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Dalla Maremma a Palermo un ponte per diffondere l’inno alla gioia dell’impegno civile per la giustizia e la legalità

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di Marcello Campomori

Mi chiamo Marcello Campomori, vivo a Grosseto, sono un insegnante di religione e lavoro presso due Istituti Comprensivi: alle Scuole Medie di Gavorrano (che comprende anche Scarlino) e a Castiglione della Pescaia.

Un progetto d’Istituto sulla legalità che sta muovendo i primi passi mi ha coinvolto da subito. La dirigente dell’Istituto Comprensivo di Gavorrano e Scarlino, Bianca Assunta Astorino, ha avviato la procedura per intitolare l’Istituto Comprensivo ai giudici Falcone e Borsellino e alle vittime della mafia. Avevo conosciuto Patricia e Guido delle Agende Rosse, Angelo Corbo e Francesco Mongiovì in occasione di una loro testimonianza alla «Festa di Santa Lucia» nel quartiere Barbanella a Grosseto. Mi è sembrata la cosa più naturale cercare proprio loro per allacciare un rapporto che mi mettesse in diretto contatto con la realtà di Palermo e dintorni. La Scuola Media Antonio Veneziano di Monreale, specialmente nelle persone della professoressa Francesca Panno e della Dirigente Beatrice Moneti si è rivelata l’àncora che cercavo. Ho vissuto tre giorni cercando di seguire quel percorso della legalità che loro conoscono molto bene. Capaci, la casa di Peppino Impastato e quella a cento passi di distanza a Cinisi, la «Casa di Paolo» nel quartiere la Kalsa a Palermo, luoghi che raccontano. Così come lo hanno fatto le parole di Graziella Accetta e di Mimmo Sole per tenere accesa la luce sui bambini — e quanti sono! — uccisi dalla mafia e non ricordati a sufficienza. La ricchezza di questo angolo di paradiso imbrattato offre altri tesori che ho tentato di conoscere più da vicino. Per essere più completo, dovrei scrivere su di una carta profumata di Sicilia, ma non è ancora pronta. Provo con le parole, ringraziandovi per la pazienza.

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Provo a trasmettere quello che anch’io ho ricevuto, perdonate la citazione di San Paolo. Mi spingono la profondità, l’intensità e l’impegno delle persone conosciute. In questi pochi giorni passati fra Palermo e Monreale mi è molto piaciuta la rete che si è creata prima di tutto nel cuore di chi ha scelto di stare dalla parte più bella della società.

Telefonate, messaggi, appuntamenti, riunioni, l’attività è senza sosta, si entra nel mondo nascosto di chi offre tempo, idee, lavoro, sofferenza. Tessitori della trama che sostiene la gioia, nascosta come lo sono le radici per i fiori. Entro nella «Casa di Paolo» e, prima di uscire, nel tentativo di dire a me stesso chi avevo incontrato, torno di nuovo a san Paolo quando descrive la sua presenza nella comunità usando questa immagine: «Collaboratori della vostra gioia».

Noto in questi avventurosi cittadini l’umile consapevolezza di fare la storia, spesso seppellita dalle chiacchiere della cronaca. Si muovono con sollecitudine, ma sanno che i tempi sono lunghi. Nei loro dialoghi ho sentito spesso la parola «seminare», segno della saggezza e della libertà di chi affida ad altri il successo della crescita.

Ho visto il volto di un poliziotto, Francesco, impastato con la storia dei suoi compagni e col dolore che la vita gli ha messo davanti. Ma il sapore che mi lascia è quello della speranza. Quando queste persone si incontrano, cercano nei loro sguardi il segno impercettibile di una nuova vittoria. Un picciotto che comincia a fidarsi di un adulto segna una svolta nella vita di tutti, e la speranza cammina.

Cuori e gambe si caricano il fardello di idee scomode, pesanti, ma luminose, che spargono vita nuova ad ogni passo. Tanti chicchi seminati che conoscono bene il mistero che lega una vita più splendente proprio al loro lento svuotamento. Questo loro donarsi è un lavoro oscuro, ma questa comunità invisibile, questa rete di fratelli e sorelle, vede la luce oltre la coltre di omertà e violenza stesa da chi vuole ridurre le persone ad oggetti.

Insegnanti, dirigenti scolastici, poliziotti, fornai, tassisti, pupari, assessori, sindaci, uomini e donne, ragazzi e ragazze, un’orchestra impegnata ogni giorno nel diffondere l’inno alla gioia dell’impegno civile per la giustizia e la legalità.

Grosseto, 21 aprile 2018

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