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In Primo Piano

Salvatore Borsellino: 'Assieme a voi voglio realizzare il sogno della casa di Paolo'


di Salvatore Borsellino - 30 maggio 2015

Per aiutare a costruire LA CASA DI PAOLO, condividete con i vostri contatti per favore, per riuscire a realizzare questo sogno è necessario raggiungere quante più person possibile, da solo non potrei mai farcela.

Per partecipare al progetto 'La casa di Paolo' è possibile effettuare un bonifico per l'associazione "LE AGENDE ROSSE" (Causale: Per la Casa di Paolo, IBAN IT19D0335901600100000116925) oppure fare un versamento mediante Paypal/Carta di Credito dalla sezione versamenti/donazioni del sito www.19luglio1992.com.



Video di Matteo Pasi, Massimo Venieri, Fabrizio Varesco

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Appuntamenti

19

Gen

2012

Buon compleanno, Paolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Umberto Lucentini   
Oggi il giudice Borsellino avrebbe compiuto 71 anni. Mai come adesso sarebbe stato prezioso in un Paese nel baratro. Ecco come verrà ricordato in diverse città d'Italia

«Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontando piccoli ma significativi episodi della sua vita tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita. Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per come ci hai insegnato a vivere». Ha scelto queste parole Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, per ricordare il compleanno del padre, procuratore aggiunto di Palermo ucciso nella strage di via D'Amelio del 19 luglio del 1992.

Oggi, 19 gennaio, Paolo Borsellino avrebbe compiuto 71 anni (1940-1992). La sua morte, 57 giorni dopo quella dell'amico e collega Giovanni Falcone, ha segnato la seconda strage della serie di attentati che ha colpito la Sicilia e l'Italia tra il '92 e il '93 in quella stagione culminata con la trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra di cui si stanno occupando le indagini delle procure di Palermo e Caltanissetta.

«Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all'interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua» ha scritto Manfredi nella testimonianza per il libro "Era d'estate", curato da Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi, con prefazione di Pietro Grasso (Pietro Vittorietti editore).
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18

Gen

2012

Cosa nostra e il trailer della strage di Capaci. PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   
Il presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. Giovanna Maggiani Chelli, pone una legittima domanda, in ordine ad un'interrogazione parlamentare presentata il 7 settembre 92 dal Senatore Libertini riguardante una missiva anonima, che in qualche modo anticipava alcuni passaggi dell'ormai arcinoto “papello” attribuito a Riina, ovvero le richieste di Cosa nostra per piegare lo Stato.

Il presidente Maggiani Chelli, acclarato che il documento anonimo non fu preso in considerazione, nemmeno con l'interrogazione parlamentare in premessa, si domanda se una diversa valutazione, in senso positivo, avesse potuto salvare le persone perite o feriti nella strage di via Dei Georgofili a Firenze o nelle altre stragi di mafia.

La domanda, pur naturale, contiene la formula dubitativa, mentre io vorrei sottolineare alcune macroscopiche incongruenze che rappresentano dei dati di fatto.

Giova evidenziare che la maggior parte del resto del mondo abiura la pena di morte, mentre nel territorio del Bel Paese, invece, lo Stato per pigrizia o inefficienza permise lo sterminio sistematico dei propri “figli” o di innocenti inermi cittadini, compresi i bambini. Non sto ad elencare dati e nomi, altrimenti farei accapponare la pelle di chi legge. Qui di dati di fatto ce ne sono a iosa.
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17

Gen

2012

Mafia, legali Provenzano: «Ha la demenza senile» PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione lettera43.it   

Gli avvocati ottengono la possibilità di effettuare una perizia sul boss

Il boss Bernardo Provenzano non sarebbe in grado di partecipare al processo in cui è imputato di omicidio perché affetto da una grave forma di demenza senile. È questa la tesi dei legali del capomafia che hanno ottenuto dai giudici della terza sezione della corte d'Assise d'Appello di Palermo, la possibilità di effettuare una perizia collegiale sulle condizioni mentali del padrino.
MESSE IN DUBBIO LE SUE CAPACITÀ DI INTENDERE E DI VOLERE. Secondo l'avvocato del boss, Rosalba Di Gregorio, Provenzano, colpito da un ictus e ammalato di demenza, non sarebbe più in grado di capire cosa gli accade. Questa sorta di incapacità di intendere e di volere, come ha pubblicato martedì 17 gennaio il Giornale di Sicilia, gli impedirebbe di partecipare validamente al processo in cui deve rispondere dell'omicidio di Ignazio Panepinto, ucciso durante la guerra di mafia degli anni 80.
ANCHE PER TOTÒ RIINA CHIESTA UN'ANALOGA PERIZIA. La corte ha incaricato un neurologo, uno psichiatra e un medico legale che hanno il compito di pronunciarsi entro il 15 marzo. Gli stessi giudici hanno invece respinto un'istanza analoga presentata dal difensore di Totò Riina, l'avvocato Luca Cianferoni, secondo il quale il suo assistito è affetto dal morbo di Parkinson. La stessa richiesta è stata invece accolta lunedì 17 gennaio dal giudice dell'udienza preliminare (gup) Giovanni Francolini, che ha affidato al medico legale Paolo Procaccianti la perizia sullo stato di salute di Riina detenuto nel carcere di Opera a Milano.

 Fonte: lettera43.it - Martedì, 17 Gennaio 2012

 

19

Gen

2012

A te PDF Stampa E-mail
Scritto da Serena Verrecchia   
"A te, che oggi avresti compiuto 72 anni.
A te, che t'avrei immaginato con un nipotino sulle ginocchia, a raccontargli storie.
A te, che saresti stato un nonno perfetto.
A te, che quando mi sveglio la mattina ho la tua immagine impressa negli occhi.
A te, che hai salvato un mare di coscienze, 
che quando mi chiedono che senso abbia la mia vita, rispondo "Cercatelo nei suoi occhi".
A te, che ti hanno costruito un cimitero attorno, bersaglio facile dell'implacabilità della depravazione.
A te, che avrei fatto di tutto per spostarti le nuvole della solitudine.
A te, che ti hanno bistrattato nel ricordo, mortificato nella memoria. 
A te, che se le lacrime potessero parlare stordirebbero il mondo.
A te, che t'avrei regalato un sorriso nell'angoscia del vivere, che t'avrei fatto da scudo contro la scelleratezza dei perfidi.
A te, che sei il nocciolo di ogni mia azione, il fine di ogni mio scopo, la ragione della mia esistenza.
A te, perché senza di te ci si sente vulnerabili, svuotati, con un peso sulla coscienza.
A te, che non spegni le candeline da vent'anni, ma infiammerai i cuori per sempre.
A te che sei la primavera immortale di un mondo al crepuscolo.
A te, che ti voglio bene più del semplice voler bene.
A te, come ogni anno, buon compleanno..."





 

17

Gen

2012

Ass.Georgofili: ''Riina e Provenzano siano curati ma che restino al 41 bis" PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   

17 gennaio 2012. “Accolta la richiesta dell’avvocato durante il processo su una serie di omicidi di mafia. Secondo il legale il boss Salvatore Riina non sarebbe in grado di assistere alle udienze perché affetto da morbo di Parkinson”.

“Accolta dalla corte d’Assise di Palermo la richiesta dei legali del boss Provenzano durante il processo in cui è imputato - il boss non sarebbe in grado si assistere al processo perché affetto da una grave forma di demenza senile”.

Curateli, curateli bene, ma curateli in carcere e a 41 bis.
E’ quanto fortemente chiediamo per l’ennesima volta, del resto noi abbiamo vittime con malattie provocate dall’attentanto terroristico del 27 Maggio 1993, che il Parkinson e la Demenza senile al loro confronto sono acqua fresca.
Non lo diciamo per una sete di vendetta, ma per una sacrosanta questione di giustizia, in un Paese che si è riempito di norme per salvaguardare il reo stragista assicurandogli ogni tipo di attenzione e si affida ai pareri di Consigli di Stato per rendere nulle norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice come la 206 del 2004.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili



 

17

Gen

2012

Storia di Tiberio Bentivoglio: Testimone di Giustizia di Reggio Calabria PDF Stampa E-mail
Scritto da Tiberio Bentivoglio   
colpito-webPROMO VIDEO IN CODA ALL'ARTICOLO

Sono Tiberio Bentivoglio, un piccolo imprenditore di Reggio Calabria, città che da sempre è stata definita come la capitale della 'Ndrangheta, nonostante questo, fare imprenditoria sana è possibile, occorre avere la voglia di stare dall’altro lato, bisogna, che ogni imprenditore si sforzi a fare prevalere in se stesso, il desiderio di essere e soprattutto di restare un uomo libero.
Libero significa, non scendere mai a compromessi con i malavitosi, avere la forza di dire NO, chi si accorda con le Mafie, non fa altro che firmare un mutuo a tasso crescente e senza scadenza, in sostanza è come consegnare le chiavi del proprio negozio ai malavitosi, perdendo dignità, onore e rispettabilità. Molti imprenditori, e non solo quelli del Sud, celandosi dietro la famosa frase
“ VOGLIO STARE TRANQUILLO” si rivolgono loro, per primi al malavitoso, cioè prima di avviare una attività, alcuni  commercianti  vanno a chiedere protezione o semplicemente ad avvisare il responsabile di zona della propria apertura commerciale. Nonostante che la mia azienda abbia subito danni molto gravi, non ho perso, ne la voglia di ripartire, ne quella di sostenere che la strada della legalità, è l’unica che ci può rendere fieri e orgogliosi.
Io, tutto questo non l’ho fatto, ecco perché le vicende che sto per esporre si sono trasformate in una  storia di ribellione  alla ndrangheta.
Dobbiamo essere convinti che in un paese, se non c’è Legalità, non ci può essere Giustizia, ma tuttavia, per  aver voluto sostenere sempre ed in ogni caso la legge, di Giustizia ne ho ricevuta ben poca.
Tutto incominciò all’inizio del 1992 quando nella mia città, terminata la seconda guerra di mafia, lasciando sui selciati  circa 1000 morti ammazzati, decisi  di ampliare i miei locali di vendita, e proprio mentre ancora erano in atto i lavori necessari per farlo, ricevetti il primo vero e proprio biglietto da visita: un clamoroso furto nei nuovi locali, mi mise subito in ginocchio.
Allora, dopo aver fatto la denuncia, mi confidai con un comandate dei Carabinieri, raccontando i sospetti  nutriti verso alcuni malavitosi del loco, scattarono infatti  perquisizioni e  controlli, ma purtroppo con esito negativo.

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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