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Donne da ammirare: a Piacenza Catia Silva e Cinzia Franchini

6 Ottobre 2018

Partire da Milano per arrivare a Piacenza non è certo un’impresa impossibile, anzi… Soprattutto se lo si fa per rivedere delle amiche e compagne di strada verso le quali nutri profonda stima.

E’ questo quello che ho pensato mettendomi in viaggio venerdì 5 ottobre quando ho poi trovato, all’interno di un gremito teatro, Rossella Noviello, volontaria dell’associazione “100×100 in movimento” che presentava Catia Silva e Cinzia Franchini.

Due donne, due professioniste, due protagoniste di vicende legate alle infiltrazioni ‘ndranghetiste nel nord, che hanno avuto il coraggio di dire “no” e di denunciare. Non lo urlano che non hanno paura, non ne hanno bisogno: la loro fermezza e lucidità sono spiazzanti e la platea resta ammutolita.

La prima a prendere la parola, intervistata dalla giornalista Maria Vittoria Gazzola, è Catia Silva, ex consigliera di opposizione nel comune di Brescello.
Racconta la sua vicenda, la sua ferma contrarietà ad inserire quei nomi poco puliti e lo scandalo, la derisione, le denunce inascoltate. Catia è minuta ma ha un’energia vitale che esce in ogni sua parola e non posso che ammirarla quando racconta della solitudine provata, dell’abbandono da parte del suo partito, delle minacce subite e nemmeno troppo velate. Proiettili, coltelli e lettere intimidatorie non l’hanno fermata: a quasi 9 anni di distanza alza orgogliosamente la testa fiera di aver vinto la sua, ma anche la battaglia di tutti noi.

E’ la volta di Cinzia Franchini. Editrice di “La Pressa”, ex presidentessa di Cna-Fita autotrasportatori , si è costituita parte civile nel processo Aemilia per le denunce sporte a causa di infiltrazioni della ‘ndrangheta proprio all’interno del sindacato che presiedeva. Spiazzante nel suo racconto, Cinzia racconta la solidarietà espressa ma non agita: “Tanti i messaggi di sostegno ma a Catania in udienza ero da sola: a seguito di intimidazioni anche il mio primo legale mi ha abbandonata“. Ha continuato però a camminare a testa alta: “Pensavo non sto facendo niente di male“. Il racconto dell’ex presidentessa è un crescendo di emozioni che si uniscono alla voce di Catia che afferma: “E’ la solitudine quella che fa più male“. Cinzia si è sentita un’estranea nel suo piccolo paese, allontanata, additata come quella “strana” ed esclusa perché, ancor oggi, denunciare, ti chiude delle porte. Ha portato fieramente a termine il suo incarico e con alcuni fedeli amici del direttivo sta ricostruendo un’associazione sua, pulita, onesta e che della legalità farà il suo vessillo.

Silvia Gissi
Associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli Milano

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