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Adesso siamo tutti bravi

28 Maggio 2019

In questi giorni tutti i media ci hanno bombardato di immagini e video che riguardavano la strage di Capaci, Navi della legalità che hanno raccolto persone da tutte le parti d’Italia, anche su tutti i social è stato un continuo postare immagini e pensieri personali, io sono rimasto profondamente colpito in modo particolare da un video postato su Facebook da una persona che abita nello stesso palazzo di Giovanni Falcone, è una ripresa con il telefonino dall’alto, forse l’ultimo piano, si vede tutta e dico tutta la Via Notarbartolo, gremita, una fiumara di persone davanti quella che era la sua abitazione, davanti la garitta blindata, davanti l’albero diventato meta di pellegrinaggio. Tanti colori ma uno primeggiava al punto tale da essere quasi accecante tanto era il suo riflettere la luce, era il marmo della rampa che dalla strada, faceva si che prima l’Alfetta, poi la Croma, entrambe bianche come sono le ali degli angeli, potessero farlo scendere direttamente quasi dentro il portone. Pensavo ed immaginavo, se tutta quella gente, se noi tutti avessimo fatto un muro umano per proteggerlo, per proteggerli, per rendere sicuro ogni metro che loro percorrevano, per non farli sentire soli. Siamo stati TUTTI, nessuno escluso, CAPACI di assistere a quello che sembrava e che a molti faceva comodo, come una singola guerra di un “disgraziato” che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge. Adesso siamo tutti bravi, ma la verità è che, a quel tempo, a noi palermitani quelle blindate che correvano per le strade, quei divieti di parcheggio, ci rompevano le scatole, addirittura volevamo che abitassero alle Torri in Viale del Fante, almeno ammazzavano loro lontano da tutti. Quello che non abbiamo fatto per Falcone, non lo abbiamo fatto per Borsellino, avremmo gridato, solo dopo quei 57 giorni di attesa di qualcosa che già si sapeva, che sarebbe accaduto. Oggi però se possiamo camminare da uomini liberi, se un solo commerciante riesce a trovare il coraggio di presentarsi da chi prima era visto come nostro nemico e denunciare una ritorsione, lo dobbiamo a chi per poco più di un milione al mese, citando quella famosa canzone, ha creduto nei suoi ideali di vita e a quei “disgraziati”.

Rosario Terranova

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