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In Primo Piano

“Capitano Ultimo”, è tutto oro quello che luccica?

di Movimento Agende Rosse -  25 agosto 2015

Lo scorso venerdì 21 Agosto 2015 è stata resa nota l'esautorazione del “Capitano Ultimo” (alias del Colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio) dalle funzioni operative di coordinamento tra i vari reparti del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico (di cui rimane comunque vice comandante, ma senza compiti operativi). Accanto alla notizia, giustamente denunciata, si sono affiancati elogi e difese ad honorem del colonnello De Caprio.
E' forse il caso, quindi, di ricordare alcuni episodi, dimenticati da alcuni giornalisti, che aiuteranno ad avere un'idea più completa del personaggio che deve la sua notorietà alla cattura di Totò Riina nel gennaio del 1993 e che venne consacrato come eroe da Mediaset, che gli dedicò ben tre fiction (e sembra ce ne sia una quarta in arrivo).

 

L'arresto di Totò Riina e la mancata perquisizione del “covo”.

 

All’arresto del boss numero uno di Cosa Nostra fa da contraltare la ormai famosa mancata perquisizione del covo di Riina.

Dopo la cattura di Totò Riina, avvenuta il 15 gennaio 1993, i magistrati della procura di Palermo erano pronti a perquisire da cima a fondo il complesso abitativo di Via Bernini, nel quale si era nascosto per tanto tempo il boss, ma il capitano Sergio De Caprio, avallato dall'allora colonnello Mario Mori, li convinse ad aspettare, promettendo di contro una sorveglianza continuativa dello stabile. I magistrati accettarono la proposta ma quella sera stessa De Caprio diede l'ordine di sospendere la sorveglianza. Nulla riferì all'Autorità Giudiziaria, né in quel momento né per i successivi 15 giorni, quando Mario Mori comunicò ai magistrati la notizia, il 30 gennaio. A quel punto la procura, con l'aiuto della territoriale dei Carabinieri di Palermo (escludendo quindi, comprensibilmente, il Ros di Mori e De Caprio), si precipitò ad operare una perquisizione a tappeto di tutto il complesso di Via Bernini 52/54 ma, ovviamente, arrivò tardi: il covo era stato svuotato di ogni cosa di eventuale interesse investigativo dai sodali di Riina, che avevano potuto lavorare indisturbati.
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Appuntamenti

01

Set

2015

In edicola il secondo numero della rivista 'Crimen' PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione 19luglio1992.com   

di Redazione 19luglio1992.com - 1 settembre 2015

Il secondo numero di 'Crimen', primo mensile ad occuparsi di errori giudiziari e ingiuste detenzioni e in edicola dall’1 settembre, pubblica un’inchiesta sul caso portando alla luce una storia del tutto nuova alle cronache, a firma Edoardo Montolli, già autore del volume 'Il caso Genchi'. 'Crimen' sostiene che racconterà, a partire da questo numero, vicende e aspetti completamente inediti sulle stragi del 1992.
Pubblichiamo uno stralcio dell’inchiesta.



LA STRAGE

Il pomeriggio del 19 luglio 1992 Paolo Borsellino si recò a casa della sorella Rita per prendere la madre e portarla da un dottore. Dopo aver citofonato al civico 19 di via D’Amelio, una 126 imbottita di Semtex – un esplosivo militare ma usato nelle cave nei Paesi dell’est- deflagrò dilaniando lui e la sua scorta. Il primo problema che gli inquirenti si posero è come facesse Cosa Nostra a sapere l’orario d’arrivo del magistrato per piazzare l’auto esplosiva, dato che quella visita era dovuta ad un mero imprevisto e che solo i famigliari ne erano a conoscenza, avendolo appreso al telefono (…).

