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In Primo Piano

Foto e video presidio 12 Aprile: 'Prima che sia troppo tardi'

di Movimento Agende Rosse - 13 aprile 2014

Sabato 12 aprile ha avuto luogo a Roma il "PRESIDIO NAZIONALE ANTIMAFIA - "PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI".
Obiettivo della manifestazione è stato quello di far sì che le promesse del ministro dell’Interno Angelino Alfano sulla tutela del PM Nino Di Matteo e della sua scorta si traducano in fatti. Il ministro
affermò il 3 dicembre dello scorso anno che era stato messo a disposizione del dott. Di Matteo un dispositivo ‘Bomb jammer’, in grado di neutralizzare ordigni esplosivi azionati da un impulso elettromagnetico, ma ad oggi nessuno strumento di questo tipo è stato consegnato alla scorta del PM palermitano.
Di seguito l'editoriale di Salvatore Borsellino sulla manifestazione e le foto dell'evento in costante aggiornamento.



CRONACA DI UNA (ANZI DUE) SCENEGGIATE

Ieri 12 Aprile Roma è stata teatro di due sceneggiate.
La prima è l’annuncio della fine della latitanza di Marcello Dell’Utri, annunciata dal ministro dell’Interno Alfano nel corso del congresso del NCD. “Dell’Utri” ha dichiarato ai microfoni dell’Ansa il ministro nel corso del congresso, “è stato rintracciato a Beirut dalla polizia libanese. E’ stato catturato e in questo momento si trova presso i loro uffici, in contatto con la polizia italiana”.
Con questa mossa ad effetto, che potrebbe essere stata preordinata nei tempi e nei modi, Alfano ha raggiunto il desiderato scopo, indispensabile nel periodo pre-elettorale, di presentare l’immagine di un ministro che raggiunge in tempi rapidi l’obiettivo di assicurare alla giustizia un latitante che aveva fatto perdere le sue tracce.
Poco importa che prima che la giustizia riesca a mettere effettivamente le mani sul suddetto latitante passeranno degli anni e che anzi Dell’Utri riuscirà probabilmente a fruire di una latitanza colma di agi e di onori come Craxi ad Hammamet.

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Appuntamenti

16

Apr

2014

Gioielli, primizie ed auto blu per corrompere il prefetto Blasco PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Iurillo   
di Vincenzo Iurillo - 16 aprile 2014

Era il settembre del 2010 e Antonio Buglione, chiacchierato imprenditore della vigilanza privata del Nolano (Napoli), fratello del sindaco dell’epoca Rosa Buglione, venne sequestrato sotto casa da un commando armato. L’uomo riuscì a scappare da solo in circostanze misteriose dopo meno di due giorni. La Guardia di Finanza di Napoli avviò indagini per verificare se fosse stato pagato un riscatto e spulciando tra gli affari della famiglia Buglione appurò che le loro imprese avevano aperto delle filiali nelle città dove Ennio Blasco era stato prefetto. Non era una coincidenza. Le aziende dei fratelli Carlo, Carmine e Antonio Buglione a Napoli erano state colpite da interdittiva antimafia. E
dove Blasco era prefetto hanno invece potuto stipulare contratti, perché le istruttorie antimafia nei loro confronti languivano. Da ieri il prefetto di Benevento Ennio Blasco è agli arresti domiciliari per corruzione. Il Gip Giovan Francesco Fiore ha disposto i domiciliari anche per i fratelli Carmine e Carlo Buglione e il cognato dei due imprenditori, Erasmo Caliendo. Antonio Buglione è solo indagato.   
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16

Apr

2014

"I Grandi Architetti vogliono farmela pagare". Le verità di Ciancimino Jr. PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Lamperti   
di Lorenzo Lamperti - 16 aprile 2014


"Mi trovo nella terra di mezzo. Dò fastidio a tutti. Mi sembra di essere in un luogo simile al binario sette e mezzo di Harry Potter". Massimo Ciancimino si trova nella situazione di essere insieme il testimone principale e uno degli imputati del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, un processo che "non vuole nessuno e che fa paura a molti". Ora il figlio di don Vito si confessa in una lunga intervista ad Affaritaliani.it.

 

Sulla sua pagina Facebook si è definito "un pirla". Come mai?

Il fatto che mi sono dato del "pirla" nasce dalle evidenti differenze di trattamento tra chi oggi ha ancora tante amicizie e chi invece ha tante inimicizie. Il mio status di voler rispondere ai magistrati riaprendo una pagina ancora oscura delle vicende che ruotavano intorno alle stragi del 1992 mi ha reso antipatico a tanti uomini di potere.

