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In Primo Piano

Gli auguri a Paolo Borsellino da tutta Italia
In occasione del giorno del compleanno di Paolo Borsellino, il Movimento Agende Rosse di tutta Italia, insieme a bambini e ragazzi, ovvero il fresco profumo di libertà, ha voluto augurargli un Buon Compleanno.
1940-2017

Paolo, grazie!



 

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Appuntamenti

22

Giu

2012

Salvatore Borsellino rircorda in un libro il fratello Paolo. E solleva dubbi sulle dinamiche delle stragi mafiose... PDF Stampa E-mail
Scritto da AffariItaliani.it   

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, nel libro "Fino all'ultimo giorno della mia vita" (scritto con Benny Calasanzio, in uscita per Aliberti), racconta la loro infanzia a Palermo, gli episodi e le figure chiave della loro famiglia che hanno contribuito a formare la fortissima etica di Paolo. Solleva anche dubbi, ed espone alcune personali opinioni sulle dinamiche delle stragi e sulla scomparsa dell'agenda del fratello... SCOPRI I PARTICOLARI E LEGGI UN ESTRATTO, IL CAPITOLO "L'AGENDA ROSSA"...

 
Borsellino Aliberti

In "Fino all'ultimo giorno della mia vita" (Aliberti), Salvatore Borsellino racconta i ricordi di una vita al giovane amico giornalista Benny Calasanzio, con il quale condivide il dolore di essere parenti di vittime di mafia. Una vita iniziata sotto le bombe degli Alleati nella Palermo del 1942, poi sconvolta dall’autobomba che causò la strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992. Il racconto ha inizio con l’infanzia felice trascorsa con il fratello Paolo e le sorelle Adele e Rita alla Kalsa, un quartiere oggi completamente trasformato, di cui queste pagine restituiscono un affresco animato di colori, voci e abitudini dimenticate. Prosegue con gli anni dell’università e poi il trasferimento nel Nord Italia, in «un altro Paese», lontano dalla famiglia e da quel fratello che già mostrava le sue doti eccezionali e la sua forte personalità. Mentre Paolo diventa un personaggio pubblico per il suo coraggioso impegno contro la mafia, Salvatore fa carriera come ingegnere elettronico; i due fratelli percorrono per decenni strade diverse, che torneranno a unirsi con il più tragico degli eventi. Da quella domenica d’estate Salvatore si fa carico della memoria del fratello, che diffonde in ogni angolo d’Italia. Ma il primo processo farsa e l’opinione pubblica sempre più distratta spengono le sue energie e la speranza di poter ottenere verità e giustizia. Fino al 2007, anno in cui torna alla vita dopo un lungo periodo di “morte” interiore. Poi, due anni dopo, nasce il movimento delle Agende Rosse grazie alla voglia di impegnarsi di tanti giovani. Ed è anche per loro che Salvatore Borsellino ha accettato di scrivere questo libro, nel quale, con assoluta sincerità, dona a tutti l’esperienza di una vita, di un’intera famiglia, che si è trovata al centro delle trame che hanno cambiato la storia del nostro Paese.

I diritti d'autore di Salvatore Borsellino saranno interamente devoluti al Movimento Agende Rosse.
 

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21

Giu

2012

Per il 19 luglio in piazza soltanto i ragazzi delle Agende Rosse PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandra Amurri   
Vorremmo sapere se il presidente Napolitano andrà a Palermo il 19 luglio”. Risposta del portavoce del presidente Pasquale Cascella: “Perché cosa c’è il 19 luglio?”. Con tono stupito spieghiamo: la commemorazione della strage di via D’Amelio. “Non lo so. Consulti l’agenda del presidente sul sito del Quirinale.” Pausa. “Comunque no, il presidente ha già commemorato Borsellino il 23 maggio quando è andato per la strage di Capaci, poi con voi del Fatto, visto l’utilizzo che fate delle telefonate non parlo”. E la voce scompare dietro a un clic. 


