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Germogli della legalità: essere rivoluzionari per evolversi!

15 Maggio 2019

di “I Germogli della Legalità’”  Video
Dall’accusativo latino “revolutionem” con il significato di “voltare di nuovo”, viene ripreso il concetto di rivoluzione nella scorsa puntata de “I Germogli della Legalità”, per comprendere come possiamo voltare di nuovo, volgere quindi in positivo questa società corrotta ed ingiusta di cui noi siamo parte integrante. Qual’ e’ la via giusta da percorrere? Quali strumenti? Cosa significa essere fautori del cambiamento, quindi essere rivoluzionari? 
Questi quesiti sono stati rivolti a chi la rivoluzione l’ha fatta, a chi, per aver appoggiato gli ideali di libertà e giustizia, ha trascorso cinque anni in carcere e rischiato perfino la vita per tali idee: Erika Pais, che interviene in collegamento Skype dall’Uruguay assieme a suo figlio Giorgio di 13 anni, sostenuti nella traduzione da Davide Bonfigli 23 anni. Da Ascoli Piceno abbiamo Sara, 12 anni, attraverso le cui domande viene delineata la storia di Erika. I ragazzi, fanno parte del gruppo Our Voice un movimento culturale internazionale che, attraverso l’arte e la lotta sociale, denuncia le ingiustizie attuali, quindi viene chiesto per prima a loro che cosa significa essere rivoluzionari. Secondo Sara: “ ….parlare al cuore delle persone per risvegliare i loro valori, dimostrando che esiste la speranza di un cambiamento e noi lo facciamo presentando i nostri talenti. La rivoluzione potrà avvenire se gli uomini di tutto il mondo si uniranno per amore della giustizia e della verità“; per Giorgio: “ …è il non stare zitti quando una persona vede qualcosa che non va o un ingiustizia. Parlare come ha detto Sara con il cuore, sempre ascoltando anche gli altri, cambiare il mondo. Fare la rivoluzione è cambiare qualcosa che a te non piace, cambiare ciò che per te è brutto”. La testimonianza di Erika viene introdotta da Sara che ne riporta il pensiero in merito al concetto di giustizia per cui tutti debbono avere da mangiare e pari opportunità. Inoltre, sempre secondo Erika, dobbiamo lottare anche contro un concetto errato di uguaglianza che ci hanno inculcato, fino a dare la vita : “ (…)Io ho pagato con il mio corpo, infatti ho ricevuto una pallottola…Ero disposta a morire per il concetto di rivoluzione perché ho capito che tutti dovevano avere tutto.” 
Erika Pais viene presentata dal figlio come una donna che ha combattuto una guerra pacifica all’interno del mondo rivoluzionario, una delle tante voci rivoluzionarie che ci sono in questo mondo; una donna che lotta instancabilmente contro ciò che non va e non si arrende mai; per descriverla con una unica parola: una guerriera.

