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In Primo Piano

Repici: 'Scarantino determinato a commettere le calunnie da criminali operanti nelle istituzioni'
di ADNKRONOS e TG3 RAI Sicilia - 20 aprile 2017
 
Palermo, 20 apr. (AdnKronos) – Ergastolo per i boss mafiosi Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati per la strage di via D’Amelio in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. La sentenza è stata emessa pochi istanti fa dalla Corte d’assise di Caltanissetta presieduta da Antonio Balsamo. Condannati a 10 anni i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. Per Vincenzo Scarantino i giudici nisseni hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato di calunnia. La sentenza è stata emessa dopo circa 11 ore di camera di consiglio.
 
 



 
 

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Appuntamenti

16

Lug

2012

Verso via d'Amelio: 23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni /19 PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione 19luglio1992.com   

Martedì 14 luglio 1992
Giacomo Ubaldo Lauro, calabrese già appartenente alla 'ndrangheta rifugiatosi in un paese del Nord Europa, avverte il console italiano del luogo che si sta tramando un attentato a Palermo contro Borsellino. Comunicata a Roma l‟informazione il giorno stesso, essa verrà trasmessa a Palermo solo il 25 luglio, cinque giorni dopo la strage di Via D‟Amelio.*

Mercoledì 15 luglio 1992

Il palazzo di giustizia è quasi deserto. È il giorno della festa di Santa Rosalia. Borsellino incontra Ingroia che sta andando in ferie. Borsellino è silenziosamente contrariato, vorrebbe che il suo braccio destro restasse al suo fianco per proseguire il lavoro. Ma Ingroia ha già prenotato una casa per le vacanze e non può rinviare. Lo rassicura: si tratta comunque di una sola settimana da trascorrere al mare, a San Vito Lo Capo, a pochi chilometri da Palermo. Borsellino, che al mattino mantiene un atteggiamento di “silenzioso rimprovero”, il pomeriggio incontra di nuovo il Pm.
“Lo vidi sorridere per l‟ultima volta – racconta Ingroia – quando gli dissi che sarei rimasto fuori soltanto per il weekend, promettendogli che sarei tornato già in ufficio lunedì”. Borsellino si è rasserenato. Si alza, abbraccia Ingroia, lo saluta. Il Pm va via, ancora un po‟ dispiaciuto di lasciarlo solo in quel palazzo deserto.**

Giovedì 16 luglio 1992
Dall‟agenda grigia di Paolo Borsellino:
Ore 9.00 Roma (Dia)
Ore 13.30 De Gennaro

Un confidente dei carabinieri di Milano rivela che si sta preparando un attentato ad Antonio Di Pietro e a Paolo Borsellino. La fonte è ritenuta altamente attendibile ed il raggruppamento ROS di Milano invia un rapporto alla Procura di Milano ed a quella di Palermo. L‟informativa è inviata per posta ordinaria ed arriverà a Palermo dopo la strage di Via D‟Amelio. In seguito a questa notizia viene pesantemente rafforzata la scorta a Di Pietro ed alla sua famiglia, il PM milanese non dorme neppure a casa sua. Il maresciallo Cava del ROS di Milano tenta anche di mettersi in contatto diretto con la Procura palermitana ma senza risultato.**
Borsellino interroga Gaspare Mutolo. È l‟ultimo interrogatorio, dura parecchie ore. Il pentito accetta di verbalizzare le accuse su Contrada e Signorino. Ma oggi non si fa in tempo, se ne riparlerà lunedì prossimo. È tardi. Borsellino chiude il verbale senza neppure una parola, sempre più incupito. Saluta Mutolo, ed è l‟ultima volta che lo vede.**

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15

Lug

2012

19 luglio: via D'Amelio, per sempre PDF Stampa E-mail
Scritto da Oreste Iacopino   

Mi trovavo a parlare dei venti anni della strage di via D’Amelio, a marzo, al premio “Agenda Rossa”, davanti a Salvatore, Pippo Giordano (agente Dia in pensione, stretto collaboratore di Paolo Borsellino), Marilena Natale (giornalista campana attiva contro la lotto alla camorra) e tanti altri resistenti che nel loro piccolo cercano di combattere il fenomeno mafioso.

Vent’anni sono davvero tanti e mai nessuno è riuscito a trovare la verità oppure quei pochi che ci hanno provato  sono stati tagliati fuori ( uno su tutti Gioacchino Genchi) per non far scoppiare il vaso di Pandora.

