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In Primo Piano

Compleanno Paolo - Palermo, 19/01/2016
di Sonia Cordella - 20 gennaio 2016
 
                                                                         
 
Il 19 gennaio 2016 i fari del Real Teatro Santa Cecilia di Palermo si sono accesi per festeggiare nella sua terza edizione il compleanno di Paolo Borsellino che oggi avrebbe compiuto 76 anni se la sua vita non fosse stata falciata da un sistema di potere che lo voleva morto. Buon compleanno Paolo perché invece tu sei vivo, più vivo che mai. Sei vivo come uomo nel cuore dei tuoi figli, dei tuoi nipoti, della tua famiglia e di tutti gli uomini che hanno sposato i tuoi immensi ideali. Sei vivo come magistrato nel valore integerrimo dell'amore per la giustizia e la verità di altri, sebbene pochi, magistrati che hanno seguito le tue orme con coraggio e fedeltà e che porteranno a termine ciò che tu e Giovanni avevate cominciato. Uno di loro condannato a morte come te, ti onora della sua presenza in primissima fila. Lo conosci bene. E' Nino di Matteo, e ti onora insieme ad un altro magistrato con la schiena dritta, il procuratore Vittorio Teresi.
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Appuntamenti

26

Mar

2012

Salvatore Borsellino ad Arese - Lunedì 26 marzo 2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione www.19luglio1992.com   

Lunedì 26 marzo, alle ore 21.00 presso l'Auditorium Aldo Moro in via Varzi 31 ad Arese,
Salvatore Borsellino parteciperà, insieme a Domenico Finiguerra,  all’incontro dal titolo: “Siamo tutti partigiani della Costituzione”,  in onore del coraggioso magistrato  Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, che indaga sul patto mafia – Stato e che per essersi proclamato "Partigiano della Costituzione " si è visto financo minacciare di venire trasferito in altra sede.

Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo ucciso insieme agli uomini della sua scorta il19 luglio del 1992 in via D'Amelio a Palermo perchè si era opposto alla trattativa tra Stato e mafia.
Da anni gira in lungo e in largo l'Italia per denunciare che la strage di Via D'Amelio è stata una strage di Stato e non di mafia e per chiedere dove è finita l'Agenda Rossa di suo fratello Paolo misteriosamente scomparsa subito dopo l'esplosione.


Domenico Finiguerra, sindaco uscente di Cassinetta di Lugagnano,piccolo paese in provincia di Milano sulle sponde del Naviglio Grande, e vincitore del premio “Personaggio Ambiente Italia 2011”.  Promotore della campagna "Stop al consumo del territorio”, Finiguerra ha amministrato Cassinetta a edificazione zero, sempre coinvolgendo i suoi concittadini nelle scelte della giunta.
Ora è candidato sindaco ad Abbiategrasso ed insieme alle sue coccinelle vuole portare la buona amministrazione anche lì per costruire  "un gran bel posto dove vivere".

Fonte: http://tizianafabro.ilcannocchiale.it

 

25

Mar

2012

Ass.Georgofili: "Offesi per domiciliari Aiello" PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
25 marzo 2012, Palermo. «Il prestanome di Bernardo Provenzano ai domiciliari, perchè soffre di favismo. Per favore, non sia insultata la nostra intelligenza: oltre al torto subito, con il tritolo di via dei Georgofili, comprato anche con i capitali per i quali Aiello ha fatto da prestanome». Lo scrive, in una nota, Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, a Firenze. «La giustizia in Italia è nelle mani dei Tribunali di sorveglianza - aggiunge - siamo così offesi che chiediamo con urgenza una legge affinchè sia il Parlamento a decidere sul 41 bis, sui domiciliari e quant'altro quando i mafiosi ne fanno richiesta, così come si fa per i parlamentari quando bisogna decidere se devono essere indagati, arrestati o quant'altro, così finalmente capiremo chi sta con la mafia».