È vero, il 23 maggio scorso Napolitano ha ricordato anche il giudice Borsellino. Si è recato in via D’Amelio e alla presenza del figlio Manfredi, commissario di polizia a Cefalù, contattato dal questore, sotto una pioggia battente, ha deposto una corona di fiori. Non c’erano cittadini, né Rita, sorella del giudice, né il fratello Salvatore: nessuno sapeva nulla. Un omaggio che, se non fosse per l’ufficialità e la rilevanza istituzionale conferita dalla presenza del Capo dello Stato si sarebbe potuto definire furtivo. Come se ci fossero stragi da ricordare nella solennità e stragi da onorare tra pochi intimi perché generano disagio e fibrillazione per le ragioni che nascondono.   UNA VERITÀ che il popolo delle Agende Rosse, migliaia di giovani di ogni parte d’Italia, uniti nel simbolo di quel diario a cui Borsellino affidava riflessioni sulle proprie indagini, anche su quelle che stava conducendo per scoprire chi aveva ammazzato il suo amico-collega Giovanni Falcone, pretende. Quell’agenda scomparve dalla borsa ritrovata nell’auto di Borsellino e riconsegnata alla famiglia dall’allora capo della Squadra Mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, oggi defunto. Il capo della Mobile, quando i figli, dopo aver estratto il costume ancora umido, un mazzo di chiavi, un pacchetto di sigarette aperto e uno intatto, chiesero dove fosse l’agenda rossa del padre, con la sua voce rauca esclamò: “E da dove la fate spuntare fuori questa agenda rossa! Smettetela non c’era nessuna agenda”. Era la prima volta che varcava la soglia di casa del giudice, con cui non aveva mai intrattenuto rapporti tant’è che per i figli era un estraneo arrivato a restituire gli effetti personali del padre. Eppure, di fronte ad una domanda legittima dal momento che la domenica, lo avevano visto riporre l’agenda rossa nella borsa prima di uscire e salire in auto per dirigersi dalla madre in via D’Amelio, si permetteva di mettere in dubbio la loro parola. Chi ha preso l’agenda, perché? In quali mani è finita? Queste le domande che Salvatore Borsellino in questi anni non ha mai smesso di rivolgere pubblicamente. “Nel luglio 2009, nei giorni precedenti al 19” racconta Salvatore “alla polizia dell’aeroporto Falcone-Borsellino è stata ordinata dal Quirinale una ricerca per sapere se fosse stato emesso a mio nome un biglietto destinazione Palermo.

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21

Giu

2012

Io so: Napolitano e la sua parzialità PDF Stampa E-mail
Scritto da Sonia Alfano   
Sulla natura parziale del migliorista Giorgio Napolitano, anche e soprattutto in veste di Presidente della Repubblica, non ho mai nutrito alcun dubbio, visti i comportamenti assunti durante il governo Berlusconi ed essendosi più volte mostrato scortese e poco attento nei confronti di chi, legittimamente, gli chiedeva un sostegno per battaglie oggettivamente condivisibili. Ma le notizie degli ultimi giorni, sul suo attivismo a favore di testimoni reticenti come Mancino, e addirittura di indagati, forse non me le aspettavo neanche io.

Il Fatto Quotidiano di ieri racconta della vicenda scabrosa che ha visto Napolitano protagonista di un episodio legato alla storia giudiziaria di Silvio Scaglia: un nome che forse suonerà estraneo a molti, ma non a tutti. Scaglia è il fondatore di Fastweb. Un uomo la cui ricchezza è stata stimata in un miliardo di dollari americani dalla rivista finanziaria Forbes.

Silvio Scaglia è indagato per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale, non per un furto di caramelle. Eppure come scrive Bruno Tinti nell’articolo pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano ”Il problema è che questa abitudine di intervenire (ma la parola esatta tecnicamente è interferire) nei processi in corso è molto radicata in un gran numero di persone, in particolare in quelli che, saliti in punta alla piramide, si convincono che vedere il mondo da quell’altezza li renda diversi dagli altri uomini e che sono loro consentite cose che ad altri non sarebbero e che, anzi, costituirebbero reato o quantomeno illecito disciplinare”. Come Napolitano che, affatto intimidito da cotanta accusa, alla moglie del manager che lo scongiura di intervenire in favore del marito non riesce proprio a dire di no. Quindi le risponde assicurandole che chiederà copia degli atti.

Il giorno in cui invitai Napolitano a unirsi alla manifestazione delle Agende Rosse del 26 settembre 2009, compresi perfettamente che lui, con la gente che chiede verità e giustizia, non vuole avere nulla a che fare. Preferisce intrattenere rapporti con chi cerca di sottrarsi e di sfuggire alla giustizia e ai confronti di fronte ai magistrati. Gradisce maggiormente scrivere accorate lettere di cordoglio ai figli di un ex Presidente del Consiglio morto da latitante.

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22

Giu

2012

Formigoni chiamò Mori. Il generale: “Che problema ha oltre le intercettazioni?” PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Pipitone   

Dall'inchiesta sulla trattativa emergono contatti del governatore lombardo con il capo del Ros e il suo braccio destro De Donno. Dalle telefonate di questi ultimi emerge la preoccupazione del politico Pdl per le inchieste giudiziarie che colpiscono il Pirellone

formigoni regione interna nuovaUn presidente della Regione spaventato per le inchieste giudiziarie che stanno decimando la sua giunta, un piano di comunicazione per rilanciare l’immagine della Lombardia, e il giallo di una bonifica per eliminare le cimici che “spiano” Roberto Formigoni. E’ quanto emerge dalle telefonate intercettate tra il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno, ex alti ufficiali del Ros , attualmente indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Palermo sulla cosiddetta trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra.

