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In Primo Piano

25°anniversario strage vIa D'Amelio, 19 luglio 2017: raccolta fondi per le iniziative in programma

Cari amici,


come sapete quest'anno ricorrerà il venticinquesimo anniversario della strage di Via D'Amelio. Un quarto di secolo di omertà e insabbiamenti. Quando ho iniziato la mia battaglia, esattamente 10 anni fa, con la lettera-denuncia "19 luglio 1992: una strage di Stato" sapevo che arrivare alla Verità e alla Giustizia sarebbe stato difficile come svuotare il mare con un cucchiaio. Però ho iniziato lo stesso e, giorno per giorno, si sono uniti a me, con il loro piccolo cucchiaio, altri compagni di lotta e di strada.
 

Oggi, all'alba di questa venticinquesima ricorrenza e a dispetto di tutte le difficoltà incontrate, possiamo dire che alcuni risultati li abbiamo raggiunti: l'agenda rossa è entrata a far parte dell'immaginario collettivo di questo Paese come il simbolo della richiesta di verità fino a questo momento negata e insabbiata, e non da Cosa Nostra ma da parti deviate dello Stato; Nicola Mancino è stato messo con le spalle al muro ed ha dovuto ammettere la falsità delle sue dichiarazioni riguardo il suo incontro con Paolo il 1 luglio 1992; il processo sulla trattativa Stato-mafia è partito. E, contro ogni previsione, è arrivato anche l'ultimo e meraviglioso successo: la sentenza del processo sulla strage di Via D'Amelio ha confermato, per la prima volta in venticinque anni, l'esistenza di un depistaggio. Un primo, grande passo verso la Verità e la Giustizia.
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Appuntamenti

26

Lug

2012

In manette il tenente colonello Enrico Maria Grazioli PDF Stampa E-mail
Scritto da Catanzaroinforma.it   

L'ufficiale sarebbe accusato di tentata estorsione. I fatti sarebbero accaduti quando era a Catanzaro

25 luglio 2012. Il tenente colonnello Enrico Maria Grazioli, attualmente in servizio all'Europol di Roma, all'epoca dei fatti contestati in servizio al comando provinciale di Catanzaro, è stato arrestato su ordine del Gip del Tribunale della citta' calabrese, con l'accusa di tentata estorsione. Grazioli, insieme a Nicola Arena, esponente dell'omonimo clan della 'ndrangheta operante nel crotonese, si sarebbe adoperato per risolvere il problema di un imprenditore, amico dell'ufficiale, che non riusciva a recuperare un credito. Nicola Arena, componente della società che ha realizzato il parco eolico di Isola Capo Rizzuto, sequestrato pochi giorni fa in un'operazione antimafia, è stato sottoposto al divieto di residenza in provincia di Crotone. Nell'inchiesta risultano indagati l' imprenditore Danilo Silipo, 51 anni, residente a Montepaone (in provincia di Catanzaro), aiutato dai due a recuperare il credito, e il commercialista crotonese Antonio Francesco Sulla, 44 anni. Le indagini hanno portato all'arresto dell'ufficiale dei carabinieri, così come disposto dal gip di Catanzaro Gabriella Reillo, su richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e del pubblico ministero Paolo Petrolo. Secondo le indagini, tra maggio e luglio 2009, quando ricopriva l'incarico di comandante del Roni del Comando provinciale di Catanzaro con il grado di maggiore, l'ufficiale avrebbe ricevuto da Silipo l'incarico di recuperare un credito di 40mila euro che lo stesso vantava da un imprenditore crotonese. G.L. Grazioli si sarebbe, quindi, rivolto ad Arena con il quale, è emerso nelle indagini, aveva rapporti amicali nonostante fosse consapevole del suo "spessore criminale". Arena, insieme a Sulla, avrebbe avviato una serie di azioni per recuperare il credito, "anche avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall'appartenenza di Arena all'omonima famiglia di 'ndrangheta".

