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Falcone e Borsellino: i testimoni di verità e la vittoria dei giusti

di Marcello Campomori

Oggi ho ascoltato molte parole cercando di distinguere quelle che manifestavano la verità da quelle che alla verità erano meno interessate. Più il testimone era credibile e più la sua parola era incisiva. Ho pensato a quelle due esplosioni in terra di Sicilia, ferite da cui è sgorgato e sgorga ancora il sangue, il dolore per quel sangue infangato, la rabbia che pervade chi cerca un volto e trova solo il vuoto.

Ma da quelle ferite, come inaspettate sorgenti, a fianco del sangue, ha iniziato a fluire l’acqua pura di chi offre la vita, di chi oppone la gioia ad ogni ombra che la paura semina nelle nostre fibre.

Il poeta, l’artista, il profeta; vedono la pianta nel suo sviluppo quando tutti non scorgono che un piccolo germoglio. Oggi rendiamo grazie a quei testimoni che, vedendo nel presente la costruzione del futuro, hanno saputo da che parte stare, offrendo la vita perché vedevano oltre la vita, coltivando la gioia come il nemico peggiore per chi fa del terrore l’unica lingua della sua esistenza. Testimoni che, con il loro sguardo vedevano la sconfitta negli occhi dei loro assassini e hanno tenuto la schiena diritta, sapendo che il rumore della pallottola non era il suono della fine ma il fischio d’inizio di una partita nuova. Noi che ancora ci possiamo accostare a queste ferite aperte, siamo convocati a giocare questa partita dal risultato già scritto: la vittoria dei giusti. Oggi la memoria segna la strada da percorrere, ma se da quel sangue non sentiamo la spinta ad offrire la nostra parola di verità, la strada rimarrà vuota di testimoni, i soli capaci di trasmettere il buon odore della vita che prosegue.

Quando la paura blocca anche i pensieri, facciamo memoria della responsabilità che ci consegnano coloro che credono in noi. Oramai è un fiume quello che sgorga da quelle due sorgenti di Sicilia, e ha toccato le sponde della nostra esistenza e oggi chiediamo la forza di non retrocedere davanti alla paura. Spesso camminiamo sul confine, tra omertà e testimonianza; gli occhi incendiati di speranza di tanti testimoni siano la spinta per stare sempre dalla parte della giustizia.

La marcia è appena iniziata, nei libri di storia ventisei anni potranno occupare al massimo qualche pagina; a noi la gioia e la responsabilità di scrivere la pagina che la storia ci consegna con la cruda consapevolezza che: “Forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana”(Christian Bobin, L’uomo che cammina).

Grazie a tutti i testimoni, conosciuti e sconosciuti.

Grosseto, 23 maggio 2018

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