggior parte dei tuoi paesani riconosce, è la bellezza dei soldi e, come avevo previsto dopo la tua morte, in pochi anni da proprietari molti sono diventati garzoni.
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02

Set

2017

Caso Manca, Spataro e quel (mancato) rispetto per le vittime e i loro familiari PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo   
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 2 settembre 2017

Ho preso atto della lettera inviatami dalla signora Manca il cui dolore profondamente rispetto. Io ho riportato quanto scritto in sentenza e ritengo che non sia possibile replicare ai parenti delle persone decedute o vittime di reati, se non invitandoli a leggere attentamente gli atti processuali”. Il procuratore di Torino, Armando Spataro, parla di “rispetto” nei confronti del dolore di Angela Manca. Poi però la invita “a leggere attentamente gli atti processuali”. Un paio di contraddizioni in sole tre righe. Un bel record, non c’è che dire. Sarebbe questo il “rispetto” che merita una madre a cui hanno ucciso un figlio in circostanze misteriose? Per carità, nessuno si aspettava alcuna pietas da parte di un magistrato che si improvvisa difensore di ufficio dei suoi colleghi di Viterbo. Ma in queste occasioni il buon gusto di tacere sarebbe stato d’obbligo. E invece no: nessuna replica - nel merito - da parte di Spataro alle minuziose osservazioni elencate una dopo l’altra nella lettera della signora Manca pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano.
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12

Set

2017

L'affondo dell'avv. Fabio Repici: Barcellona fra Corleone e Tombstone PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Repici   
di Fabio Repici - 12 settembre 2017

Era il maggio 2005 e a rompere la crosta di decenni di buio dell’informazione e omertà furono le parole di una grande giornalista come Federica Sciarelli. Aveva invitato a «Chi l’ha visto?» i genitori di Attilio Manca, l’urologo barcellonese morto a Viterbo più di un anno prima, e con la nettezza della semplicità disse che Barcellona Pozzo di Gotto era «la Corleone del Duemila». L’allora Procuratore generale Antonio Franco Cassata se ne dolse quasi fosse un’offesa personale, e scrisse parole di fuoco, su carta intestata del suo ufficio, come se si trattasse di un atto istituzionale, all’indirizzo di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e pure Vigili Urbani, recriminando contro le parole della giornalista della Rai. Cassata, in realtà, seppure in quel momento erano in pochi a saperlo, stava vivendo il suo Tsunami (era il nome dell’informativa di reato). Ma in quel caso superò le momentanee difficoltà derivategli dalle indagini dei Carabinieri sulle protezioni giudiziarie in favore degli amministratori di Terme Vigliatore. Fu qualche anno dopo, quando lo tsunami prese il nome di Adolfo Parmaliana, dopo il suicidio del docente universitario del 2 ottobre 2008, che Cassata fu spazzato via. Certo, nessuno può dimenticare che fino al giorno prima della sentenza di condanna per la diffamazione ai danni della memoria di Adolfo Parmaliana, compiuta con un dossier anonimo nel più bieco stile dei corvi di Sicilia, al palazzo di giustizia e nel distretto di Messina quasi tutti continuavano a omaggiarlo. Eravamo in pochi, molto pochi, al tempo a stare dalla parte del giusto, cioè di Adolfo.
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03

Set

2017

Paolo Borsellino - Conferenza stampa dopo la Strage di Capaci PDF Stampa E-mail
Scritto da Teche Rai   
Roma, 28 maggio 1992 - da "Teche Rai" ripreso da "Insieme"


 
Alla presentazione a Roma del libro “Gli uomini del disonore” di Pino Arlacchi al tavolo siedono Pino Arlacchi, Vincenzo Scotti, Paolo Borsellino e Leonardo Mondadori. Al termine della presentazione del libro si parla di Falcone e della superprocura, dal pubblico viene una domanda: “Dottor Borsellino, prenderebbe il posto di Falcone?” Borsellino esita alcuni secondi poi replica: ”No, non ho intenzione…”.
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02

Set

2017

Il senso di Spataro per i familiari di Attilio Manca PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Repici   
di Fabio Repici - 2 settembre 2017

Immaginate se qualche anno fa Antonino Di Matteo, magistrato della Repubblica (al tempo in servizio alla Procura di Palermo, ora alla Direzione nazionale antimafia applicato alla Procura di Palermo per il processo “trattativa”), avesse commentato sui giornali, all’indirizzo della famiglia Cucchi, l’angosciante vicenda della morte di Stefano, sostenendo a muso duro (al seguito di Carlo Giovanardi) la teoria negazionista secondo cui il loro congiunto fosse un tossicomane morto per causa propria e questo mentre c’erano un processo in corso e pure un’indagine disposta dal Procuratore Pignatone, arrivato a Roma molti anni dopo l’uccisione di Cucchi. Difficile pensare che Di Matteo non avrebbe passato seri guai disciplinari.
Mi sono permesso l’esempio di fantasia (e chiedo scusa ai due magistrati, che mi sono consentito di citare per la stima che ho di entrambi, e soprattutto ai familiari di Stefano Cucchi) per spiegare un’evenienza dei giorni scorsi.
È accaduto che il Procuratore di Torino, Armando Spataro, il 30 agosto scorso abbia occupato un’intera pagina del Fatto Quotidiano con un suo pezzo, titolato in modo perfettamente fedele al contenuto: "Attilio Manca non fu ucciso. Basta teorie del complotto / Il Procuratore di Torino - Il medico era eroinomane, morì per droga. Non ci sono prove di un omicidio, né del fatto che curò Provenzano". Lo scritto del Procuratore Spataro, che dall’incipit si rivela come una replica a un intervento di Antonio Ingroia (il quale insieme a me assiste i familiari di Attilio Manca) pubblicato sempre dal Fatto il 24 agosto, ci informa che il magistrato l’ha redatto dopo essersi procurato la sentenza emessa dal Tribunale di Viterbo a carico di Monica Mileti (condannata per la cessione dell’eroina che Attilio Manca si sarebbe iniettato, così procurandosi la morte fra l’11 e il 12 febbraio 2004) e dopo averla, ça va sans dire, attentamente studiata. Giungendo, così, alle conclusioni del titolo.
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita