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Giovani e cittadini in piazza per Di Matteo - 15/11/2014

di Aaron Pettinari - 15 novembre 2014


“Io non so cosa accadrà ho solo una speranza nel cuore, la speranza che conserverete sempre questa passione civile”. Con queste parole il pm Antonino Di Matteo si è rivolto agli oltre duemila giovani scesi in piazza per manifestare sostegno dopo le nuove minacce di attentato nei suoi confronti. “Soprattutto mi rivolgo ai ragazzi, ai giovani – ha detto accolto dalla folla di manifestanti - Ho la speranza che non vi adeguerete mai all’andazzo prevalente di un Paese sempre più indifferente alla giustizia e insofferente alla verità e all'indipendenza della magistratura ed alla tutela vera dei valori costituzionali. Ho questo sogno nel cuore. Solo voi cittadini e sopratutto giovani avete la possibilità di cambiare le cose, di sconfiggere la mafia, la corruzione la mentalità mafiosa dell’appartenenza del potere fine a se stesso. Coltivate il vostro sogno e perseguite con forza i vostri ideali”. Quindi ha concluso: “Comunque vada avrete combattuto per rendere più giusto e libero il Paese sarà stata una giusta battaglia”. 
 

 

La manifestazione, che ha avuto luogo in svariate città d'Italia, come obiettivo centrale, oltre all'incoraggiamento ed il sostegno per i magistrati minacciati dalla mafia, c'era la richiesta al Ministro dell'Interno Angelino Alfano “quali ulteriori misure intenda adottare per garantire la loro sicurezza, oltre a dare seguito alla mai realizzata promessa di dotare la scorta del pm Di Matteo del dispositivo bomb-jammer”. Qualche giorno fa il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore ha scritto di suo pugno e che è stato letto durante la manifestazione: “A chi può interessare eliminare Nino Di Matteo se non a chi ha mantenuto per anni una scellerata congiura del silenzio su degli ‘indicibili accordi’ che oggi, giorno dopo giorno, grazie proprio all’opera di Di Matteo e del pool di Palermo, continuano a venire alla luce?”.

Aaron Pettinari (AntimafiaDuemila)

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02

Set

2011

Cisterna e Macrì querelano il procuratore aggiunto Prestipino PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   

Antimafia: veleni nella città dello stretto. Condello denuncia pentito Di Dieco, non c'entro con attacchi a Pm

1 sett. 2011 - (ANSA) - REGGIO CALABRIA - Il Procuratore nazionale antimafia aggiunto, Alberto Cisterna (nella foto), ed il procuratore generale di Ancona, Vincenzo Macrì, ex aggiunto della Direzione nazionale antimafia, hanno presentato una denuncia per diffamazione contro il Procuratore della Repubblica aggiunto di Reggio Calabria, Michele Prestipino. Lo scrive il quotidiano Calabria Ora. Nell'articolo si riferisce che l'iniziativa di Cisterna e Macrì è da mettere in relazione ad alcune affermazioni che sarebbero state fatte da Prestipino nel corso di una cena a Milano il 14 dicembre scorso, presente anche il procuratore Giuseppe Pignatone, nelle quali il Procuratore aggiunto avrebbe parlato di una cricca di magistrati a Reggio, di cui avrebbero fatto parte Cisterna e Macrì, che avrebbero favorito la 'ndrangheta perche' collusi. La denuncia è stata presentata da Cisterna e Macrì alla Procura della Repubblica di Milano. Cisterna è, a sua volta, indagato da alcuni mesi dalla Dda di Reggio per corruzione in atti giudiziari. Nessun commento all'iniziativa di Cisterna e Macrì è stato fatto da parte del procuratore Pignatone né da parte di Prestipino, sentiti dall'ANSA. Intanto il boss della 'ndrangheta Pasquale Condello, che e' detenuto, ha querelato, secondo quanto scrive il Quotidiano della Calabria, il pentito Antonio Di Dieco sostenendo che non é vero, così come ha affermato il collaboratore, che sarebbe stato lui a dire al pentito Nino Lo Giudice di fare affermazioni contro alcuni magistrati reggini, tra cui Cisterna, per vendicarsi del suo arresto. (ANSA).

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31

Ago

2011

Aldrovandi, "Questura ordinò di manipolare i fatti" PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Zavagli   
Caso Aldrovandi, i giudici di Appello: “La Questura ordinò di manipolare la verità”. In 233 pagine viene motivata la sentenza che ha confermato la condanna dei quattro poliziotti: "Fu omicidio colposo, il ragazzo colpito con violenza gratuita, senza nessuna regola". Poi i riferimenti ai superiori degli agenti e al primo pm che si occupò del caso

Bologna. “Non avere voluto squarciare il velo della cortina di manipolazioni delle fonti di prova, tessuta sin dalle prime ore di quel 25 settembre 2005, getta una luce negativa sulla loro personalità”. È una sentenza che sembra accompagnare la condanna penale a una morale.

Sono 233 paginela cui lettura è un pugno nello stomaco per chi ha sempre chiesto verità e giustizia sulla morte di Federico Aldrovandi. E i giudici della corte di appello di Bologna, che lo scorso 10 luglio hanno confermato per i quattro poliziotti la condanna di primo grado a tre anni e mezzo per omicidio colposo, non fa sconti.     
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29

Ago

2011

Eroi senza Stato PDF Stampa E-mail
Scritto da Natasha Denysova e Giuseppe Morelli   
Vibo Valentia 23 Agosto 2011
Gentile Salvatore Borsellino, mi rivolgo a Lei nella speranza che mi risponda. Mi chiamo Natasha , ho 33 anni e vivo nella sperduta e dolorosa terra vibonese, scrivo a lei perchè so che anche LEI ha conosciuto la violenza e la ferocia di quei cani che governano il sud-Italia, da troppo tempo ormai. Non voglio essere lacrimevole o avere la pietà di qualcuno, ma le chiedo come si fa a vivere in un città, in un quartiere dove sei cresciuto e trovare solo tanta indifferenza a cominciare dalle Istituzioni? Il mio compagno Giuseppe Morelli, ha ereditato un mulino (l'attività esiste dal 1965) e in quel luogo ha creato la sua vita. I suoi figli sono cresciuti con quel pane e in tutta la provincia non esisteva un panificio che non si servisse del signor Morelli. Prima dal padre, poi dallo zio, poi dal mio compagno. Quando la nostra vita cominciava a fiorire, nel Luglio del 2008 una banda di malavitosi ci ha chiesto un regalo, un pensierino di 35 mila euro subito e 12 mila euro ogni Natale.
Sono iniziati poi gli avvertimenti: prima la benzina con le cartucce, poi i colpi alla serranda: il solito copione quasi poliziesco. Sono arrivati persino a seguirci con la macchina, e purtroppo in uno di questi inseguimenti ho affrontato il dolore più grande che possa capitare ad una donna: ho perso il bambino al 5° mese di gravidanza!
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01

Set

2011

Morto Rapisarda. Affari e segreti dell'accusatore di Dell'Utri PDF Stampa E-mail
Scritto da Monica Centofante   
Image

Muore a Milano Rapisarda. Del senatore disse: riciclò i soldi della mafia

Fu prima amico e socio in affari dei fratelli Marcello e Alberto Dell'Utri, poi grande accusatore del senatore del Pdl che nel giugno dell'anno scorso è stato condannato a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Filippo Alberto Rapisarda, imprenditore e faccendiere, originario di Sommatino (Cl) è morto ieri all'età di 71 anni a Milano, dove già negli anni Settanta era al vertice del terzo gruppo immobiliare italiano. Una vita spesa tra gli affari e le cattive compagnie, da sempre legato, per vari motivi, a soggetti più che vicini alla criminalità organizzata e più volte ospite nelle aule di Giustizia, come imputato o come testimone a raccontare verità non sempre riscontrate.