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16

Apr

2014

Agende Rosse: 'Necessario aumentare le pene previste dall'articolo 416 ter' PDF Stampa E-mail
Scritto da Movimento Agende Rosse   
di Movimento Agende Rosse - 16 aprile 2014

Abbiamo accolto con entusiasmo le modifiche proposte da Riparte il Futuro e siamo d'accordo con loro sul fatto che sia importante far entrare in vigore prima della prossima campagna elettorale per le elezioni europee e soprattutto amministrative il nuovo articolo 416 ter, che inserisce finalmente, dopo una lunghissima attesa, le parole "altra utilità" nella definizione del voto di scambio politico-mafioso. Non capiamo perché bisogna fare un regalo ai politici collusi con la mafia e ai mafiosi che intendono aiutarli, abbassando la pena. Non capiamo perché rendere ancora più conveniente per lo Stato deviato trattare con la mafia".

Movimento Agende Rosse
 
 

16

Apr

2014

Nota di Libera su approvazione 416ter PDF Stampa E-mail
Scritto da Uufficio presidenza Libera   

di Ufficio presidenza Libera - 15 aprile 2014

L'approvazione al Senato della modifica del 416ter contiene una buona notizia e un errore da correggere: la buona notizia è l'inserimento, dopo un iter tormentato, delle due parole "altra utilità", che colpiscono al cuore il voto di scambio politico mafioso, finora limitato  all'erogazione di denaro. Una riforma sostenuta da oltre 475mila cittadini che hanno firmato la petizione della campagna Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele. Grazie a queste due parole si potrà contrastare in maniera più efficace il "mercato dei voti", venduti e comprati in cambio di favori, a partire dalle prossime elezioni di maggio, europee e soprattutto amministrative.
 
L'errore, su cui Libera ha espresso fin da subito le sue perplessità, è quello della riduzione delle pene, che vanno inserite, invece, in un più generale inasprimento di tutti i reati di mafia, a partire dal 416 bis, oggi sanzionato con condanne inferiori a quelle previste per l'associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L'auspicio, già sotttolineato prima del voto di oggi a Palazzo Madama, è che il governo intervenga quanto prima, come suggerito dalla commissione Garofoli, perché siano previste per i reati di mafia sanzioni più severe ed efficaci, nel rispetto del principio della proporzionalità della pena.

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16

Apr

2014

Voto di scambio politico-mafioso: è legge il nuovo 416 ter PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione IBTimes Italia   
di Redazione IBTimes Italia - 16 aprile 2014

Il Senato, con 192 voti favorevoli ha approvato il disegno di legge di riforma sul voto scambio politico-mafioso, il 416-ter. Contrario il Movimento Cinque Stelle (anche se i voti contrari sono stati 32, a fronte dei 46 seggi pentastellati), che considera la legge un regalo alla criminalità organizzata e alla politica collusa. Astenuta la Lega Nord.

Il testo, più volte modificato (leggi la cronologia) dall'inizio del suo iter di approvazione (luglio 2013), ha diviso politica, opinione pubblica e persino magistrati. Se è vero che la legge è stata giudicata "perfetta" dal Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, non tutti i PM impegnati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata la pensano così.

E' il caso di Nicola Gratteri, per alcune ore Ministro della Giustizia in pectore prima che il Quirinale ponesse il veto, con la motivazione che si tratta di un magistrato in attività. Il procuratore, applicato alla DDA di Reggio Calabria, profondo conoscitore del sistema mafioso (in particolare la 'ndrangheta), si sarebbe aspettato "sanzioni più severe. L'indagato che finisce in carcere va a vedere subito il capo di imputazione. Se per il 416-ter si parla di una pena edittale di 8-10 anni, è molto bassa. Considerando la possibilità di essere giudicato con il rito abbreviato e la buona condotta, sarà fuori dopo 2-3 anni. Non è una linea che rende non conveniente delinquere".
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15

Apr

2014

'Messina Denaro? Non lo vogliono prendere'. Parla Vincenzo Calcara PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Lamperti   
di Lorenzo Lamperti - 15 aprile 2014

Vincenzo Calcara è l'uomo che doveva uccidere Paolo Borsellino. "L'ordine me lo diede Francesco Messina Denaro, il papà di Matteo", racconta. Dopo aver conosciuto, quando si trovava in carcere, il giudice Borsellino la sua vita cambia. Decide di pentirsi "ma per davvero, nell'intimo e non solo per convenienza". Avverte Borsellino del piano esistente per ucciderlo: "Provai ad aiutarlo ma lo Stato lo lasciò solo". Ora Vincenzo Calcara si racconta in una lunga intervista ad Affaritaliani.it.

Perché Cosa Nostra decide di uccidere Paolo Borsellino?

Cosa Nostra prese la decisione nell'autunno del 1991 quando era ancora procuratore a Marsala. Ma non è stata solo Cosa Nostra a decidere la morte di Paolo Borsellino. L'hanno decisa anche altre forze, più potenti e più pericolose di Cosa Nostra stessa. Cosa Nostra è stata il braccio armato ma non ha agito da sola. C'erano uomini delle istituzioni deviate che hanno contribuito a uccidere Borsellino.

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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