 

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25

Lug

2012

Ingroia a 'Tabularasa': è un fiume in piena PDF Stampa E-mail
Scritto da Josephine Condemi   
Reggio calabria, 25 luglio 2012. “Il lavoro del magistrato non si esaurisce nel cercare di fare nel migliore dei modi possibili il lavoro d’ufficio, ma continua fuori dal palazzo di giustizia, deve aprirsi alla città e ai cittadini per cercare di confrontarsi sulle tematiche e raccontare… combattendo insieme ogni forma di mafia e corruzione”: Antonio Ingroia a Tabularasa quindi racconta la sua giornata campale: “è stata una giornata importante non solo per ragioni professionali (quella che si è chiusa è forse la più importante indagine della procura di Palermo degli ultimi anni)  ma perché riguarda una stagione cruciale della nostra storia: il 1992 con l’omicidio Lima, le stragi di Capaci e via D’Amelio e il terrore che ne è seguito. Negli ultimi tempi abbiamo saputo che mentre ufficialmente lo Stato combatteva la mafia, dietro le quinte trattava… molte risultanze ci dicono che Borsellino e la scorta sono stati uccisi perché Borsellino era un ostacolo alla trattativa. Io sono legato sentimentalmente alla storia di Borsellino, mio amico e maestro… nel ventesimo anniversario di via D’Amelio, un processo ai mafiosi ma anche agli uomini dello Stato che hanno partecipato o comunque consentito alla trattativa è un omaggio da parte mia, dei colleghi e della procura proprio a Borsellino.”

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25

Lug

2012

Arrestato l'avvocato Saro Cattafi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione normanno.com   

24 luglio 2012. Ad un anno e un  mese esatti dal primo storico blitz, è scattata stamane la terza tranche dell'operazione Gotha, l'inchiesta della Dda di Messina e dei Carabinieri sugli affari più recenti del clan di Barcellona e una lunga sequela di omicidi del passato, sino ad oggi rimasti insoluti. 
All'alba di oggi i militari del Reparto operativo speciale e del comando provinciale di Messina hanno arrestato 15 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsioni, omicidio. Con Gotha 3 gli investigatori fanno luce sulla longa manus del potente clan del Longano su importanti appalti pubblici nel  messinese.
I provvedimenti cautelari sono integrati da un corposo sequestro di beni a carico degli imprenditori coinvolti nel blitz, per un ammontare stimato intorno ai 15 milioni di euro.
Le attività d’indagine sviluppate dal nucleo dei Ros, le convergenti dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, su tutte quelle di Santo Gullo, Carmelo Bisognano e Teresa Truscello e le ammissioni di alcuni imprenditori edili recentemente raggiunti da provvedimenti di sequestro del patrimonio ritenuto, dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, frutto dell’attività illecita del menzionato sodalizio criminale, hanno permesso di definire altri episodi estorsivi finalizzati al controllo di appalti pubblici e di attività economiche nella provincia di Messina attribuibili alla responsabilità del boss di Castroreale Giovanni Rao, cl. ’61, di Giuseppe Isgrò, cl. ’65, di Carmelo trifilò, cl. ’72, Giuseppe Ruggeri, cl. 65 e Salvatore Campanino cl. ‘64.
Sulla base delle indagini dell'operazione “Omega” condotta dal R.O.S. che, nell’anno 2003, sono scattati i provvedimenti cautelare di “Gotha III”, permettendo l'arresto di personalità ritenute organiche e componenti della “cupola” mafiosa barcellonese. 
Tra gli aspetti di maggiore rilevanza figura il triplice omicidio di Sergio Raimondi, Giuseppe Martino e Giuseppe Geraci, commessi a Barcellona Pozzo di Gotto nella notte fra il 3 ed il 4 settembre 1993, per il quale erano stati assolti con sentenza definitiva i noti esponenti mafiosi barcellonesi  Carmelo D'Amico e Salvatore Micale.

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25

Lug

2012

Un Paese di piduisti e criminali al servizio del potere PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo   

Per rispondere all’attacco di Fabrizio Cicchitto - che di onorevole ha ben poco – nei confronti di Antonio Ingroia potremo cominciare dalla definizione che maggiormente lo rappresenta: un misero piduista. Cicchitto fa parte della loggia massonica deviata più criminale e assassina della storia della Repubblica italiana. Personaggi come lui (che di fatto è un comune iscritto, una sorta di “soldato semplice”) sono al soldo di potentissimi personaggi come Licio Gelli ed altri che detengono nelle loro mani l’economia nazionale e mondiale. Uomini che spesso esercitano la violenza attraverso le stragi. Non dimentichiamo che il capo-confratello di Cicchitto, Licio Gelli, è stato condannato per depistaggio nel processo per la strage di Bologna. L’odio viscerale che essi sprigionano nei confronti di Ingroia, Di Matteo, Scarpinato e dei loro colleghi non nasce da motivazioni personali ma da una metodologia programmata a tavolino da quegli stessi poteri che cercano con ogni mezzo di fermare la legalità e la giustizia. Quella che Cicchitto chiama “una lesione seria dello stato di diritto del nostro paese, una grave anomalia” riferendosi alla persona del procuratore Ingroia è invece lo specchio di se stesso. La “lesione seria dello stato di diritto del nostro paese” e la “grave anomalia” è esattamente che ambigui figuri come Cicchitto abbiano ancora la possibilità di rivestire incarichi politici e che dagli scranni del Parlamento continuino a vomitare i loro insulti. Personaggi come lui sono veri e propri cani che latrano per conto della mafia dei potenti dai colletti bianchi. Altrettanto “anomalo” è che il Csm o la tanto osannata associazione nazionale magistrati continuino ad agire come Ponzio Pilato nei confronti dei magistrati più attaccati da un sistema politico marcio e corrotto fino alle fondamenta. Gli epiteti di Cicchitto nei confronti di Ingroia definito come “falsario” o “fazioso” rappresentano l’oscenità di una classe politica figlia di Licio Gelli.

