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Borsellino quater, Avv. Repici: ‘Giornalista ANSA non ha letto o non ha capito sentenza’

2 Luglio 2018

di Fabio Repici

Una redattrice dell’Ansa, con un articolo scritto mentre si avvoltolava nel veleno, cerca stupidamente di generare polemica e, nei suoi auspici, conflitti fra me (e Salvatore Borsellino) e il magistrato Nico Gozzo, riprendendo uno scritto attribuito al dr. Gozzo che, però, non riportava alcun nome (e, quindi, né il mio né quello di Salvatore Borsellino).

Il bello è che quella nota d’agenzia riguarda la motivazione della sentenza del processo Borsellino quater, depositata sabato 30 giugno dalla Corte d’assise di Caltanissetta presieduta dal magistrato Antonio Balsamo. La giornalista, evidentemente, non ha letto quella sentenza. Altrimenti, peggio, se l’ha letta, non l’ha capita.
Quella sentenza, infatti, proprio in relazione agli aspetti processuali più scabrosi – cioè i depistaggi su via D’Amelio, la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, l’accertata esistenza di concorrenti esterni a Cosa Nostra nella realizzazione della strage – giunge a conclusioni pressoché identiche a quelle da me esposte nel mio intervento conclusivo, il 13 gennaio 2017, e nella mia controreplica alla replica fatta dal Procuratore Amedeo Bertone (che replicò solo nei miei confronti, anziché nei confronti dei difensori degli imputati). Anzi, in taluni casi la Corte ha proprio fatto citazione della mia versione. Del resto, io, a differenza di tutte le altre difese di parte civile, avevo chiesto alla Corte di condannare tutti gli imputati tranne Vincenzo Scarantino e la Corte ha condannato tutti gli imputati tranne Vincenzo Scarantino.
Quindi, fermo restando che fare autocritica è esercizio sempre utile, io (e con me Salvatore Borsellino) della motivazione della sentenza del processo Borsellino quater non posso che essere oltremodo soddisfatto. E posso affermare che ora tocca alla Procura di Caltanissetta individuare e processare i concorrenti esterni a Cosa Nostra nella strage di via D’Amelio, i ladri di Stato che si sono appropriati dell’agenda rossa di Paolo Borsellino e tutti i depistatori. Segnalando, quanto alle responsabilità di magistrati nella deviazione delle indagini, che la Corte ha pure fatto un nome, coincidente con quanto da me suggerito nelle conclusioni, quello dell’allora capo della Procura di Caltanissetta Tinebra. E posso aggiungere che, se si vuole sapere quali magistrati patrocinarono pubblicamente il presunto grande apporto della collaborazione con la giustizia di Vincenzo Scarantino (cioè, in altri termini, il depistaggio), basta ancora oggi ascoltare sul sito di Radio Radicale la registrazione della conferenza stampa fatta dalla Procura di Caltanissetta il 19 luglio 1994 a commento dei primi arresti eseguiti sulla scorta delle false dichiarazioni imposte da infedeli rappresentanti delle istituzioni a Scarantino.
La sentenza del Borsellino quater, peraltro, mostra parecchia attenzione per l’intervento abusivo nelle indagini su via D’Amelio svolto fin dall’immediatezza a opera del Sisde e personalmente di Bruno Contrada. Di quel Bruno Contrada, cioè, che proprio qualche giorno fa, nell’ambito delle indagini sul duplice omicidio del poliziotto Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, è stato destinatario di un decreto di perquisizione della Procura generale di Palermo, firmato anche da Nico Gozzo.
E a corroborare il sospetto che quella giornalista abbia provato, invano, a creare frizioni fra me e il dr. Gozzo è subito intervenuto il sito www.livecontrada.it (pardon, mi dicono si chiami livesicilia), che ha subito rilanciato con grande trasporto la nota dadaista della giornalista dell’Ansa.
Proprio per questo io sarò disponibile a qualunque confronto, anche pubblico, sulla sentenza del Borsellino quater, con chiunque, ma col dr. Gozzo solo fra qualche tempo, perché per ora sono impegnato in sintonia con lui e con la Procura generale di Palermo nella ricerca di verità e giustizia sul duplice omicidio Agostino-Castelluccio. Quindi, il confronto sulla sentenza del Borsellino quater, al quale parteciperò con grande piacere, col dr. Gozzo lo rimanderei di qualche tempo. Per intenderci, al momento successivo alla firma da parte del dr. Gozzo e della Procura generale di Palermo sulla richiesta di rinvio a giudizio per il duplice omicidio Agostino-Castelluccio.
 
Fabio Repici
 
 
 

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