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In Primo Piano

Salvatore Borsellino: 'Grazie ai volontari che rendono viva la casa di Paolo'

di Salvatore Borsellino - 3 aprile 2016


Sono stato per una settimana, da Pasqua fino ad ieri, a Palermo, e ne ho approfittato per fare qualche lavoro alla Casa di Paolo. In particolare, poiché mi ero reso conto che le piante, i due ulivi, il limone e il melograno, che abbiamo messo a dimora nel cortile interno, stavano soffrendo per la mancanza di luce solare diretta, ho installato delle lampade a LED in grado di dare tutta la gamma delle radiazioni della luce solare. Ho installato anche un dispositivo che mi permette di controllarne l'accensione e lo spegnimento a distanza e così ora, grazie anche alla telecamera installata, potrò controllare anche da Milano se tutto funziona come spero e se le piante riacquisteranno la loro chioma che purtroppo avevano quasi completamente perso. Queste foto le ho prese appunto da Milano tramite il computer.


Ho installato anche uno schermo a parete motorizzato ed è già arrivato anche il proiettore che ci permetterà di avviare una nuova attività nella Casa come il cineforum o la proiezione di interviste di Paolo che ce lo faranno sentire ancora più presente. Un grazie a tutti quelli, Agende Rosse e non solo, che con il loro sostegno economico ci permettono di mantenere in vita questa Casa e di migliorarla sempre e un grazie soprattutto a tutti i volontari che prestando la loro opera presso la Casa contribuiscono a realizzare questo nostro sogno. A breve aprirò anche le prenotazioni per chi, anche da fuori Palermo, volesse venire a darci una mano, la foresteria della Casa di Paolo, con otto posti letto, bagno e cucina, è pronta ad accoglierli.

Salvatore Borsellino

 

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Appuntamenti

26

Apr

2012

Mafia. Siamo un Paese con una classe dirigente per bene? PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   
L'Italia, paese di contraddizioni evidenti, dove l'effimero assume certezza e le certezze diventano dubbi. Uomini che ingrassano, gozzovigliano sol perché detengono un potere, mentre altri sono allo stremo, sono alla fame: fame anche di verità.

Abbiamo avuto uomini che per questo Paese si sono immolati sino all'estremo sacrificio. Ci sono uomini, che ancora oggi, dichiarandosi “ Partigiani della Costituzione”, tentano di frapporsi a quell'arrogante e vile mondo di collusione tra mafia e politica. Ieri, ricordavo un uomo che non è più con noi, Giovanni Falcone, proprio mentre insieme, in una riservata sala cinematografica, interrogavamo un mafioso. Ebbene, eravamo solo noi tre: tre palermitani con i nostri tipici silenzi, che riuscimmo a trascrivere nei verbali. Qualche tempo fa, ho ricordato Paolo Borsellino, i nostri interrogatori, ma soprattutto le nostre sigarette. Ho ricordato, pure, tanti miei colleghi assassinati da Cosa nostra e spesso mi sono chiesto: perché sono morti? Non ho risposte, se non testimoniare che ho il cuore gonfio di tristezza: tristezza ingigantita, quando con piglio notarile annoto le “sofferenze” della Giustizia. Iter giudiziari con similitudini agghiaccianti, basti guardare i processi Andreotti e Dell'Utri.
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25

Apr

2012

Cetta, la pentita perseguitata dalla famiglia PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Macrì   

Arrestato il fratello. I genitori sono già in carcere

Giuseppe Cacciola fermato in un supermercato di Milano

 

Maria Concetta Cacciola, morta suicida a 31 anni lo scorso agosto
MILANO – Aveva trovato rifugio nell’hinterland milanese. Giuseppe Cacciola, 31 anni fratello della pentita Maria Concetta, morta suicida perché perseguitata dalla famiglia, era sfuggito alla cattura l’8 febbraio scorso. Era inseguito da un ordine di carcerazione emesso dal gip di Palmi per aver minacciato e maltrattato la sorella nel tentativo di farle ritrattare le sue confessioni. È stato arrestato dai carabinieri di Desio e Paderno Dugnano all’uscita di un supermercato. «È un arresto importante perché finalmente si chiude il cerchio attorno alla famiglia Cacciola, accusata di aver maltrattato la ragazza, sino ad indurla al suicidio» ha detto Giuseppe Creazzo, procuratore della Repubblica di Palmi.