Questo sarà il mio terzo anno a Palermo, il 19 luglio con l’agenda rossa in alto a gridare il nome di Paolo con amici di tutta Italia, uniti dalla voglia di verità, dalla voglia di giustizia per accompagnare Salvatore verso il castello Utveggio e sostenere i tanti magistrati che saranno presenti, alcuni veri e propri compagni di Paolo Borsellino, come Antonio Ingroia.

Non so cosa provino gli altri ma io quando osservo quel palazzo, quel cancello e l’albero d’ulivo (voluto dalla madre di Paolo) piantato sul solco creato dall’autobomba esplosa, sento che stare lì sia l’unica cosa giusta da poter e volere fare in quel giorno.

Credo che andare a Palermo in quei giorni stia diventando una mia ragione di vita, ormai è nel mio essere e anche tra dieci anni non riesco a immaginarmi in nessun altro posto, se non lì accanto a Salvatore e alle tante amicizie (alcune davvero molto importanti) che sono nate in questo tempo.

All’improvviso alzo gli occhi al cielo e penso: “ Caro Paolo, noi cerchiamo di essere quel fresco profumo di libertà con la certezza che un giorno, la verità uscirà fuori e saremo insieme a te tutti vincitori della tua, della nostra battaglia.

 

Oreste Iacopino

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15

Lug

2012

Pullman da Bisceglie a Palermo il 18-19 luglio 2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Papagni   
Di seguito il programma del pullman che partirà da Bisceglie per Palermo il 18 luglio 2012 per partecipare alle iniziative in occasione del ventannale della strage di via D'Amelio. Ci sono ancora alcuni posti disponibili.
 
PROGRAMMA COMMEMORAZIONE VENTENNALE DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO – PALERMO
18-19 LUGLIO 2012
“GIOVANI DI VALORE” CON UN’AGENDA ROSSA IN MANO PER CHIEDERE LA VERITA’
18/07 
- ore 05.00 partenza da Bisceglie (BAT-FG)
- ore 05.30 fermata a Bari (BA)
- ore 07.30 fermata a Taranto (TA-BR-LE)
- ore 10.15 fermata a Cosenza 
- ore 12.30 fermata a Villa S. Giovanni (RC)
- ore 13.30 fermata a Messina 
- ore 16.00 arrivo a Palermo – sistemazione in ostello quartiere Ballarò 
- ore 19.00 - Corteo da piazza Croci alla facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda 172)
- ore 20.30 - Conferenza AntimafiaDuemila (atrio facoltà di Giurisprudenza) "Trattative e Depistaggi: quale stato vuole la verità sulle stragi?" Interventi di Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Domenico Gozzo, Saverio Lodato, Giorgio Bongiovanni. Saluti di Rita Borsellino, Sonia Alfano, Leoluca Orlando e del preside della facoltà Antonio Scaglione. Modera: Anna Petrozzi. 
19/07
- ore 08.30 colazione inclusa in ostello.
- ore 09.30 Presidio via d'Amelio - iniziative della società civile
- ore 15.00 Interventi dei Magistrati
- ore 16.58 Minuto di silenzio - Marilena Monti recita "Giudice Paolo"
- ore 17.15 Interventi dei familiari delle vittime della strage di via D'Amelio
- ore 21.00 - Marco Travaglio
- ore 23.00 – rientro da Palermo

IL COSTO COMPLESSIVO DEL VIAGGIO IN PULLMAN COMPRESO DI UN PERNOTTO IN OSTELLO E PRIMA COLAZIONE E' DI € 28. 
PER INFO TEL.LUCIANO PISANIELLO 3456054488 - SAVINO PERCOCO 3494481431 - GIUSEPPE PAPAGNI 3471029974
 

15

Lug

2012

Merito, mafia e legge superiore PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Fenizia   
Ci voleva una giovane giornalista freelance, Elena Vincenzi, per risvegliare la coscienza del giudice Doni, alle prese con il caso Ghezal, un «normale» delitto maturato nella Milano di via Padova dei nostri giorni. Nel corso di un itinerario interiore il cui esito sorprenderà il lettore, il protagonista si guarda intorno: «Le luci dei lampioni rendevano il paesaggio una tavola uniforme, uno sfondo di La Tour senza alcuna fiamma: finché Doni non si accorse che la fiamma era lui stesso, era quello che portava con sé. Non c’erano altri fuochi da cercare». Ma perché giocarsi la carriera per un immigrato, per giunta senza prove?
 
