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In Primo Piano

Il j’accuse di Borsellino

di Luciano Mirone - aprile 2014

Un j’accuse nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e di quello Stato che “non protegge i magistrati a rischio”, di quello Stato che “non vuol far luce sulla Trattativa con la mafia”, per la quale Paolo Borsellino, suo fratello, si oppose strenuamente e pagò il prezzo altissimo di essere dilaniato da una bomba assieme ai suoi agenti di scorta. Un jaccuse nei confronti “di certi intellettuali” come il prof. Giovanni Fiandaca (oggi candidato dal Pd alle elezioni europee) e Salvatore Lupo i quali, in un libro recente, giustificano la Trattativa Stato-mafia perché portata avanti “in stato di necessità”.
È amareggiato Salvatore Borsellino, mentre lavora nel suo ufficio di Milano. Il 12 aprile a Roma si è svolta una manifestazione organizzata da Scorta civica, che doveva culminare in un incontro col ministro dell’Interno Angelino Alfano per ribadire la richiesta di un bomb jammer – un dispositivo capace di individuare la presenza di eventuali ordigni per un attentato – da riservare alla sicurezza del sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo, recentemente minacciato da Totò Riina per le indagini di cui si sta occupando. Motivo dell’amarezza: “Siamo andati a Roma per chiedere al ministro Alfano di mantenere le promesse fatte lo scorso 3 dicembre, quando, alla presenza del Prefetto di Palermo, durante la riunione per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, mi aveva assicurato che aveva disposto la fornitura del bomb jammer per la scorta di Di Matteo.

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Appuntamenti

23

Apr

2014

Allargata l’area off limits attorno al tribunale. Ordinanza del prefetto per la sicurezza dei pm PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonella Romano   
Allargata l’area off limits attorno al tribunale.Ordinanza del prefetto per la sicurezza dei pmdi Antonella Romano - 23 aprile 2014

In corso Alberto Amedeo non si potrà parcheggiare: scatta il divieto di fermata 
 
Innalzate le misure di sicurezza intorno al Palazzo di Giustizia. Un cornice di protezione, studiata in Prefettura, sede di riunione di coordinamenti delle forze di polizia, per inibire la sosta, con isole pedonali “a raso” lungo il marciapiede e con alcune corsie protette. In particolare nelle strade che costeggiano il Tribunale non sarà più consentita alle auto neppure la fermata e in corso Alberto Amedeo sarà istituito un divieto di fermata anche per le macchine della polizia. Si tratta di una prima regolamentazione per rendere meno vulnerabile l’area durante gli spostamenti dei magistrati e delle loro scorte.

L’ordinanza del prefetto, che arriva per l’allarme intensificato attorno ad alcuni magistrati più esposti, come Nino Di Matteo, il pm del processo sulla trattativa StatoMafia oggetto di avvertimenti e minacce di morte, è stata inoltrata al Comune. E il settore Mobilità sta per dare il via ai lavori per la sistemazione delle zone off limits e per la segnalatica, a cura dell’Amat. «In Corso Alberto Amedeo, lungo il lato corto del Tribunale, oggi è ancora consentito il parcheggio. Invece sarà istituito il divieto di fermata anche per le macchine della polizia spiega l’ingegnere Nunzio Salsi dell’ufficio Traffico L’inibizione della sosta sarà indicata con l’istituzione di un’isola di traffico “a raso”, larga 150 centimetri, disegnata in bianco per terra, con un cordolo in centro, munito di cilindri rifrangenti, per inibire anche il parcheggio accidentale».
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22

Apr

2014

Genchi, la strage di Capaci ed il rischio inquinamento delle indagini PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Bertelli e il Movimento Agende Rosse   
di Marco Bertelli e Movimento Agende Rosse - 22 aprile 2014

Era il 28 marzo 2009 ed il vice-questore Gioacchino Genchi era stato sospeso dalla Polizia di Stato per aver 'leso il prestigio delle Istituzioni' rispondendo su facebook ad un giornalista che gli dava del bugiardo. In pochi giorni organizzammo la manifestazione 'Io sto con Genchi' assieme a Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, tanti Meet-up di Beppe Grillo e tanti amici del Movimento Agende Rosse per esprimere tutta la nostra solidarietà a Genchi (all'iniziativa presero parte ventiquattro città italiane).
Sono passati cinque anni da quel giorno e Gioacchino Genchi è stato destituito dalla Polizia di Stato per 'aver offeso l'onore e il prestigio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi' avendo sostenuto il 6 febbraio 2010 che era scandaloso come l'allora premier avesse strumentalizzato l'attentato di Massimo Tartaglia, che aveva colpito Berlusconi in volto con un souvenir il 13 dicembre 2009 (il medico di Berlusconi millantò una 'prognosi di almeno 90 giorni'). In quel caso si trattò di una critica forte ma certamente non tale da giustificare la destituzione di Genchi dalla Polizia di Stato, cosa che invece avvenne nel febbraio 2011 con provvedimento firmato dall'allora Capo della Polizia Antonio Manganelli.
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20