IN CARCERE - A febbraio scorso, infatti, finirono in carcere Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro, genitori di Cetta. La ragazza si suicidò ad agosto scorso, proprio perché non ha retto alle botte e alle vessazioni di ogni tipo commessi dalla sua famiglia per indurla a ritrattare. Con le sue confessioni aveva descritto nei particolari gli affari sporchi, le attività e gli omicidi commessi dalla cosca Bellocco di Rosarno, da sempre alleata con i Pesce, una delle ‘ndrine più potenti in Calabria. La sua collaborazione con i magistrati della Dda di Reggio Calabria era iniziata dopo che aveva intuito che i suoi genitori erano stati messi al corrente di una relazione extraconiugale. Suo marito Salvatore Figliuzzi, affiliato ai Pesce, si trova in galera per scontare una condanna a otto anni di carcere per associazione mafiosa. Maria Concetta temeva di essere punita per la sua relazione clandestina, e decise di vuotare il sacco su tutto ciò che sapeva della cosca di appartenenza.

LA SEPARAZIONE - Al padre aveva chiesto l’autorizzazione a separarsi, ma la risposta non le lasciò scampo: «Questo è il tuo matrimonio e te lo tieni per tutta la vita». Quando poi i genitori seppero della sua collaborazione con la giustizia le tentarono tutte pur di far ritrattare la «marescialla», così era stata soprannominata Cetta. La raggiunsero nella località segreta e se la portarono a casa. Le microspie piazzate dai carabinieri nell’auto hanno registrato le vessazioni cui è stata costretta Maria Concetta, lungo tutto il viaggio. Per ultimo, quando i genitori si sono convinti che la donna era ferma sulle sue decisioni, le proibirono di vedere i suoi figli. E questo, forse, potrebbe essere stata la causa che ha convinto Maria Concetta a togliersi la vita. Cetta era cugina di Giuseppina Pesce, altra pentita di ‘ndrangheta che ha fatto conoscere dall’interno le attività criminali della famiglia Pesce.


da: Corriere.it

 
 

23

Apr

2012

Ass. Georgofili: fare luce su trattativa per arresto Provenzano PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   

Non ci è ancora chiaro come sia andata per il novello caso “trattativa Provenzano” .
Malgrado tutta la buona volontà della stampa e delle trasmissioni televisive, l’unica cosa che abbiamo capito è che tutto decadde quando, insediatosi alla PNA, Grasso chiude questa spinosa vicenda, perché il tramite di Provenzano non ha dato alcuna garanzia, anzi.
Resta quindi un punto oscuro da sciogliere che è quello cosa sia avvenuto negli anni prima della nomina di Pietro Grasso alla DNA.
Ovvero chiediamo da cittadini e per giunta vittime di Provenzano, che cosa è successo esattamente in seguito, quando stabilito che il problema degli eventuali due milioni di euro chiesti dall’intermediario di Provenzano, condizione affinchè il boss si consegnasse alle autorità, diventa politico perché “trattare” in fatto di soldi non spetta alla magistratura.
Crediamo sarebbe molto giusto chiarire, se dopo quella sciagurata “trattativa” del 1993 a suon di 41 bis sulla pelle dei nostri parenti lasciati massacrare in via dei Georgofili con la scusante di fermare le stragi, si è ancora pensato di “trattare” con la mafia addirittura pagandola fra il 2003 e il 2005, perché si facesse arrestare in questo caso.

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
 

26

Apr

2012

Lettera a Mario Monti per salvare Telejato PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   

Egregio senatore Monti, La prego di scusarmi se mi prendo licenza di scriverLe, non l’avrei fatto se l’argomento in narrativa non fosse serio e che potrebbe meritare un approfondimento da parte Sua.
Le scrivo, non sulla base dell’amicizia che mi lega a Pino Maniaci, ma su qualcosa di più nobile che mi sta tanto a cuore, ovvero la libertà d’informazione che rappresenta la piccola e se vogliamo unica televisione Telejato, che informa di mafia in un ristretto ambito del territorio siciliano, feudo di Cosa nostra.
La prego Prof Monti, di dedicare un paio di minuti della sua impegnata vita politica, per guardare da vicino il dramma che sta per abbattersi su Telejato di Pino Maniaci.
Un dramma, che per certi versi evitato in passato, talchè Cosa nostra ne aveva già chiesto la repentina chiusura con atti violenti che non sto qui ad elencare, ma che ora si ripresenta. E, sembra, per ironia del destino che dove non arriva la mafia, arriverà la scure di una legge dello Stato che metterà per sempre a tacere Telejato, costringendola alla chiusura nell’ambito del Beauty contest.
Chi Le scrive, è una persona che è nata e cresciuta a pane e mafia e che superata l’età adolescenziale ha messo in pratica la sua modesta conoscenza del fenomeno mafioso a disposizione di uomini che hanno lottato contro il cancro meglio conosciuto come Cosa nostra e che purtroppo sono stati ammazzati.
In forza di questa mia pregressa attività di contrasto, Le ricordo quanto era difficile parlare di mafia e quanto era praticamente impossibile sorridere in quegli anni ottanta e poi novanta con le stragi del 92/93. Quindi, ascoltare ogni giorno il TG di Telejato, rappresenta per me, e penso per tanti ascoltatori, un riscatto di quel mondo ovattato di silenzio, tutto intento a propinarci un’Italia che non c’era: un mondo idilliaco ove la mafia non esisteva affatto. Epperò sparava ed uccideva, ma erano solo “regolamenti di conti di piccoli pregiudicati”, questo era il messaggio per gli immaturi italiani.
Senatore Monti, se Lei trovasse il tempo di visitare la piccola Telejato di Partinico, come fanno migliaia e migliaia di studenti provenienti dall’Italia a dall’Europa, toccherebbe con mano, la semplicità e l’onestà che aleggia in quel che è un appartamento di pochi vani. Sì! Telejato è un’emettente a conduzione familiare, con modesti mezzi tecnici, ma soprattutto con scarse risorse finanziarie. Eppure, questa libera voce che ha il coraggio di denunciare la mafia, a breve potrebbe essere imbavagliata.
Per questi motivi, presidente Monti, la prego di voler valutare l’opportunità di salvare Telejato di Pino Maniaci, Lei ha la possibilità di far apportare correttivi alla legge, non consenta ai mafiosi di brindare a chiusura avvenuta: lo hanno già fatto con le stragi di Capaci e via D’Amelio. Ad ogni loro vittoria, corrisponde una nostra sconfitta.