Nel 2009 il presidente Formigoni nominò Mori e De Donno superconsulenti nel Comitato per la legalità dell’Expo. Sarà per questo che, in primavera, chiede alla sua segretaria di cercare il generale attualmente sotto processo a Palermo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. È il 18 aprile del 2012 e il cellulare di Mori squilla: “Generale Mori? Sono Anna, segretaria Formigoni, giovedì il presidente sarà su a Roma, allora dice a me: vedi una chiacchierata veloce” . “Volentieri “ risponde Mori. Se quell’incontro tra Mori e Formigoni a Roma ci sia poi stato veramente non è dato sapere.

L’ex generale del Ros però chiama subito il suo storico braccio destro De Donno, per informarlo di quell’incontro chiesto dal presidente della Lombardia. Solo che la telefonata tra i due carabinieri rimane incisa sulla bobine della Dia. “M’ha telefonato la segretaria del presidente Formigoni – dice Mori – ci vediamo qui a Roma alle 10 e 30. C’ha qualche problema particolare? Oltre alle intercettazioni?”. Di quale intercettazioni parli Mori non si sa. L’unica cosa certa è che De Donno è oggi amministratore di una società di security. È per questo che tra gli investigatori è nato il sospetto di una possibile bonifica di cimici negli uffici o nelle abitazioni del presidente della Lombardia, che prima di chiamare Mori, aveva già incontrato De Donno.

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21

Giu

2012

Ass. Georgofili sul tema delle intercettazioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   
Il tema delle intercettazioni va risolto eccome al più presto possibile!
Ricordiamo come oggi un animatissimo  incontro a Viareggio il 23 Agosto del 2001 , ad un raduno organizzato  da un gruppo di cronisti  toscani e dal Gruppo giornalisti sportivi della Toscana, al quale partecipò  Gabriele Chelazzi, Magistrato impegnato in prima linea  nelle indagini sui concorrenti esterni alla  mafia nelle stragi del 1993 .
Il 2001 , ce lo diranno di li a poco   i verbali di archiviazione sui concorrenti nelle stragi del 1993 , fu un anno tribolato per il magistrato impegnato in prima linea  nella ricerca della verità tutta , sulla strage di via dei Georgofili.
Il Magistrato espresse quel giorno tutto il peso, di una norma che vietava di non poter utilizzare i tabulati telefonici se più vecchi di 5 anni ,  il “D.L. 13 maggio 1998 , n.171” e tutte le difficoltà incontrate dalla magistratura in seno alla legge sulla privacy .
I  Magistrati presenti a quell’incontro Gabriele Chelazzi  compreso, hanno evidenziato che talvolta la legge è evocata impropriamente,  ma lo stesso legislatore, ha osservato Chelazzi, ha sentito la necessità di deroghe per quanto riguarda l’accesso alle informazioni.
E’ da allora che noi aspettiamo  quelle deroghe che consentano ai cittadini di essere informati su ciò che sta avvenendo nel Paese ,  senza travalicare naturalmente quegli eccessi dell’informazione che  sono  comunque regolamentati con le leggi e che  continuino soprattutto  ad essere  lo strumento insostituibile che la magistratura può usare per dare giustizia a soggetti come noi che di verità hanno bisogno senza guardare in faccia a nessuno.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
 

21

Giu

2012

Salvatore Borsellino e Giulio Cavalli a San Clemente - Venerdì 22 Giugno 2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione www.19luglio1992.com   

Venerdì 22 Giugno la Piazza Mazzini di San Clemente ospiterà due invitati d’eccezione: Salvatore Borsellino e Giulio Cavalli.
L’occasione è la celebrazione del ventennale delle stragi mafiose di Capaci e Via d’Amelio, in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme alle loro scorte e a Francesca Morvillo, moglie di Falcone. L’evento rappresenta un omaggio alla memoria dei due più grandi eroi e martiri di Stato: verranno ripercorsi i fatti di quella maledetta estate del 1992, non rinunciando a rileggerli alla luce dei recenti sviluppi delle indagini delle procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Ad offrire il ricordo di Paolo sarà il fratello, Salvatore Borsellino, da anni impegnato intensamente nella ricerca della verità sulle stragi con il supporto dei giovani del Movimento delle Agende Rosse, di cui è fondatore. Non si rinuncerà nemmeno a proiettarsi sulla stretta attualità e sui nuovi obiettivi dei tentacoli delle mafie al nord, che verranno discussi con Giulio Cavalli, attore e regista teatrale nonché consigliere regionale della Lombardia impegnato nel monitoraggio degli appalti per l’EXPO di Milano 2015, dall’aprile 2006 sotto scorta per la sua attività culturale e artistica di contrasto alle mafie (regista dello spettacolo “Do ut Des” e “L’innocenza di Giulio”).

 
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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