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In Primo Piano

'Una festa per dire NO' - Milano, 1 dicembre 2016
di ARCI Lombardia - 27 novembre 2016

Giovedì 1 dicembre alle 20,30, una festa per dire No al Referendum costituzionale nel Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro metropolitana di Milano in Corso di Porta Vittoria, 43. Saluti di Massimo Bonini, Segretario Generale della Camera del Lavoro metropolitana di Milano. Partecipano: Roberto Cenati, Gianni Barbacetto, Salvatore Borsellino, Maria Agostina Cabiddu, Massimo Cortesi, Nando Dalla Chiesa, Stefano Innocenti, Moni Ovadia.
La musica di 'Renato Franchi e l'orchestrina del suonatore Jones' e il coro 'suoni e l'Anpi' faranno da contrappunto agli interventi dei relatori.
Difendiamo la Costituzione il 4 dicembre, vota No.


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Appuntamenti

16

Giu

2012

Calabria: ''Agende Rosse'' e ''R-Evolution Legalità'' si schierano con Gratteri PDF Stampa E-mail
Scritto da Movimento Agende Rosse Calabria Associazione R-Evolution Legalità   
Il Movimento Agende Rosse  Calabria e l’Associazione R-Evolution Legalità apprendono, sgomenti e preoccupati, le dichiarazioni di un  pentito sull’arrivo dell'esplosivo a Reggio Calabria destinato al dottor Nicola Gratteri (inquietante déjà vu con il lontano 1992 siciliano). Non solo speriamo si faccia chiarezza, ma attendiamo rassicurazioni intorno all’uomo, prima che, insigne magistrato. 
Il dottor Gratteri è l’emblema della lotta alla ‘ndrangheta dalla e nella sua terra, un uomo che parlando ai giovani e ai meno esperti ha fatto si che una complicatissima parola calabrese ‘ndrangheta risuonasse come temibile sinonimo di “la più pericolosa organizzazione criminale mondiale”. Sarebbe riduttivo dilungarsi in descrizioni, elogi e meriti che tutti noi gli riconosciamo, forse sarebbe meglio tuffarsi nei suoi insegnamenti, nelle sue parole che meglio di altro,ci aiutano a capire:
Tratto dal libro “La giustizia è una cosa seria” di  Nicola Gratteri conversazione con Antonio Nicaso (Strade Blu Mondadori 2011).
“IV Da Rosarno a Milano” pag 95
Nel 2010 ci sono stati attentati contro il procuratore generale e altri magistrati di Reggio Calabria.
E’ segno che la ‘ndrangheta sta alzato il tiro?
Non saprei, anche in passato ci sono stati avvertimenti contro magistrati in Calabria. Finora le ‘ndrine hanno scelto il quieto vivere (..) La ‘ndrangheta ha sempre dialogato con lo Stato, usando l’astuzia per tessere relazioni e la paura per controllare il territorio. Ora serpeggia un certo nervosismo e si nota. Le giovani leve scalpitano (..) potrebbe essere non solo la ,ndrangheta a muovere i fili. Anche in Calabria esiste da tempo una borghesia mafiosa che si avvale di relazioni diffuse negli ambienti che contano (..) la ‘ndrangheta non colpisce mai casualmente, o peggio, indiscriminatamente, tanto per colpire le istituzioni.
Pag 101
In Calabria la vendetta delle faide non cade mai in prescrizione, come ci ricorda la scritta sulla lapide di un cimitero calabrese: (..) quando non sparano le famiglie coinvolte nelle faide sono vulcani sopiti ma non spenti.
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16

Giu

2012

Diario di bordo di un Agenda Rossa. Da Pescara a Palermo in nome di Paolo Borsellino PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara Spina   

17 Luglio 2011

BRIVIDI

“Avvisiamo i signori passeggeri che a breve atterreremo  all’Aeroporto Internazionale Falcone e Borsellino di Palermo” annuncia la voce metallica del Comandante dagli altoparlanti dell’aereo e un brivido mi scorre lungo la schiena. Falcone e Borsellino. È per loro che sono arrivata fin qui, nell’assolata terra siciliana. Tra due giorni sarà l’anniversario della Strage di Via D’Amelio in cui persero la vita il Giudice Paolo e i ragazzi della sua scorta e io, come tanti altri giovani e meno giovani provenienti da tutta Italia, ho risposto all’appello di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, che ancora oggi, a distanza di 19 anni, continua a chiedere verità e giustizia sulle stragi del ’92.

Fa caldo a Palermo, questa è la prima sensazione che si prova appena scesi dall’aereo. L’aria bollente ti arriva sulla faccia e quasi ti impedisce di respirare ma non è il caldo che mi soffoca, piuttosto è la voglia di rivedere lui, Salvatore, che mi leva il fiato. Respiro a fondo l’odore del mare che arriva fin sulla pista di atterraggio e mi preparo a questa avventura che, già so, sarà ricca di intense emozioni e commozione.

