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In Primo Piano

Gli auguri a Paolo Borsellino da tutta Italia
In occasione del giorno del compleanno di Paolo Borsellino, il Movimento Agende Rosse di tutta Italia, insieme a bambini e ragazzi, ovvero il fresco profumo di libertà, ha voluto augurargli un Buon Compleanno.
1940-2017

Paolo, grazie!



 

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Appuntamenti

19

Gen

2017

Trascrizione conclusioni Fabio Repici - Borsellino Quater PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Repici - Federica Fabbretti   
di Fabio Repici - 13 gennaio 2017

Oggi concludo nell'interesse di Salvatore Borsellino e, senza un filo di retorica, dico che ho l'onore di concludere nell'interesse di Salvatore Borsellino non solo in quanto egli è il fratello di Paolo Borsellino, ed è questa la ragione che gli dà un ruolo processuale in questa sede, ma perché sono onorato di assistere qui l'ingegnere Salvatore Borsellino, uomo libero,
che ha vissuto le vicende che hanno portato alla morte del fratello. Ce ne è una traccia istruttoria di questo che sto per dire, attraverso il rapporto con la madre. Risulta nelle ricostruzioni che si sono fatte e sulle quali poi dovrò necessariamente tornare in relazione alle telefonate effettuate dalla utenza Fiore, dove nell'appartamento di Rita Borsellino, nei giorni precedenti e il 19 luglio 1992, dimorava 
la signora Lepanto Borsellino. E' proprio la signora Lepanto, la mamma di Paolo e Salvatore Borsellino, che è stata in qualche modo anche il collante con ciò che è stata la vita di Salvatore Borsellino dopo l'uccisione di suo fratello. Perché come dicevo nell'atto di costituzione di parte civile e alla prima udienza dibattimentale con le richieste di prova... e mi permetto di osservare, signor Presidente, poi aggiungerò qualche cosa al riguardo, che sono non del tutto soddisfatto di ciò che con le mie minime capacità sono riuscito a
offrire a questo processo, però sono discretamente soddisfatto dall'essermi reso coerente fra ciò che erano le prospettazioni che avevo avanzato al momento delle richieste di prova e ciò che è stato il percorso che ho proseguito durante l'istruttoria e che completo oggi 
con la discussione. Dicevo in esito al... in occasione delle richieste di prova avevo spiegato come l'ingegnere Borsellino avesse proprio visceralmente un desiderio di accertamento pieno, quanto più pieno possibile, della verità in questa vicenda processuale, nella quale la verità era stata la settima vittima della strage. E negli anni successivi alla morte di suo fratello era stata proprio la madre a spingere, a convincere Salvatore Borsellino a divulgare in giro per l'Italia le parole, i pensieri e la figura di suo fratello, fino a quando, proprio perché, come vi dicevo, uomo libero e refrattario a qualunque accomodamento cerimoniale, ha avvertito probabilmente che c'era uno iato eccessivo fra ciò che lo Stato aveva offerto alla memoria di suo fratello nell'impegno della ricerca della verità e ciò che di immensamente più grande invece suo fratello meritava.
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18

Gen

2017

Processo Aemilia: bavaglio? No, grazie PDF Stampa E-mail
Scritto da Movimento Agende Rosse   
Movimento Agende Rosse - 18 Gennaio 2017