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25

Lug

2012

Procura generale di Palermo, Scarpinato incompatibile con i 'sepolcri imbiancati' PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione livesicilia.it   

Procura generale di Palermo. Roberto Scarpinato è uno dei candidati alla poltrona. Ma c'è chi solleva un problema di incompatibilità.

25 luglio 2012. Nubi sulla nomina del nuovo procuratore generale di Palermo.
Il laico del Pdl Nicolò Zanon ha chiesto al Comitato di presidenza del Csm di aprire una pratica in Prima Commissione, quella competente sui trasferimenti d'ufficio dei magistrati per incompatibilità ambientale e funzionale, su uno dei due candidati a quella poltrona, il Pg di Caltanissetta Roberto Scarpinato. Motivo: le affermazioni fatte dal magistrato in occasione della commemorazione a Palermo di Paolo Borsellino.

In una lettera rivolta a Borsellino e di cui aveva data lettura in pubblico, nella cerimonia per il ventennale di via D'Amelio, Scarpinato aveva definito "imbarazzante" partecipare alle cerimonie ufficiali per le stradi di Capaci e di via D'Amelio per la presenza "talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità", di "personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione" dei valori di giustizia e di legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere; "personaggi dal passato e dal presente equivoco", le cui vite, aveva aggiunto riprendendo un'espressione di Borsellino, "emanano quel puzzo del compromesso morale" e attorno a cui si accalcano "piccoli e grandi maggiordomi del potere, questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l'anima".
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24

Lug

2012

19 luglio 1992 – 19 luglio 2012, vent'anni di buio, menzogne e trappole PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio Teresi   
Vent’anni di buio, di menzogne, di trappole tese per farvi cadere coloro che ricercavano la verità. Il castello di falsità è stato progettato e realizzato con fredda e lucida determinazione, ne è prova il fatto, ormai noto a tutti, che è stato messo in opera già pochi minuti dopo l’esplosione dell’auto bomba, proprio qui.
Tra i resti fumanti delle cacasse di auto sventrate, tra i frammenti di corpi dilaniati, qualcuno cinicamente ha aperto la macchina dove prendeva posto  Paolo, per sottrarre dalla sua borsa d’ufficio  l’agenda rossa. Chi ha ordinato di compiere quel gesto era consapevole che la tenuta del castello di menzogne dipendeva proprio dalla scomparsa di quell’agenda. Quindi chi ha pensato di farla scomparire sapeva, per averlo visto personalmente o per averlo saputo da altri, che Paolo in quell’agenda aveva scritto cose che nessuno doveva leggere.


Caro Paolo,
mentre tu ti battevi come un forsennato per rimettere a posto i frammenti di verità sulla morte di Giovanni, mentre cercavi di sapere perché il tuo amico era stato ammazzato, mentre all’interno del nostro ufficio ti dovevi battere anche contro la ignavia demenziale di chi ti voleva tenere lontano da indagini ed informazioni di grande importanza; altri si occupavano di trasportare esplosivo, di rubare l’auto, di studiare i piani, di predisporre i congegni elettronici per ucciderti.  
Al di là delle responsabilità giudiziarie, che non spetta a me ricercare, credo che nella vicenda della tua morte si possano individuare numerosi livelli di responsabilità: una responsabilità politica, una responsabilità morale. Responsabilità per incapacità, per incuria, per approssimazione; responsabilità per ignavia; responsabilità per connivenza, ed infine la più grave, responsabilità per concorso consapevole nel piano deliberato ed eseguito per la tua morte.

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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Da AntimafiaDuemila