Devo sbrigarmi, sono le 16:00 e tra un’ora circa comincerà la marcia delle Agende Rosse verso il Castello Utveggio, che domina Palermo dall’alto del Monte Pellegrino. Si tratta di un luogo simbolico per la città e per noi Agende Rosse in quanto, secondo le ipotesi del consulente informatico Gioacchino Genchi, è il luogo presumibilmente deputato a far partire il detonatore che fece esplodere la 126 parcheggiata in Via D’Amelio. In realtà questa pista sembra essere stata smentita dalle indicazioni del pentito Fabio Tranchina, ex autista del boss Giuseppe Graviano, ma la marcia comunque si farà, secondo la volontà di Salvatore Borsellino. Vuole essere prima di tutto un atto simbolico in memoria delle vittime, in secondo luogo  il Castello Utveggio, sede dei servizi segreti, resta comunque legato in un modo o nell’altro alla strage di Via D’Amelio. Un dubbio, in merito all'edificio ed al suo utilizzo, è rimasto anche nelle parole dei familiari del giudice assassinato i quali affermano che negli ultimi giorni che precedettero via d'Amelio Paolo Borsellino abbassava continuamente la serranda della stanza da letto perché sospettava di essere osservato dal Castello Utveggio. 

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15

Giu

2012

Inchiesta sulla trattativa, pressioni sul Quirinale dall’ex ministro Mancino PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Pipitone   

Il politico democristiano intercettato al telefono con Loris D'Ambrosio, consigliere di Napolitano, dopo l'interrogatorio del 2011 ai pm di Palermo. Indagato anche l'europarlamentare Udc Gargani

 
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Un uomo solo. È come si definisce l’ex ministro Nicola Mancino parlando al telefono con il magistrato Loris D’Ambrosio, uno dei principali consiglieri di Giorgio Napolitano. Il 9 dicembre del 2011, dopo il suo interrogatorio davanti la procura di Palermo, Mancino è spaventato. Ancora non lo sa, ma i magistrati coordinati da Antonio Ingroia hanno messo sotto controllo il suo telefono. E registrano lo sfogo dell’ex ministro dell’Interno con D’Ambrosio. “Un uomo solo va protetto” dice Mancino, perché se questo uomo solo rimane tale “potrebbe chiamare in causa altre persone”.

È proprio per questo che oggi l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino è accusato di falsa testimonianza nell’indagine sulla trattativa, il patto segreto tra pezzi delle istituzioni e Cosa Nostra nel periodo 1992-93. Secondo gl’inquirenti Mancino avrebbe detto il falso con l’obbiettivo di assicurare l’impunità anche ad alti esponenti delle istituzioni. “Non ho parlato di Gava” dice al telefono parlando con la moglie subito dopo l’interrogatorio del 9 dicembre scorso. Cosa ci fosse da tacere intorno all’esponente della Dc Antonio Gava resta oggi un interrogativo importante per i magistrati palermitani. “Cerchiamo di evitare il coinvolgimento di Scalfaro” chiede invece Mancino a D’Ambrosio. Secondo i magistrati siciliani, l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro fu in qualche modo “influenzato” dall’allora capo della polizia Vincenzo Parisi, che nella ricostruzione degl’inquirenti sarebbe stato uno dei registi della trattativa con Cosa Nostra.

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16

Giu

2012

“Attilio Manca e Bernardo Provenzano. Morte ‘accidentale’ di un urologo del Belcolle” PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione www.19luglio1992.com   

“Attilio Manca e Bernardo Provenzano. Morte ‘accidentale’ di un urologo del Belcolle”. È il titolo dell’iniziativa organizzata dall’associazione Osservatorio Legalità Viterbo e dal Movimento Agende Rosse – con il patrocinio della Provincia di Viterbo – che si svolgerà il prossimo 19 giugno alle ore 17 presso la Sala Benedetti della Provincia di Viterbo (Via Saffi 49, Viterbo). Dedicata alla vicenda di Attilio Manca, l’urologo del Belcolle originario di Barcellona Pozzo di Gotto, trovato morto a Viterbo il 12 febbraio 2004, così come alla presunta latitanza del boss Bernardo Provenzano nell’Alto Lazio durante il 2003 e alla testimonianza di chi lo avrebbe visto a Perugia sempre nel corso dello stesso anno.
Interverranno Gianluca Manca (fratello di Attilio Manca), Giacomo Barelli (presidente Osservatorio Legalità Viterbo), Giuseppe Anelli (responsabile provinciale Movimento Agende Rosse), Daniele Camilli (autore del libro “La Mafia a Viterbo”, Intermedia edizioni) e Don Marcello Cozzi (Libera). Modererà l’incontro il giornalista Roberto Pomi. Durante l’incontro l’attrice Annalisa Insardà leggerà alcuni passi tratti dal libro di Luciano Armeli, “Le vene violate. Dialogo con l’urologo siciliano ucciso non solo dalla mafia”, Armenio editore, 2011.