ANSA
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24

Mar

2012

Concorso esterno in associazione mafiosa: intervista a Leonardo Guarnotta PDF Stampa E-mail
Scritto da Susanna Crispino e Rossella Dolce   

Il 9 marzo 2012 , la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello di condanna a sette anni di reclusione per il senatore del PdL Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa.
Il sostituto Procuratore generale della Suprema Corte, Francesco Mauro Iacoviello, nel corso della sua requisitoria ha definito il reato in questione una fattispecie autonoma "in cui non crede più nessuno".
Un’affermazione che ha, come prevedibile, aperto un lungo dibattito sul suo intrinseco significato, con un vespaio di infuocate polemiche al seguito.
Per cercare di ricomporre i termini della questione e, soprattutto, fare chiarezza su queste esternazioni, l'Associazione Cittadinanza Per La Magistratura ha chiesto al Presidente del Tribunale di Palermo, Leonardo Guarnotta , di esprimere un parere in merito e, in particolare, sulle conseguenze di un'eventuale tipicizzazione del reato, così come espressamente richiesto da più parti.
Giudice istruttore del pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto , Leonardo Guarnotta , senza voler entrare nel merito della decisione della Cassazione per evidenti ragioni di opportunità , ha precisato che se la Cassazione avesse ritenuto che non vi fossero elementi per la condanna dell’imputato, avrebbe certamente "cassato" la sentenza senza rinvio.

"La Cassazione è un giudice di legittimità e non di merito , valuta se una motivazione è congrua, sufficiente , scevra da vizi logici e giuridici ed in questo caso ha evidentemente valutato la sussistenza di un'insufficienza motivazionale. Pertanto, è importante attendere le motivazioni che hanno condotto a questa pronuncia, essendo nota , al momento , esclusivamente la requisitoria del vice procuratore generale".

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25

Mar

2012

Ass. Georgofili: la mafia sta presentando il conto della trattativa PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   

Nel mentre la magistratura di Palermo con grande affanno e remate contro cerca i referenti nelle istituzioni per la trattativa Stato-mafia per l’annullamento del 41 e la concessione della dissociazione, per i qual punti del “papello” di Riina nel 1993 furono massacrati i nostri figli, ebbene oggi a 19 anni di distanza la mafia per quella trattativa presenta il conto.
I nomi dei mafiosi che chiedono allo Stato l’annullamento del 41 bis ormai incalzano, per aprire così la deriva che di qui a breve travolgerà Tribunali e Paese: Aiello ha il favismo, Falsone è ammalato, anche i Graviano stavano male l’ultima volta che li abbiamo sentiti, Riina chiede la seminfermità mentale, Provenzano pure e ha il Parkinson, insomma la mafia sta male in carcere a 41 bis, vuole andare ai domiciliari e dissociarsi per salvare i beni illeciti accumulati.
E non basta, per far abolire il carcere duro i mafiosi come Falsone invocano ora l’art.32 della Costituzione ovvero il diritto alla salute.
Sembra di essere tornati al tempo in cui i mafiosi chiesero il rito abbreviato e quasi lo ottennero per delitti come la strage di Via dei Georgofili.
Pertanto chiediamo allo Stato, ai Tribunali di Sorveglianza, in quale articolo della Costituzione stanno i diritti dei nostri di malati, quelli che a causa di una trattativa sul 41 e la dissociazione o sono morti o sono invalidi permanenti?
Chiediamo allo Stato in quale articolo della Costituzione sta scritto che le leggi come la 206 non si devono applicare fino in fondo se non in un modo interpretativo da operetta?
Siamo ormai certi che la mafia sul 41 bis e sulla dissociazione la vincerà perché così si vuole da 19 anni, lo Stato lo vuole , con l’aiuto di una politica che dovrebbe vergognarsi di se stessa e invece continua a darci pacche sulle spalle sperando che ce la beviamo.
Ci avete lasciato uccidere i FIGLI cari Signori, per salvare voi stessi da morte certa per mano di mafia, avete sacrificato e messo nelle mani di criminali senza scrupoli, immolandoli sull’altare dell’illegalità che vi è congeniale: Caterina Nencioni 50 giorni, Nadia Nencioni 8 anni, Fabrizio Nencioni 39 anni, Angela Fiume 38 anni e Dario Capolicchio 22 anni, non scordatevelo mai perché noi ce lo ricorderemo sempre.

