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In Primo Piano

Omicidio Caccia, la famiglia torna a chiedere la riapertura delle indagini
(VIDEO INTEGRALE DELL' INCONTRO ALL'INTERNO)

Omicidio Caccia, legale famiglia: 'Alcuni magistrati a Torino e Milano sanno verità'

di Elena Ciccarello - 4 ottobre 2014




 
Mafia, ‘ndrangheta ed eminenze grigie: sono questi gli interessi che si nascono dietro l’omicidio di Bruno Caccia, il capo della Procura di Torino ucciso il 26 giugno 1983 e di cui non si conoscono ancora i killer. L’accusa arriva dai familiari del magistrato assassinato a colpi di pistola mentre portava a passeggio il cane sotto casa. Un omicidio clamoroso, unico caso di magistrato ucciso dalla ‘ndrangheta nel nord Italia, ancora avvolto dal mistero e inspiegabilmente dimenticato. Unico condannato il boss Domenico Belfiore, all’ergastolo come mandante. “Ci sono magistrati a Torino e Milano che sanno cosa è avvenuto a monte dell’attentato di Bruno Caccia e durante i depistaggi che lo hanno seguito”, ha denunciato ieri sera l’avvocato Fabio Repici, legale dei familiari di Caccia, durante un incontro pubblico organizzato dalla Commissione antimafia di Milano. “Il processo sulla morte del procuratore è stato gambizzato sin dall’inizio dal magistrato che in quegli anni conduceva le indagini, ovvero il pm Francesco Di Maggio”, ha accusato il legale.
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Appuntamenti

28

Ott

2014

Intervista a Salvatore Borsellino - La trattativa, 24-10-2014 PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione PandoraTV   
Salvatore Borsellino interviene sulle ultime vicende del processo Stato-Mafia, dalla deposizione del presidente Napolitano, al tweet di Sabina Guzzanti.

Redazione PandoraTV
 
 
 

28

Ott

2014

Operazione Farfalla e Rientro: dopo Mori salta audizione di Tinebra a Copasir PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
di AMDuemila - 28 ottobre 2014

Roma. Dopo quella dell'ex direttore del Sisde, Mario Mori, il Copasir vede saltare anche l'audizione dell'ex capo del Dap, Giovanni Tinebra. Il Comitato sta svolgendo un'indagine conoscitiva su due operazioni “Farfalla” e “Rientro” promosse da Sisde e Dap circa dieci anni fa per avvicinare alcuni boss detenuti al 41 bis. L’ex capo del Dap sarebbe stato sentito dal Comitato domani ma per ragioni di salute non sarà ascoltato. Mori invece, nei giorni scorsi aveva rifiutato chiaramente la richiesta di essere ascoltato motivando la  sua opposizione con il fatto che: "Siccome l'operazione 'Farfalla' fa parte del processo sulla trattativa, la mia intenzione è parlarne in quel processo e non voglio anticipare le mie mosse in un'altra sede".
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28

Ott

2014

Solidarietà a (R)esistenza: successo per la vendemmia 'abusiva' al Fondo di Chiaiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Viviana Graniero   

La vendemmia

di Viviana Graniero - 27 ottobre 2014

Associazioni, comitati, rappresentanti di Libera da tante città, famiglie con bambini: in tanti alla Selva Lacandona al fianco della Cooperativa dichiarata "abusiva". "Non ce ne andremo, non lasceremo campo libero alla camorra"

 

Successo per la vendemmia "abusiva" tenutasi ieri alla Selva Lacandona di Chiaiano, il bene agricolo confiscato alla malavita organizzata 13 anni fa e rimasto sostanzialmente abbandonato, in mano ai clan, per molto tempo, finché la gestione del fondo rustico non è stata data in concessione diretta dal Comune e dalla Municipalità (nell'attesa di realizzare un bando pubblico per l'assegnazione) agli attivisti della Cooperativa (R)esistenza Anticamorra, nata da un'associazione molto attiva per la legalità nel territorio di Scampia e Chiaiano.

Fu così che, finalmente, i 14 ettari di pescheto e vigneto dedicati dagli attivisti alla memoria di Amato Lamberti, hanno ripreso a vivere, diventando in poco tempo una realtà sociale, solidale e produttiva. Un presidio di legalità e riscatto. Un luogo che accoglie minori a rischio, sei detenuti in affidamento al lavoro, 350 ragazzi da tutta Italia che nel periodo estivo fanno formazione e lavorano, dove si produce la prima falanghina anticamorra e le pesche della legalità presenti nel progetto "Facciamo un Pacco alla Camorra". 

La concessione comunale alla Cooperativa è stata però, pochi giorni fa, dichiarata illegittima e quindi revocata dal Tar, su ricorso partito dall'associazione "Genitori Democratici Napoli". Gli attivisti, quindi, dovrebbero ora lasciare il bene agricolo fino alla realizzazione di un bando pubblico.