Apr

2014

Un pezzo di Milano a Palermo per l'88° e e l'89° giorno di Scorta Civica permanente PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Poidomani   
di Giorgio Poidomani - 19 aprile 2014

Giovedì 17 e venerdì 18 aprile, Oriana Morreale arrivata da Gela, Giuseppe Cassata arrivato da Caltagirone, Daniela Cigolini e Giorgio Poidomani arrivati da Modica, tutti residenti a Milano e aderenti al Movimento Agende Rosse Gruppo Peppino Impastato Milano e dintorni, in rappresentanza del gruppo Articolo54 e dell'Ass. S.O.L.E.e da componenti della sempre più attiva Scorta Civica che lo scorso 12 aprile con il presidio per il P.M. Nino Di Matteo nei pressi del Viminale a Roma ha offerto una bella prova di grande vitalità; hanno affettuato una simbolica e significativa staffetta Milano/Palermo con gli amici palermitani, che presidiano ininterrottamente il piazzale davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo dallo scorso 20 gennaio. Questo gesto simbolico già più volte ripetuto da aderenti sia a Scorta Civica Milano che ad altre scorte civiche attive in diverse città d'ialiane, vuole ribadire inequivocabilmente a chi di dovere (a partire dal Ministro degli Interni Angelino Alfano e dalla Presidente della Commissione Parlamentare Anti-mafia Rosy Bindi), che la questione legata alla sicurezza dei P.M. del Pool Anti-mafia di Palermo, impegnati nella celebrazione del processo sulla trattativa Stato-mafia e nella prosecuzione delle indagini su questo fronte assolutamente increscioso per uno Stato di diritto, è per tanti cittadini di assoluta rilevanza nazionale, su questa sono estremamente sensibili e vigili, e saranno sempre pronti nel rispetto delle norme vigenti nel nostro paese, in ogni sede e pacificamente, a chiedere conto per qualsiasi inadempienza in merito a precisi obblighi previsti ed inattuati da parte di chiunque ed a ogni livello delle Istituzioni sia preposto ad adempiervi.
 

23

Apr

2014

Trattativa quella sconosciuta: dall'ignaro Amato al confuso Arlacchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Aaron Pettinari   
arlacchi-amato-trattativadi Aaron Pettinari - 23 aprile 2014
 

Al Borsellino Quater l'eurodeputato del Pd “disconosce persino le sue analisi”
Uno non ha mai sentito parlare di trattativa. L'altro quel termine l'ha usato, l'ha scritto nero su bianco, forse per la prima volta nella storia, collaborando alla redazione della nota della Dia, datata agosto 1993, in cui in 24 pagine si prova a dare una spiegazione su quanto accaduto tra il 1992 ed il 1993. I due protagonisti sono Giuliano Amato e Pino Arlacchi, sentiti ieri come testimoni al processo Borsellino Quater che si sta celebrando innanzi alla Corte d'Assise di Caltanissetta. Due deposizioni che lasciano aperti diversi quesiti tra qualche “non ricordo” e spiegazioni decisamente poco convincenti.


Quel documento scomodo da “depotenziare”

Tra le carte acquisite al processo “Borsellino Quater” vi è un documento particolarmente importante, redatto dalla Dia nell'agosto 1993, immediatamente dopo le stragi del continente, in cui per la prima volta venne fatto uso della parola trattativa. Un'analisi investigativa che traccia una linea abbastanza definita su quanto accaduto nel biennio stragista 1992-1993. Viene scritto nella relazione che “La strage di Capaci e l’omicidio di Salvo Lima sono da interpretare come due momenti significativi di una strategia a difesa di Cosa Nostra, dopo la strage di via d’Amelio Cosa Nostra è divenuta compartecipe di un progetto designato e gestito insieme ad un potere criminale diverso e più articolato”.