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30

Ago

2015

Le Agende Rosse a Festambiente PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Bertelli   
di Francesco Bertelli - 29 Agosto 2015

Quest'anno per la prima volta presso il Parco della Maremma a Rispescia, ha partecipato a Festambiente il Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino. Dal 7 al 16 agosto il Movimento ha così potuto usufruire di un suo stand in cui si sono alternati i gruppi delle Agende rosse che sono giunti un po' da tutta Italia.

 

Un'occasione importantissima per instaurare un nuovo approccio con le altre associazioni ed i visitatori di Festambiente. Una delle battaglie del Movimento creato nel 2009 da Salvatore Borsellino infatti è quello di informare e stimolare lo spirito critico nella società civile. Ed è fondamentale riflettere sugli eventi che portarono all'uccisione di Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta nella strage di Via D'Amelio il 19 luglio 1992, per poi arrivare alle bombe (spesso dimenticate) del 1993. Siamo per tale ragione chiamati a rendere partecipe la società civile del fatto di vivere in un Paese con una democrazia "controllata".

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22

Ago

2015

Salvatore Borsellino: "Il pacco del 9 agosto? Le minacce serie sono a Lucia" PDF Stampa E-mail
Scritto da AdnKronos   
<p>Salvatore Borsellino (INFOPHOTO)</p>
di AdnKronos - 21 agosto 2015
 

"Non volevo che questa notizia trapelasse, non volevo che gli fosse data importanza ma, soprattutto in un momento in cui ci sono minacce veramente serie a Lucia (Borsellino, ndr), non volevo che le due cose potessero essere sovrapposte o anche in qualche modo accostate". Così Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia nel 1992, commenta all'Adnkronos la notizia trapelata solo ieri di un pacco lasciato davanti alla sua casa di Mondello la mattina del 9 agosto e fatto brillare dagli artificieri.

Il fratello del giudice è tranquillo e, anzi, non crede che quel pacco contenente dello sterco fosse una minaccia rivolta a lui. "In pochi sanno che ho questa casa a Mondello - spiega - e poi si tratta di una palazzina in cui vivono cinque famiglie, alcune delle quali hanno esercizi commerciali, non è detto che il pacco fosse per me".

Salvatore Borsellino è restio anche a pensare che la presunta minaccia possa essere in qualche modo collegata al progetto che sta realizzando nel quartiere Kalsa di Palermo: un centro di formazione informatica dal nome 'La casa di Paolo': "Non credo che questo progetto possa avere dato fastidio - dice - siamo ancora agli inizi e la gente di questo quartiere non ha mostrato alcuna ostilità, anzi ho ritrovato figli di persone che conoscevano mio padre e ho instaurato buoni rapporti".

Ma quello che lascia perplesso il fratello del giudice è soprattutto il tipo di intimidazione: "Purtroppo conosco bene i metodi e le regole della mafia - aggiunge - se fosse il progetto alla Kalsa ad aver dato fastidio a qualcuno il pacco sarebbe arrivato lì. Certe cose devono essere autorizzate e all'esterno di un mandamento non si fa nulla se non hai l'autorizzazione".

da: AdnKronos.com

 

01

Set

2015

Catania, una petizione per dare una sede all'orchestra 'Falcone e Borsellino' PDF Stampa E-mail
Scritto da Fondazione "La Città Invisibile"   
di Fondazione "La Città Invisibile" - 1 settembre 2015

14 ago 2015 — 
A Catania i creatori dell’organizzazione no profit “La città invisibile” lavorano da anni per tenere lontani i ragazzi dalla strada e indirizzarli verso la musica ed altre iniziative culturali che valorizzino le loro attitudini e che li indirizzino verso un futuro di giustizia e legalità.
Ora però questi ragazzi hanno bisogno di noi!
I componenti dell’orchestra “Falcone e Borsellino” (orchestra interna alla “Città Invisibile”) non hanno più una sede dove incontrarsi, dove imparare la musica e dove provare i loro pezzi. Il Comune di Catania ha dato per 5 mesi una sede in uso temporaneo fino a luglio 2015. Scaduti i termini il Comune ha richiesto i locali. E non ha ancora trovato un’alternativa definitiva. In settembre però la scuola deve riaprire nel quartiere dove è attiva (San cristoforo). Se non lo facesse i bambini e le loro famiglie perderebbero fiducia nella possibilità di un riscatto sociale.
Non lasciamo che questi ragazzi si allontanino dai valori che gli sono stati tramessi e insegnati! Non permettiamolo!
Aiutiamo “La città invisibile” a mantenere alto l’impegno fino ad ora profuso.
Una possibilità c’è!
Vi preghiamo di leggere l’appello sottostante,di condividerlo, di divulgarlo e di partecipare insieme a noi a questa iniziativa importante.