Decidemmo di aprire questa pagina Facebook pochi giorni prima l’inizio del rito ordinario del processo Aemilia a Reggio. Non sapevamo nemmeno noi che utilizzo farne. Il nostro obiettivo era, inizialmente, raggruppare tutti gli articoli inerenti al processo a farli convogliare in questa pagina. Ma una volta entrate in aula, durante la prima udienza, capimmo che quel progetto non bastava. Dovevamo fare di più. Armate semplicemente di carta e penna,  i primi giorni annotavamo tutto e riportavano sulla pagina, a grandi linee, ciò che avveniva in aula. Ma uno smartphone non bastava, ed iniziammo ad utilizzare un Tablet.  Ma anche quello, a lungo andare, risultò uno strumento non adatto per il lavoro che, piano  piano e senza neppure accorgercene, stavamo compiendo. Non bastava entrare dentro quell’aula,  sedersi, ed ascoltare ciò che veniva detto. Dovevamo fare di più,  ancora una volta. Ed allora iniziammo a studiare. Sì, studiare. Articoli di giornale, libri, carte giudiziarie, documenti. Ci siamo improvvisate addirittura  studentesse di giurisprudenza, tentando di comprendere il codice penale e tutti quei termini complicati che vengono pronunciati durante le udienze. Insomma, tutto ciò che ci avrebbe permesso di arrivare dentro quell’aula di tribunale consapevoli di ciò che stavamo raccontando. I primi sei mesi di processo sono stati, per noi, un lavoro estenuante. Non lo nascondiamo. Sentivamo che la pagina stava crescendo, ed insieme ad essa le nostre responsabilità.
Non è semplice raccontare per nove ore circa cosa avviene in un’aula di tribunale. Ma lo abbiamo fatto. E lo abbiamo fatto senza chiedere e soprattutto volere alcuna ricompensa, perché volevamo farlo. Capendo che neppure Facebook bastava più abbiamo scelto di essere presenti anche fuori dai social aprendo il sito “processo aemilia”, dando la possibilità  di leggere il resoconto delle udienze anche a chi non é presente sui social network. Sono stati tantissimi i dubbi, le perplessità,  le domande sorte in tutti questi mesi. Ma di una cosa siamo e saremo sempre pienamente convinte: la nostra onestà intellettuale. È questa onestà intellettuale che ci permette di entrare ogni giorno dentro quell’aula  di Tribunale senza alcun pregiudizio. Abbiamo maturato la capacità di spogliarci di tutte le nostre convinzioni e lasciarle fuori quell’aula. Ed una volta entrate, ed una volta aperto quel computer,  non eravamo più Sara e Sabrina, e non appartenevano più nemmeno alle Agende Rosse. Eravamo semplicemente voci senza volto. Ci siamo tramutate in occhi e voci per chi non poteva assistere alle udienze. E lo abbiamo fatto con onestà intellettuale e con responsabilità. E questa responsabilità l’abbiamo avvertita soprattutto nei confronti degli imputati e dei loro familiari. Perché è di loro che si parla in questo processo, delle loro storie e delle loro vite. Lo abbiamo fatto per quell’articolo 21 previsto dalla nostra meravigliosa Costituzione. Lo abbiamo fatto perché il nostro è un paese democratico. Ed è proprio questa democrazia che ci permette di essere dentro quell’aula di Tribunale. Ed è sempre questa stessa democrazia che non solo permette a voi, imputati, di essere sottoposti a un giudizio imparziale, ma vi fornisce anche tutti gli strumenti per dimostrare la vostra innocenza, da voi tante volte ribadita. La nostra priorità è il processo e se la Corte riterrà la nostra presenza non dannosa per la buona riuscita di esso, noi continueremo ad entrare dentro quell’aula di Tribunale, aprire quel computer, e fare semplicemente il nostro dovere da cittadine: scrivere, scrivere e scrivere. Partecipare alla vita democratica di questo paese. La libertà  é partecipazione, disse una volta qualcuno. Il resto sarà storia che racconteremo a chi verrà dopo di noi.

Sabrina e Sara
 

16

Gen

2017

“LA SPERANZA DI PAOLO SIETE VOI…” - Percorso di legalità con i ragazzi delle scuole di Torino e Provincia PDF Stampa E-mail
Scritto da Movimento Agende Rosse Torino – gruppo “Paolo Borsellino   
Movimento Agende Rosse Torino – gruppo “Paolo Borsellino” - 16 gennaio 2017

Avrà inizio nella settimana in cui si festeggia il compleanno del giudice Paolo Borsellino il percorso di legalità che il Movimento Agende Rosse Torino – gruppo “Paolo Borsellino” in collaborazione con l’assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Borgaro e l’ Associazione Parole e Musica onlus  ha organizzato  presso la scuola media “Carlo Levi” di Borgaro Torinese.
I volontari delle Agende Rosse condurranno i ragazzi lungo un percorso in cui si affronteranno i temi  della giustizia, dell’ uguaglianza, del coraggio degli uomini e delle donne che si sono battuti e che si battono per la legalità .
Sarà successivamente Salvatore Borsellino ad incontrare i ragazzi, nel mese di febbraio,  presso il Cinema Teatro Italia.
Ad accompagnare il corso della legalità ci sarà un concorso di idee tra le classi, in cui saranno prodotti degli elaborati  - scritti, disegni, video - e, una selezione di studenti,  avrà la possibilità di fare un viaggio  nella città di Palermo.
Visiteranno la “Casa di Paolo”  e  saranno coinvolti nel percorso del progetto “Se Vuoi”  promosso dalla Polizia di Stato di Palermo, un’ esperienza molto  significativa,  incentrata sul racconto e sulle narrazioni di testimoni diretti dei fatti, che gli studenti  incontreranno, durante il percorso.
Testimoni  che darannno anche voce alle storie di alcune vittime di mafia ancora oggi poco note, ma che si affiancano a quelle dei grandi magistrati Falcone e Borsellino.
L’appuntamento conclusivo si terrà il 23 maggio, giorno dell’anniversario della strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, con  la cerimonia all’Albero Caccia, l’albero della Legalità presente nei pressi della scuola, con le Autorità, le Associazioni coinvolte nel progetto ed i ragazzi che leggeranno dei loro pensieri sul tema.
 