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22

Apr

2014

Indagato per favoreggiamento degli autori della strage di Capaci: la replica di Gioacchino Genchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Gioacchino Genchi   
di Gioacchino Genchi - 22 aprile 2014

Forse non ci crederete, ma quando gli operatori della DIA mi hanno notificato l'invito a comparire della Procura di Caltanissetta, con l'imputazione di "favoreggiamento degli autori della strage di Capaci", ho avuto la sensazione di trovarmi su "Scherzi a parte".
Purtroppo non era così. Quelli erano dei veri poliziotti, come pure autentico era il provvedimento dei magistrati nisseni.
E così che escluso il presagio di uno scherzo sono passato a leggere le contestazioni che mi venivano mosse, originate dalle accuse che a distanza di oltre 20 anni dai fatti aveva rivolto contro di me un tal agente della Polizia di Stato G.DM., le cui generalità è bene che non siano diffuse, almeno da me, posto che ancora non riesco a credere ed a spiegarmi il perché delle sue accuse.
Poco importa che io vi spieghi chi è l'agente G.DM., che probabilmente solo chi ha fatto servizio negli uffici della Polizia di Stato di Palermo conosce.
Invece non lo conoscevano sicuramente - almeno prima di sentirlo - i magistrati della Procura della Repubblica di Caltanissetta, che da qualche tempo hanno riaperto le indagini sulle stragi del 1992, nel tentativo di fare luce sui tanti errori e depistaggi di quelle indagini, per i quali, però, sono indagati solo dei poliziotti e dei pentiti, come se avessero fatto tutto da soli, compresi i processi e le sentenze (ora sottoposte a revisione), confermate nei vari gradi di giudizio, con le quali sono stati condannati all'ergastolo degli innocenti.
Nel corso di quella che più che un'indagine appare un'attività di archeologia giudiziaria, i magistrati nisseni si sono imbattuti in due relazioni di servizio che l'agente della Polizia di Stato G.DM. avrebbe redatto - occhio alle date - "il 26 maggio 1992" la prima e il "1° giugno 1992" la seconda.
Con la prima relazione di servizio, quella del "26 maggio 1992", l'agente G.DM. aveva riferito che poco prima della strage di Capaci (consumata il 23 maggio 1992), trovandosi a transitare, libero dal servizio, nei pressi del luogo dell'attentato, aveva visto fermi sull'autostrada un furgone o dei furgoni di un società telefonica, con degli operai intenti ad armeggiare.
Qualche giorno dopo, per la precisione il "1° giugno 1992" - sempre per come contestatomi dai pubblici ministeri nisseni nel corso del mio interrogatorio - l'agente G.DM. sarebbe stato convocato da un funzionario della Squadra Mobile di Palermo (all’epoca diretta dal Dott. Arnaldo La Barbera) per dei chiarimenti sul contenuto della relazione da lui redatta il "26 maggio 1992".
In quella sede il poliziotto avrebbe radicalmente mutato la propria versione, escludendo di avere visto dei furgoni, precisando di avere visto un solo furgone di colore bianco, con un non meglio precisato operaio con una tuta blu ed “una scala”.
Questo, almeno per sommicapi, il contenuto delle due relazioni di servizio, che non ho ancora letto e delle quali mi è stata data solo una sommaria rappresentazione.
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19

Apr

2014

Chiude l’Ora della Calabria. Dopo il caso Gentile oscurato anche il sito PDF Stampa E-mail
Scritto da Lucio Musolino   
Chiude l’Ora della Calabria. Dopo il caso Gentile oscurato anche il sitodi Lucio Musolino - 18 aprile 2014

Una mail del liquidatore annuncia ai giornalisti la cessazione delle pubblicazioni, dopo che nei giorni scorsi il comitato di redazione aveva dichiarato tre giorni di sciopero per l'imminente rischio che la testata finisca in mano a Umberto De Rose, lo stampatore che aveva fatto pressioni per impedire la pubblicazione delle notizie sul figlio dell'ex sottosegretario
Oscurato il sito dell’Ora della Calabria, il quotidiano diretto da Luciano Regolo che, nelle settimane scorse, ha denunciato pubblicamente le pressioni subite dal suo editore Alfredo Citrigno per non pubblicare la notizia di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Cosenza sulle consulenze d’oro pagate dall’Azienda sanitaria. Pressioni su cui, adesso, stanno indagando i magistrati ma che, soprattutto, hanno scatenato una feroce polemica che ha portato alle dimissioni dell’ex sottosegretario alle Infrastrutture Tonino Gentile.

Nel registro degli indagati è finito Umberto De Rose, lo stampatore del quotidiano che aveva telefonato a Citrigno per convincerlo a bloccare la notizia dell’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio del senatore del Nuovo Centro Destra. Il messaggio era chiaro: “Perché devi farti un nemico che poi, ferito come un cinghiale a morte, colpisce per ammazzare?”. “Questi ora sfornano il governo e va sottosegretario. Ma chi cazzo te lo fa fare?”. Dopo quella polemica, la società editrice del giornale calabrese è stata messa in liquidazione per via dei debiti contratti proprio con De Rose che, adesso, rischia di rilevare il giornale di Citrigno.

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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