Fondazione "La Città Invisibile"
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26

Ago

2015

Mafia, casinò e spioni. Perché è morto Caccia PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Milosa   
cattafi-rosario-webdi Davide Milosa - 25 agosto 2015

Nuova indagine della Procura di Milano. Coinvolto l’avvocato Saro Cattafi

La storia riparte trentadue anni dopo. E cambia radicalmente. Sul tavolo un caso di cronaca clamoroso: la morte del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, ucciso con 17 colpi di pistola la sera del 26 giugno 1983. Chi paga? Nel 1993 viene condannato all’ergastolo il calabrese Domenico Belfiore. Lui, secondo i giudici, il mandante di un’esecuzione ordinata per tutelare gli affari della ‘ndrangheta all’ombra della Mole. Ignoti i killer. Questa, ad oggi, la versione ufficiale che si basa sulle dichiarazioni del collaboratore Francesco Miano legato ai servizi segreti. La storia, però, ora rischia di essere ribaltata dalla nuova inchiesta dell’antimafia di Milano. L’inedito copione cancella l’ombra delle ‘ndrine e punta sugli interessi di Cosa Nostra per i casinò del nord Italia e i rapporti con i servizi segreti.
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15

Ago

2015

'Notti contro le mafie' - Bari, 19 luglio 2015 PDF Stampa E-mail
Scritto da Rossella Malfa   
di Rossella Malfa - 15 agosto 2015

19 luglio 1992: a Palermo in Via d’Amelio cosa nostra uccide il giudice Paolo Borsellino ed i cinque agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Oggi 19 luglio 2015, nel giorno della ricorrenza della strage di Via d’Amelio, prevale l’impressione che pochi in Italia abbiano compreso appieno l’entità del danno subito quel pomeriggio del 19 luglio 1992.
Nella nostra Terra, nella nostra Puglia e precisamente nella Pineta di San Francesco, luogo di confine tra i quartieri San Girolamo e Marconi, della città di Bari, dove le famiglie dei Lorusso e dei Campanale scandiscono la vita dei cittadini nel rispetto di un sistema mafioso profondamente radicato, l’Associazione antimafia Rita Atria in collaborazione con il Movimento Agende Rosse (provincia di Bari), con Funima International ed altre realtà sensibili “al concetto antimafia”, assieme ad alcuni volenterosi rappresentanti delle Istituzioni, hanno teso le loro mani incontrando quelle dei cittadini a “Notti contro le Mafie”, per trasformare ancora una volta la retorica della memoria in impegno sociale.
La presenza delle giovani generazioni che hanno partecipato non solo come spettatori ma come attori protagonisti è testimonianza di un cambiamento reale, credibile, tangibile. Sensibilizzare i giovani nel loro percorso accademico attraverso l’educazione alla legalità, lavorare sulla loro formazione esortandoli ad essere uomini liberi, ad informarsi, a sviluppare il proprio senso critico, la propria coscienza oggi più che mai deve essere il fine primario degli educatori.
“Bisogna sconfiggere la mafia dentro ognuno di noi”, l’unico autentico motore di cambiamento per il nostro territorio.
Io sono Rossella Malfa, sono Nino di Matteo, sono Lucia Borsellino.

Rossella Malfa
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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