 

18

Gen

2017

'19 Gennaio 2017: Compleanno di Paolo' - Palermo PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione AMDuemila   

20170119 buon compl paolodi Redaziona AMDuemila - 18 gennaio 2017

Anche quest'anno, il Movimento Agende Rosse, nel giorno del suo compleanno ricorderà il giudice Paolo Borsellino con una serata di spettacolo, recitazione e musica.
Non solo quindi la commemorazione di un grande Uomo nel giorno in cui Egli viene ucciso dalla mafia, ma la celebrazione della gioia nella ricorrenza della sua nascita, con il sorriso sulle labbra, perché il suo esempio continui ad essere qualcosa di vivo nelle nostre azioni di tutti i giorni, con la gioia e la speranza che presto si respirerà quel fresco profumo di libertà, proprio come voleva Paolo.
Ed è questo l'intento con cui viene organizzata la quarta edizione del “Compleanno di Paolo”. L’evento, reso possibile grazie alla Fondazione Brass Group che ha messo a disposizione i locali, avrà luogo il 19 gennaio 2017, al Real Teatro Santa Cecilia (Piazza Teatro Santa Cecilia, 5) a partire dalle ore 21.


Presenta:

Aaron Pettinari, redattore di AntimafiaDuemila

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17

Gen

2017

Processo Aemilia, appello di 140 imputati: 'Il tribunale verifichi articoli di giornali e Facebook' PDF Stampa E-mail
Scritto da David Marceddu   

di David Marceddu - 17 gennaio 2017

Si è alzato da dietro le sbarre dove da 10 mesi segue il processo e ha letto una richiesta rivolta al giudice Francesco Maria Caruso, a nome anche degli altri 140 imputati: “Signor presidente, i sottoscritti imputati detenuti chiedono di voler procedere affinché il processo si svolga a porte chiuse. Da quando è iniziato stiamo assistendo a un linciaggio mediatico”. E poi una richiesta raramente udita in un’aula di giustizia: “Il tribunale acquisisca e verifichi gli articoli del giorno dopo il dibattimento. E prenda dei provvedimenti. La libertà di stampa significa non distorcere i fatti”.

A parlare è Sergio Bolognino, come gli altri imputati in carcere da quando a gennaio di due anni fa la Direzione distrettuale antimafia di Bologna fece partire l’operazione Aemilia. Operazione che portò allo smantellamento di quella che secondo l’accusa è una vera e propria associazione ‘ndranghetista radicata nel Reggiano e legata alla cosca Grande Aracri di Cutro, in Calabria. In abbreviato ci sono già state 58 condanne in primo grado, numerose delle quali per il reato di associazione mafiosa. Il dibattimento invece, iniziato a marzo del 2016, va avanti a ritmo di due udienze a settimana e proseguirà almeno per tutto il 2017.
 

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14

Gen

2017

Quella giustizia che invano finora ho cercato PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Borsellino   
Salvatore Borsellino - 14 gennaio 2017

Ho già in un'altra occasione raccontato della prima volta in cui, dopo la strage di Via d'Amelio, mi recai per la prima volta a Caltanissetta, convocato come testimone e familiare di Paolo Borsellino.
Non conoscendo l'ubicazione del Palazzo di Giustizia chiesi indicazioni a due persone che conversavano sulla porta di un bar. La risposta fu questa: "U palazzu è dda darreri, a Giustizia u 'nnu sapemu unn'è" (il palazzo è la dietro, la Giustizia non lo sappiamo dove sia).
Questa risposta mi è ritornata in mente ieri, giorno dell'arringa finale del mio avvocato di parte civile, Fabio Repici, al Borsellino Quater davanti alla sedia desolatamente vuota riservata ai PM, nessuno dei quali ha ritenuto di dovere presenziare all'udienza di ieri, a parte una rapida apparizione del PM Luciani all'inizio dell'udienza dato che senza quella pur fugace presenza l'udienza non avrebbe potuto avere inizio.
Il PM aveva evidentemente impegni più urgenti e pressanti, ma mi chiedo perché durante i pochi minuti in cui è rimasto presente non abbia mai voltato la testa dalla mia parte che sedevo accanto al mio avvocato, come mi consente la mia posizione di parte civile all'interno del processo, e dall'altro lato, proprio accanto a lui.
Continuavo a fissarlo per poterlo salutare, come è buona educazione e come era reciproca consuetudine nelle prime udienze del processo, ma inutilmente.
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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