 

Giovanna Maggiani Chelli

Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

 

25

Mar

2012

La trattativa e la casa sul lago. I pm seguono i soldi di B. e Dell’Utri PDF Stampa E-mail
Scritto da Monica Centofante   
dellutri-marcello-big2Proseguono sulla pista dei soldi le indagini che legano Marcello Dell’Utri alla trattativa siglata tra lo Stato e la mafia negli anni delle stragi. Come anticipato a novembre da Antimafia Duemila, i magistrati che hanno iscritto il senatore del Pdl nel registro degli indagati per “violenza o minaccia a un Corpo Politico, amministrativo o giudiziario”, stanno infatti passando in rassegna una serie di anomali e ingiustificati versamenti milionari di Silvio Berlusconi all’amico Marcello. Scoperti grazie alle indagini sulla cosiddetta P3, nella quale lo stesso Dell’Utri è indagato insieme a personaggi della portata di Flavio Carboni, faccendiere, da sempre vicino ad ambienti criminali. 
 In quelle carte si legge che il 22 maggio del 2008 Berlusconi aveva versato sul conto dell’amico Marcello, un bonifico di 1,5 milioni di Euro” con la causale “prestito infruttifero”. Operazione che si era ripetuta il 25 febbraio e l’11 marzo 2011, date in cui, con la medesima causale, l’allora Presidente del Consiglio aveva elargito a Dell’Utri rispettivamente 1 milione e 7 milioni di euro. Per un totale di 9 milioni e mezzo.
Soldi che in parte, avevano ricostruito Uif e Guardia di Finanza, erano stati utilizzati per pagare i lavori di ristrutturazione della splendida villa sul lago di Como del senatore. E oggi è proprio quella villa la protagonista di questo nuovo capitolo delle indagini sulla trattativa, con la notizia pubblicata ieri da Il Fatto Quotidiano dell’insolito acquisto della dimora da favola di Dell’Utri da parte, ancora, di Silvio Berlusconi: 21 milioni di Euro per una proprietà che ne valeva 9. E una spesa effettuata alla vigilia del pronunciamento della Cassazione al processo contro il senatore del Pdl, condannato nei precedenti gradi di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.
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24

Mar

2012

Agenda Rossa. L'urlo di Chieti Resiste. PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   
Art. 624 c.p. Chiunque s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.

Il successivo articolo prevede le circostanze aggravanti e nell'episodio che menzionerò, includerei un'aggravante ad hoc, ossia l'ipotesi del concorso esterno esterno in associazione mafiose. Questa fattispecie di reato che il il sostituto procuratore generale presso la Cassazione, Francesco Iacoviello, vorrebbe far abolire perché “nessuno ci crede più”, calza perfettamente al “furto” dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

Ho voluto evidenziare l'articolo del codice penale per sfatare e rompere l'opinione comune che attribuisce all'Agenda Rossa di Paolo Borsellino, un alone di mistero. Non c'è nessun mistero, i fatti sinora noti ci inducono a ritenere che in via Mariano D'Amelio a Palermo, immediatamente dopo la strage, si compì il furto dell'Agenda Rossa, punto! La sottrazione dell'Agenda Rossa, sembra possa essere ascritta all'impellente necessità di non far conoscere gli appunti che lo stesso Paolo Borsellino avrebbe scritto nell'Agenda e quindi soddisfare il coacervo d'interessi di Cosa nostra e di taluni personaggi delle istituzioni. Almeno, in questo senso sono orientate le indagini della magistratura di Caltanissetta che non ha affatto archiviato il caso.
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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