In stretti rapporti fino agli anni Novanta con Marcello Dell'Utri, e fra gli animatori di uno dei primi club di Forza Italia, fu il primo a chiamare in causa i contatti dello stesso Dell'Utri e di Silvio Berlusconi da una parte e i boss di Cosa Nostra Stefano Bontade e Mimmo Teresi dall'altra. Accusando i primi di aver riciclato il denaro dei potenti capimafia e di altri soggetti appartenenti alla criminalità organizzata.
Era il 1987 quando al giudice istruttore milanese Giorgio Della Lucia, aveva raccontato di un incontro, risalente al 1978, con i due boss nel corso del quale sarebbe stato Teresi a confidargli “che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in una azienda televisiva per cui servivano 10 miliardi”. E successivamente aveva visto quei soldi nell'ufficio di Dell'Utri alla Bresciano costruzioni, mentre Bontade e Teresi li riponevano in una sacca e lo stesso Dell'Utri era al telefono con l'imprenditore di Milano 2. Non un caso isolato perché nel 1980 – 81, avrebbe aggiunto dieci anni più tardi, Dell'Utri “aveva chiesto e ottenuto dal Bontade e dal Teresi un finanziamento di 20 miliardi da utilizzare per l'acquisto di pacchetti film”.
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27

Ago

2011

Gladiatori della casta PDF Stampa E-mail
Scritto da Edoardo Montolli   
Dalla P4 ai depistaggi sulle stragi di mafia, quando negli scandali spunta il nome di qualche alto ufficiale delle forze dell’ordine, finisce tutto in una bolla di sapone. Con il plauso dei politici

Che prendano il nome dal dio del mare, come Poseidone, o siano contrassegnate da una domanda qualunque in inglese, Why Not, che si fregino di un logo matematico– esoterico come P4 (1) o di un sostantivo volgare come cricca, finiscono tutte allo stesso modo, ossia in un pugno di mosche, le indagini degli ultimi anni che stanno bersagliando decine e decine di generali e alti ufficiali della Finanza, dei Carabinieri, della Polizia e dei Servizi. Non tutti sono indagati: molti figurano come semplici testimoni, altri anche solo come protagonisti di singoli episodi di valore più morale che penale: per esempio, salta fuori ora che il generale Adriano Santini, per diventare direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna, il controspionaggio), si è fatto accompagnare da Luigi Bisignani fino dal presidente del Comitato di controllo parlamentare dei servizi Massimo D’Alema.
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28

Ago

2011

Ignazio Cutro': "Egregi stronzi mafiosi" PDF Stampa E-mail
Scritto da Ignazio Cutrò   
Egregi stronzi mafiosi e company, siete arrivati vicino casa mia, si ma grazie a quegli angeli non avete avuto tempo di respirare, vi sono subito stati nel culo anche se effettivamente la caccia "all'uomo", se uomo si può dire, poi è andata a vuoto. Però di certo starete con due piedi in una scarpa prima o poi sarete messi con la faccia al muro, e giustizia sarà fatta. Questi gesti ci danno più carica in questa lotta, perché ci fanno capire allo stesso tempo sia quanto siate vigliacchi e anche che le istituzioni sono vicine e reattive. Carabinieri, poliziotti, finanzieri, uomini, padri di famiglia che con sprezzo del pericolo vigilano costantemente su di noi, su tutti i cittadini, e mettendo in rischio la loro vita ogni giorno si sforzano di rendere più pulito dalle illegalità il nostro Paese dove mettono a rischio la propria vita senza pensarci due volte dimostrando la fedeltà alla divisa indossata ed impressa nella pelle. Un grazie a questi valorosi uomini di tutte le forze dell'Ordine ma soprattutto in culo alla mafia.

da: lenotiziedimontalbano.it

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