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Mafie ed ecomafie al nord

Quando:
25 Gennaio 2019@21:00
2019-01-25T21:00:00+01:00
2019-01-25T21:15:00+01:00
Dove:
Viadana (MN)
Sala civica Galleria Virgilio
Contatto:
Giuseppe Montorsi
3899277082

Gesso, argilla, calcare. Ma prime fra tutte ci sono sabbia e ghiaia. In Italia si è scavato dappertutto, dal Friuli alla Sicilia. Secondo l’annuale Rapporto Cave di Legambiente, le cave attive sul territorio sarebbero 4.753. Quelle dismesse quasi 14mila. Nonostante la crisi dell’edilizia abbia ridotto notevolmente la portata delle attività estrattive, i numeri sono ancora molti alti e portano con sé pesanti ripercussioni sull’ambiente e il paesaggio.

A regolare un settore così delicato come quello delle escavazioni, a livello nazionale, è ancora un Regio decreto di Vittorio Emanuele III del 1927, che non tiene conto in alcun modo degli impatti provocati sul territorio. In molte Regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, il quadro normativo è inadeguato, la pianificazione è incompleta e la gestione delle attività estrattive manca di controlli pubblici trasparenti. “L’assenza di piani è preoccupante – denuncia il dossier di Legambiente – perché lascia tutto il potere decisionale in mano a chi concede l’autorizzazione. Pensiamo agli interessi che la criminalità organizzata ha nella gestione del ciclo del cemento, possiamo immaginare quanto sia rischiosa la mancanza di regole.” La situazione migliora salendo verso il centro-nord, dove il quadro normativo è quasi completo: “Diventa delicata però, quando si progettano infrastrutture. In quel caso anche le Regioni provviste di piani chiudono un occhio e spesso escono dalle previsioni, davanti alla tentazione di strade e ferrovie.

le mani sul fiume cave
Di Giulia Paltrinieri