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Grosseto: inaugurazione della mostra di Umberto Tripodi

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di Marcello Campomori

L’ulivarella di Palmi, sola e frustata dal vento, ma radicata in una terra fatta di persone che non vogliono soccombere, che non abbassano la guardia, che nell’impegno quotidiano, nascosto e tenace, offrono squarci di cielo. Questa la carta di identità del pittore Umberto Tripodi. Siamo al Caffè Carducci e comincia così la settimana in cui saranno in mostra altre opere dell’artista di origini calabresi che lavora come insegnante nella provincia di Grosseto. La tela in cui si concentra questa esposizione è ancora da scoprire. Siamo nei giorni in cui ricordiamo la strage di Via D’Amelio e anche Grosseto viene raggiunta dalla potenza che la memoria esprime quando è raccontata con parole vere. Questa è l’impressione di chi ha ascoltato la genesi del quadro in oggetto. Guardando i volti dei presenti attratti dall’opera e dal tono vibrante dell’autore ho percepito nei convenuti, il desiderio che fossero proprio loro ad iniziare la tessitura di una nuova tela, quella di rapporti nuovi, belli. Alla fine della presentazione, i presenti erano meno sconosciuti, gli sguardi erano mutati, dal pudore erano passati a tramettere la gioia che procura un incontro significativo, non banale.

Il quadro è inserito in un percorso chiamato “Squarci tra cielo e mare” e vuole comunicare quanti e quali sentimenti si sono stratificati da quel giorno. Diciamo che in quest’opera l’autore è come se raccontasse tutto il suo cammino da quel 19 luglio 1992, aprendo uno squarcio sulla sua rilettura di questi ventisei anni.

Le sei ferite sulla tela sono altrettante porte che si aprono spingendo a guardare oltre al nero tenebra che segna la tela. La colomba bianca, ma ferita, che spicca il volo, porta con sé l’anelito di chi non si rassegna all’odore fetido della morte, di chi non vuol concedere alla disperazione l’ultima parola.

Grosseto, 17 luglio 2018

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