 

16

Giu

2012

Impressioni d'udienza dal processo Cassata/10 PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Repici   
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Ieri mattina, al processo a carico del Procuratore generale di Messina, imputato di diffamazione pluriaggravata ai danni di Adolfo Parmaliana, è stato il giorno della coerenza per il dr. Antonio Franco Cassata. Egli, come dall’avvio del dibattimento, si è mantenuto contumace e così, perdurando il suo rifiuto a comparire innanzi al giudice, giunti al momento in cui secondo le regole processuali si sarebbe dovuto tenere il suo esame, come ufficializzato da uno dei suoi difensori, si è dovuto prendere atto che Cassata non si è voluto sottoporre a esame e si sono pertanto acquisiti al fascicolo del dibattimento i verbali dei due interrogatori che Cassata rese nel corso delle indagini.

Insomma, coerentemente, la Procura generale di Messina ha continuato ad avvalersi della facoltà di non rispondere, questa volta nella persona del capo di quell’ufficio, dopo che ciò era avvenuto qualche udienza fa a opera di alcuni dei suoi cancellieri. E, se è processualmente diritto di Cassata quello di tenersi lontano dal suo giudice e di evitare di rispondere in udienza in ordine ai fatti a lui addebitati, voglio proprio vedere se nelle prossime settimane ci sarà qualcuno, all’interno del Consiglio superiore della magistratura, che avrà il coraggio di votare in favore del dr. Cassata per la proroga del suo mandato di Procuratore generale di Messina, alla scadenza del quadriennio da quella sua nomina che tanto sgomento aveva provocato in capo ad Adolfo Parmaliana. Perché sarebbe per l’ennesima volta un caso inedito, quello della proroga per l’unico Procuratore generale d’Italia imputato (addirittura per una diffamazione commessa con uno squallido dossier anonimo), che, per di più, si rifiuta di comparire innanzi al suo giudice e di rispondere alle accuse rivoltegli, trascurando le tante altre ragioni che, come in origine ne sancivano l’ingiustificabilità della nomina, a maggior ragione ne certificano l’inaccettabilità della proroga in quell’incarico oggi che l’imputato Cassata è pure padre di uno degli indagati della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto nell’indagine per associazione a delinquere finalizzata alla truffa per i falsi incidente stradali che hanno fatto della Tombstone siciliana (appunto, Barcellona Pozzo di Gotto) la capitale delle frodi assicurative.

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14

Giu

2012

Messineo, le mancate firme e le astensioni: un nuovo Caso Palermo? PDF Stampa E-mail
Scritto da Sonia Alfano   

 

Da certe ricostruzioni giornalistiche sul clima che ha accompagnato la conclusione delle indagini della Procura di Palermo sulle trattative Stato-mafia, parrebbe che dalle parti di quell’ufficio giudiziario stiano nuovamente serpeggiando, nemmeno tanto velatamente, almeno da quanto divulgato dagli organi d’informazione, pericolosi veleni. Sembra il 1992, verrebbe da dire. O, ancor di più,  il 1989. Si è appreso che il dr. Paolo Guido, che non avrebbe condiviso, almeno sotto un profilo squisitamente giuridico, le contestazioni da muovere ad alcuni indagati, avrebbe lasciato il “pool” e sarebbe stato sostituito dal dr. Francesco Del Bene. Ma non è questo che mi impensierisce: tutto sommato, le diverse valutazioni giuridiche fra operatori del diritto rientrano – o, almeno, possono rientrare – nella fisiologia. Ciò che realmente mi turba e mi angustia è altra, in qualche modo inedita, circostanza: il procuratore capo Francesco Messineo, attualmente candidato (e favorito, secondo i rumour) in corsa alla prestigiosa poltrona di procuratore generale sempre a Palermo, si è astenuto dall’apporre la propria firma sull’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato agli indagati. La firma di Messineo non è indispensabile ai fini del prosieguo del procedimento ma, al tempo stesso, è ovvio interpretare quello del capo della Procura come un abbandono, l’ennesimo, di quei pubblici ministeri che tanto si stanno esponendo e adoperando per far emergere la difficile verità sul biennio stragista di Cosa Nostra e su quelle trattative (almeno due, secondo gli stessi magistrati), tutti episodi dai quali è scaturita la ormai morente cosiddetta seconda Repubblica. E le sue dichiarazioni di oggi sono una sorta di confessione.

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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