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28

Ott

2014

Antimafia, fuori programma a Barcellona: convocata la vedova Parmaliana PDF Stampa E-mail
Scritto da Luciano Mirone   

di Luciano Mirone - 28 ottobre 2014

Che il fine principale della Commissione nazionale antimafia – con la “due giorni” di Messina – sia quello di approfondire il “Caso Barcellona”, e di venire a capo delle morti eccellenti degli ultimi due decenni, si è capito da quando, nelle scorse settimane, erano stati invitati a deporre (per questa mattina presso la Prefettura di Messina) i familiari del giornalista Beppe Alfano e dell’urologo Attilio Manca, oltre al loro legale Fabio Repici. Ma se la Commissione riserva il “fuori programma” di invitare a testimoniare Cettina Merlino Parmaliana, vedova del professore universitario Adolfo Parmaliana, vuol dire che, secondo i componenti dell’Antimafia nazionale, un unico filo nero potrebbe legare la morte di Parmaliana a quella di Alfano e di Manca.

Chi era Adolfo Parmaliana? L’unica persona che, dopo Beppe Alfano, denunciava il verminaio politico-affaristico-mafioso che da decenni caratterizza l’asse Terme Vigliatore-Barcellona, nonché quella “magistratura di Barcellona e di Messina che – secondo quanto lui stesso scriveva nell’ultima lettera – vorrebbe mettermi alla gogna”, con chiaro riferimento a quei giudici che, invece di prendere in considerazione i suoi esposti, lo avevano rinviato a giudizio per diffamazione. Al colmo dell’esasperazione, il docente universitario, il 2 ottobre 2008, si lanciò da un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo e si tolse la vita.

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28

Ott

2014

Trattativa: Napolitano e il processo raccontato dagli avvocati PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Baldo   
di Lorenzo Baldo - 28 ottobre 2014

Roma. Avvocati-cronisti. Che improvvisano vere e proprie conferenze stampa fuori dal Quirinale. Nella giornata del “guinzaglio all’informazione”, così come l’ha definita Saverio Lodato, sono alcuni legali dei principali imputati al processo sulla trattativa Stato-mafia a raccontare ai giornalisti la deposizione del Capo dello Stato. Dopo una mattinata di attesa ecco uscire gli avvocati alla spicciolata. I cronisti (quelli veri) si lanciano letteralmente contro di loro. E’ un delirio di telecamere, microfoni, registratori e taccuini. Una vera e propria lotta a chi afferra per primo le notizie sull’udienza del secolo. Che si traduce in dichiarazioni a volte contrastanti tra loro. Con successivi bracci di ferro tra agenzie di stampa che rilanciano le prime dichiarazioni e l’ufficio stampa del Quirinale che ridimensiona, o addirittura interviene per correggere pesantemente. Due scuole di pensiero, o forse tre.


Dal capo di Cosa Nostra

Per l’avvocato di Totò Riina, Luca Cianferoni “al 51% è stata un’udienza interessante, al 49% abbiamo perso tempo”. Il legale del capo di Cosa Nostra è decisamente tranchant, assediato dai giornalisti ricostruisce l’audizione del Presidente della Repubblica sottolineando la mancata ammissione di una sua domanda sulla frase del defunto Presidente Oscar Luigi Scalfaro (“Io non ci sto!”, ndr) che a suo dire andava collegata alla stagione delle bombe del ’93. Per l’avvocato di Riina la spiegazione di Napolitano sulla lettera del suo ex consigliere D’Ambrosio (“utile scriba per indicibili accordi”, ndr) è stata del tutto “generica”, allo stesso modo da parte sua non emerge alcuna enfasi per le dichiarazioni di Napolitano sulle sue valutazioni relative alle stragi del ’93.

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28

Ott

2014

Trattativa, Napolitano testimonia nella 'Sala Oscura'. Esclusi i giornalisti PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Pipitone   

di Giuseppe Pipitone - 28 ottobre 2014

È una stanza senza finestre che danno sull’esterno, ed è per questo che nel ‘700 si era guadagnata l’appellativo di “Sala Oscura”. Un paradosso a cavallo di tre secoli di storia, dato che la Sala del Bronzino, una delle più grandi stanze del Quirinale, utilizzata dal Papa per le attività di rappresentanza, è quella scelta dal cerimoniale del Colle per ospitare la testimonianza di Giorgio Napolitano al processo Trattativa Stato-mafia. Una Sala Oscura, quindi, per una storia, quella della Trattativa tra pezzi delle Istituzioni e Cosa Nostra, che è un eufemismo definire cupa, mentre la deposizione del capo dello Stato sarà letteralmente blindata. Andando avanti con la storia, tra l’altro, il carico paradossale degli ambienti del Quirinale scelti per la delicatissima udienza non diminuisce: con l’avvento dei Savoia, infatti, la Sala del Bronzino da “Oscura” divenne la “Sala delle battaglie”.
E in effetti si fa fatica a non definire tale il percorso che ha portato il Presidente della Repubblica ad accettare di sottoporsi alle domande della procura di Palermo: prima il Colle ha portato l’ufficio inquirente siciliano davanti la Corte Costituzionale, sollevando il conflitto d’attribuzione che ha poi portato alla distruzione delle telefonate tra Nicola Mancino e il capo dello Stato, poi Napolitano ha inviato una lettera alla corte d’assise per comunicare di non avere “nulla di utile da riferire” al processo, quindi, dopo il definitivo via libera dei giudici, il Quirinale ha emanato una serie di regole sulle modalità con cui si svolgerà la deposizione del Presidente.

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