Cordialità.


da: SocialSicilia.it

 

23

Apr

2012

Una 'festa' che non avrebbe mai dovuto aver luogo PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   
Per sabato 21 scorso, era prevista nell'Hotel Paradiso dell'Etna gestito da Andrea Rendo, una festa denominata “baciamolemaniparty”, poi improvvisamente ribattezzata “siamotuttisicilianiparty”. Ecco, vorrei evidenziare il primo distinguo, ossia che non condivido non solo la festa ma nemmeno i nomi dati all'evento.

Non conosco appieno le reali intenzioni degli organizzatori, ma dagli inviti fatti emerge un chiaro intento di rivivere il mondo mafioso, evidentemente tanto caro a chi l'ha ideata. Tant'è, che gli ospiti sono stati invitati a vestirsi con coppola, gilet, camicia bianca e ovviamente portando seco i “pizzini”. Le donne, invece, avrebbero dovuto emulare la Cucinotta e la Bellucci di Malena. Naturalmente, la serata doveva essere allietata dalle note del famoso film “Il padrino”: note che avrebbero sicuramente rafforzato l'intento degli organizzatori, ovvero di creare quanto più possibile il mondo dei cosiddetti uomini d'onore.

La sera del 21 scorso, la festa ha avuto inizio, ma è terminata anzitempo, in modo davvero miserevole e non poteva essere altrimenti per una festa stupida, inconcepibile che rappresentava in primis un'offesa oltre che per tutti i Siciliani onesti, anche per le tante vittime. magistrati, politici, poliziotti, carabinieri e inermi cittadini. Il divertimento di questi “movidaioli” è stato turbato dall'intervento di alcune pattuglie della Polizia di Stato, che non potendo impedire la festa, hanno fatto spostare tutte le auto parcheggiate in divieto di sosta. Addio, ricordi di lupara, pizzini, coppole storte e note del “Il padrino”: Insomma “ a schifiu finì”.
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23

Apr

2012

Intervista. Parla Antonio Ingroia:“ Riconquistiamo il valore del 25 aprile, anche contro le mafie”” PDF Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Castagneri, Lorenzo Mauro   

Il magistrato palermitano ad Articolotre.com: “la mafia in questo periodo sta cercando nuovi referenti politici”. E su Pio La Torre: “è il modello di come si dovrebbe fare politica, purtroppo assolutamente minoritario”.

23 aprile 2012 La crisi e la mafia si integrano perfettamente. Le aziende strozzate dai debiti rischiano di individuare nel racket un appiglio per non sprofondare e tutto ciò non fa altro che dare ulteriore forza alle mafie: è questo l’allarme lanciato dal procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che insieme ad Articolotre ha affrontato alcuni dei temi più caldi.

Procuratore Ingroia, con il crollo della Seconda Repubblica, pensa che le mafie possano andare alla ricerca di nuovi referenti politici?

Mi meraviglierei del contrario, la mafia ha bisogno di referenti politici  come il pesce dell’acqua, non sarebbe mafia se non vi fosse il rapporto con la politica, e magari potessimo avere una mafia senza referenti politici, perché sarebbe facilmente aggredibile con gli strumenti ordinari dell’autorità giudiziaria. In questo momento di riassetto degli equilibri dentro la politica quindi escluderei che la mafia stia a guardare e sono quasi sicuro, al contrario, che stia cercando di scegliere interlocutori, di intrecciare nuovi rapporti, stipulare patti inconfessabili per assicurarsi un futuro tranquillo e sereno.

Se ne parla poco, ma su cosa si basa la forza delle mafie al Nord? Crede che dalle inchieste sulla Lega possano emergere nuovi scenari? 

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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