Il maturo uomo di legge, protagonista del più recente romanzo di Giorgio Fontana, Per legge superiore, è combattuto tra l’adeguamento a una prassi comoda, che si accontenta di una verità (solo) processuale, e il rischio (politicamente scorretto) di avventurarsi nella ricerca di una verità «sostanziale», pur senza violare le norme processuali.
 
Questo agile volume (edizioni Sellerio) può essere consigliato da insegnanti di liceo ai propri alunni, in previsione del prossimo 19 luglio, offrendo un ulteriore spunto per guardare Falcone e Borsellino come interpreti di uno spartito suonato in modo unico. Infatti, molti hanno avuto tra le mani strumenti analoghi, ma solo loro hanno ottenuto certi risultati. Forse perché si sono lasciati coinvolgere non solo come tecnici, ma come persone con tutto il bagaglio di valori che portavano con sé.
 
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15

Lug

2012

'Cosa ha lasciato mio marito Paolo Borsellino' PDF Stampa E-mail
Scritto da Agnese Borsellino   
A 20 anni dalla strage di via D'Amelio, il Corriere della Sera ricorda Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta con il volume 'Paolo Borsellino' curato dal giornalista Umberto Lucentini insieme ai familiari del giudice ucciso: Agnese, Lucia, Manfredi e Fiammetta Borsellino. Nel libro, distribuito dal 14 luglio (3,80 euro più il prezzo del giornale), c'é anche una lettera, inedita, scritta dalla moglie Agnese al marito, che pubblichiamo.

Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere.
Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell'amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale.
Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idelamente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud - non siamo soli. Desidero ricordare: sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, "la vita", sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente ahi convertito!!! Non dimentico: hai chiesto la comunione presso il palazzo di giustizia la vigilia del viaggio verso l'eternità, viaggio intrapreso con celestiale serenità, portando con te gli occhi intrisi di limpidezza, uno sguardo col sorriso da fanciullo, che noi non dimenticheremo mai.
In questo ventesimo anniversario ti prego di proteggere ed aiutare tutti i giovani sui quali hai sempre riversato tutte le tue speranze e meritevoli di trovare una degna collocazione nel mondo del lavoro, dicevi: 'Siete il nostro futuro, dovete utilizzare i talenti che possedete, non arrendetevi di fronte alle difficoltà'. Sento ancora la tua voce con queste espressioni che trasmettono coraggio, gioia di vivere, ottimismo. Hai posseduto la volontà di dare sempre il meglio di te stesso. Con questi ricordi tutti ti diciamo 'grazie Paolo'.

Agnese Borsellino

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15

Lug

2012

Borsellino incontrò Contrada nell’ufficio di Mancino PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Portanova   

"Le leggi sembrano fatte apposta per difficultare i processi di mafia”. Stasera a Speciale Tg1 propone un documento inedito. "Mi impongo di credere che dopo la morte di Falcone  il potere politico abbia la forza di prendere decisioni ordinarie, ma drastiche, perché i magistrati possano lavorare”. Nel documentario di Maria Grazia Mazzola la conferma dell'incontro con Bruno Contrada: "Ho respirato aria di morte"

Le leggi sembrano fatte apposta per difficultare i processi di mafia”. Lo dice Paolo Borsellino davanti alle telecamere del Tg1 il primo giugno 1992, nove giorni dopo la morte di Giovanni Falcone e meno di due mesi prima della strage di via D’Amelio. Il giudice auspica che finalmente lo Stato si svegli. In direzione esattamente opposta a quella che poi, molti anni più tardi, passerà alla cronaca come “la trattativa”. “Mi impongo di credere che la morte di Falcone sia un fatto così dirompente e drammatico che, bandendo ogni sofisma, ogni ipocrisia e ogni compromesso, il potere politico abbia la forza di prendere decisioni ordinarie, ma drastiche, perché i magistrati possano lavorare”.


Perché
troppo grande è il divario “tra quello che sappiamo della mafia e quello che riusciamo a dimostrare in tribunale”, tanto che a volte viene voglia “di alzare le mani”, di arrendersi. Borsellino scandisce le parole, con il suo abituale tono pacato, e si concede qualche sorriso ironico. Di quel filmato girato dal corrispondente Lucio Galluzzo e lungo una cinquantina di minuti, la Rai all’epoca utilizzò solo pochi spezzoni. Una delle ultime testimonianze dell’eroe antimafia finì poi dimenticata in archivio. Fino a oggi. A riproporla è il documentario “L’uomo che sapeva di dover morire”, realizzato da Maria Grazia Mazzola, (stasera 23,25) nello Speciale Tg1 condotto da Monica Maggioni.

 

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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