Testimonianza
Erika inizia la sua testimonianza raccontando che all’età di 18-19 anni era sentimentalmente legata ad un rivoluzionario sudamericano membro di un gruppo di rivoltosi conosciuto come Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia ) il cui scopo principale era quello di creare una politica democratica, non corrotta in Colombia. In questo paese c’è una democrazia apparente ma in realtà è corrotta, influenzata dalla politica Nord Americana e dalle pratiche economiche neo-liberaliste. I maggiori esponenti socialisti, comunisti e di sinistra, negli anni cinquanta e sessanta, in Colombia, venivano tutti assassinati. Le Comunità indigene, della selva colombiana e tutti coloro che non fanno parte della città, venivano completamente abbandonati dallo Stato. Nel mentre, le multinazionali sfruttano, praticamente, tutto il territorio naturale di questo paese. I narcotrafficanti messicani, italiani, non colombiani, costringono i contadini a coltivare la pianta di coca dato l’alto profitto che ne ricavano, se il contadino trasgredisce piantando per esempio zucche o patate il raccolto viene bruciato, distrutto completamente lasciando il contadino e la sua famiglia morire di fame. Per cui attraverso questo movimento si voleva principalmente ripristinare una società sana, giusta dove a prevalere fossero gli interessi del popolo, il bene della comunità e non di chi comanda. Purtroppo, questo gruppo, sebbene avesse degli ideali lodevoli, dei valori, un decalogo al proprio interno con dei principi morali da rispettare (non rubare, non mentire, non raggirare) si contraddiceva nell’atto pratico. Per finanziare questa attività essi realizzavano atti e fatti criminali. In uno di questi atti rivoluzionari, considerati criminali, Erika finisce in carcere. Col passare degli anni, grazie all’esperienza del carcere, l’avvento di un figlio, la conoscenza di altri rivoluzionari pacifici, come Giorgio Bongiovanni, attraverso ANTIMAFIADuemila, come pure Georges Almendras direttore di Antimafiadosmil, del sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, dopo esser venuta a conoscenza della storia dei giudici Falcone e Borsellino e tanti altri, Erika si rende conto che ci sono tante strade diverse per ottenere giustizia. 
Quella di Erika è oggi una rivoluzione culturale, sociale, di coscienza, non più armata. Si fa promotrice quindi di eventi che coinvolgono i giovani dove propone una lotta intelligente: trasmettere attraverso le proprie capacità artistiche e spirituali i concetti di libertà, giustizia e fratellanza. Questa è una lotta, una rivoluzione secondo Erika che il sistema non riuscirà mai a fermare perché entra nel profondo dell’essere, della persona. 
Per cui è necessario seminare una nuova coscienza ed essere liberi, abbattere tutto quello che ci limita partendo da noi stessi, dalle emozioni umane alla struttura mentale .
Dobbiamo lottare per ciò che è giusto, non per interesse personale. Erika ci invita a superare il nostro Ego, a far prevalere il “Noi sull’Io” altrimenti falliremo, inoltre dobbiamo essere militanti , pensare in ogni istante della nostra giornata alla CAUSA, a ciò per cui abbiamo scelto di lottare, non dobbiamo distrarci mai: “ (…) noi personifichiamo la nostra missione, la nostra rivoluzione, il nostro messaggio”. Per cui si sottolinea l’importanza di credere in ciò che si fa ed essere coerenti con ciò che si afferma. Solo così si può essere creduti dalla moltitudine e far si che anche altri si uniscano alle proprie battaglie. L’esempio vale più di ogni parola detta. Per cui Non tradite mai voi stessi significa vivere d’accordo con gli ideali che fai tuoi e promulghi agli altri.
A sostegno di ciò riportiamo quanto afferma Erika in merito alla legalizzazione in Uruguay della marijuana : noi dobbiamo dire No …Sempre! 
Se si muore nel mondo per la marijuana o per qualche altro tipo di droga si deve sempre rifiutarla, dobbiamo dire no anche se il nostro governo ne consente l’uso. Attraverso il racconto di Giorgio si deduce che l’uso delle droghe è abbastanza importante in Uruguay. La situazione è piuttosto grave. Lo spinello tra i giovani è la cosa più comune, lo si riscontra per le strade, nei centri commerciali, soprattutto nei licei, dove il 90% dei ragazzi ne fa uso: “Quello che io penso è che il governo legalizzando la marijuana ha trovato il suo modo per tenerci buoni, per controllarci meglio, per farci abituare a un certo tipo di vita senza farci troppe domande, senza farci troppi interrogativi nella testa; tarpandoci così le ali.. E’ soprattutto per questo che il gruppo Our Voice è contro qualsiasi tipo di droga, anche della marijuana..non solo perché fa tacere i giovani… ma per tutte le persone che soffrono, che vengono torturate o costrette a fare determinate cose per coltivare questa droga ed esportarla”. Davide rimarca questo concetto appena espresso sottolineando che proprio per questo motivo si tratta di marijuana sporca del sangue di tante persone. Il valore della giustizia, ci insegna Erika, deve essere messo sempre al primo posto: “ …Se scegli la giustizia non sbagli mai!
Il vero rivoluzionario per Erika non è quello che cambia una struttura politica o una legge che è una cosa temporanea, cambierebbe nel tempo comunque ma colui che distrugge dalla base l’ideologia sbagliata e ne pone una nuova.
In chiusura, Giorgio si appella ai giovani di tutto il mondo affinché non stiano in silenzio ma abbiano sempre il coraggio di parlare quando vedono qualcosa che non va di questa società o nel governo, invita quindi a denunciare e a combattere sempre ciò in cui si crede, per i propri ideali, per il proprio futuro. 
“La parola Rivoluzione – termina Erika – possiamo dire che significa evolversi di nuovo. La rivoluzione è una sola… sempre! Ciò che possiamo far capire è come si fa. Se vogliamo Evolvere dobbiamo essere Rivoluzionari!”. Per cui… Cerchiamo di Essere Rivoluzionari per Evolverci!

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