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In Primo Piano

Bruno Caccia, il diritto alla verità - Milano, venerdì 3 ottobre 2014
di Redazione 19luglio1992.com - 21 settembre 2014

Appuntamento a Milano venerdì 3 ottobre, ore 18.15, Sala Alessi - Palazzo Marino
Riaprire le indagini sull'omicidio di Bruno Caccia. Lo chiedono i figli del Procuratore di Torino ucciso il 26 giugno 1983. Colmare le lacune lasciate dai processi nella ricostruzione dei fatti, individuare i grossi interessi criminali, non solo mafiosi, messi a rischio dall'azione del magistrato ucciso.
Ne parliamo con: Paola e Cristina Caccia, Fabio Repici (avvocato famiglia Caccia), Mario Vaudano (ex magistrato a Torino consulente famiglia Caccia), Fosca Nomis (Presidente Commissione Antimafia a Torino), Nando dalla Chiesa, David Gentili (
evento facebook).

Redazione 19luglio1992.com

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Appuntamenti

30

Set

2014

La figlia di Caccia e l'inchiesta riaperta. 'Dopo tanti anni aspettiamo solo la verità' PDF Stampa E-mail
Scritto da Meo Ponte   
di Meo Ponte - 29 settembre 2014

'Che cosa ci aspettiamo? La verità. Dopo tanti anni è l'unica cosa che ci interessa', dice Paola Caccia, la figlia del Procuratore Capo della Repubblica di Torino assassinato nel giugno 1983 che insieme ai fratelli Guido e Cristina il mese scorso ha presentato una nuova denuncia alla Procura della Repubblica di Milano indicando nuovi possibili responsabili della morte del padre.
'La nosrea denuncia è basata sui nuovi indizi raccolti dall'avvocato Fabio Repici che li ha scovati non solo spulciando gli atti dell'inchiesta riguardante l'uccisione di mio padre ma anche quelli di numerosi processi ad elementi della criminalità organizzata - spiega Paola Caccia - un lavoro certosino da cui sono emersi particolari molto interessanti e soprattutto piuttosto singolari. Come persone che non sono mai state interrogate nonostante potessero sapere qualcosa della morte di mio padre ed altri elementi che sono stati sorprendentemente ignorati. Anche a un non addetto ai lavori leggendo il dossier messo a punto dall'avvocato Repici appare chiaro che molte cose sono state trascurate. Penso ad esempio all'interrogatorio di quel detenuto che chiese di essere ascoltato perché il compagno di cella - un personaggio di spicco nell'inchiesta sul casinò di Saint Vincent - e che raccontò di aver saputo che mio padre era stato ucciso proprio per le indagini sulle case da gioco. Di certo papà si stava occupando di qualcosa di molto importante. Lui che era solitamente riservato e che a casa non parlava mai del suo lavoro, la sera prima diede a mio fratello Guido che gli aveva chiesto come andava in ufficio una risposta insolita. Gli disse: 'Sta per succedere qualcosa di grosso, vedrete nei prossimi giorni'. Il giorno dopo però ci fu l'agguato.
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29

Set

2014

Il Ros al tempo di Mori quando le indagini finivano in un labirinto PDF Stampa E-mail
Scritto da Attilio Bolzoni   

di Attilio Bolzoni - 28 settembre 2014

PIÙ che alle investigazioni si sono sempre interessati alle informazioni. Da diffondere o conservare in archivi sicuri, da barattare, da usare alla bisogna. Alla notizie di reato hanno sempre preferito solo le notizie, proprio come piace a un servizio segreto. Spie travestiti da carabinieri: ecco cosa è stato il Ros del generale Mario Mori.
Campo di battaglia Palermo, missione finale sconosciuta.
Il Ros, acronimo di Raggruppamento Operativo Speciale, ha la colpa grave di avere malamente orientato o intossicato le più grandi indagini su Cosa Nostra a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Non c'è mistero siciliano dove non sia invischiato un ufficiale di fiducia di quel generale, non c'è affare di Stato o di mafia dove una traccia non si perda nel labirinto di quell'alto comando. Anno di nascita ufficiale: 1990. Ma sotto un altro nome — Anticrimine — esisteva anche prima, unità risorta dalle ceneri del Nucleo speciale Antiterrorismo voluto da Carlo Alberto dalla Chiesa nel 1974. C'è però un confine netto tra il terrorismo e la mafia. E c'è un confine ancora più netto fra una lunga battaglia vinta e una resa segnata da sabotaggi, inchieste pilotate, latitanti protetti, covi mai perquisiti, imputati eccellenti graziati. Su ogni «operazione» c'è sempre una firma: Ros. Diciamo subito che stiamo parlando del Ros del generale Mario Mori e non dei reparti speciali dell'Arma di oggi: un'eccellenza, tutto un altro mondo e tutti altri uomini, nuova pagina per fortuna lontanissima dalle manovre orchestrate in quella Sicilia a partire dal 1989, giugno, il fallito attentato all'Addaura contro Giovanni Falcone.

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28

Set

2014

Sabina Guzzanti tra i misteri d'Italia: video-intervista a Sebastiano Ardita PDF Stampa E-mail
Scritto da R. I.   
di R. I. - 26 settembre 2014

Il patto Stato-mafia non è mai finito: è la tesi di Sabina Guzzanti, autrice del film-caso #LaTrattativa, mentre è ancora in corso il processo a Palermo. Una pellicola presentata tra gli applausi fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia e nelle sale dal 2 ottobre, che ricostruisce mescolando azioni con gli attori, interviste reali e immagini di repertorio, in una formula di docu-fiction, le tappe della trattativa Stato-mafia.

La verità e la messa in scena, la Storia e le storie, il racconto e i racconti: nel cuore del film della Guzzanti c’è tutto il doppio fondo della relazione tra i cittadini e la questione storica e sempre attuale del rapporto tra Stato e Mafia. Sabina Guzzanti dunque torna dietro la macchina da presa dopo l'intenso Draquila per mettere un po' di ordine nel disordine della coscienza politica e istituzionale del nostro paese.

La clip che vi proponiamo in esclusiva fa parte dei contenuti Extra del film, una delle scene quindi che la Guzzanti non ha montato e che fanno parte di quel materiale sterminato che ha raccolto e girato nel corso del lavoro. Il video ha come protagonista il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, che descrive l'abolizione del regime di carcere duro a circa 500 mafiosi avvenuta nel '93 e la ricostruzione del caso da parte di Chelazzi.
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29

Set

2014

Palermo, cittadinanza onoraria a Elisabetta Baldi Caponnetto PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione www.partecipalermo.it   
di Redazione www.partecipalermo.it - 29 settembre 2014

Venerdi 3 ottobre, alle ore 12, nella sala delle Lapidi del Palazzo delle Aquile, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, facendo seguito all’approvazione di un Ordine del Giorno presentato dal consigliere Francesco Bertolino ed approvato all’unanimità da parte del Consiglio Comunale, conferirà la Cittadinanza Onoraria alla professoressa Elisabetta Baldi in Caponnetto.
Crediamo che la città debba essere riconoscente ad una donna che ha sacrificato la sua vita familiare per la nostra Palermo, e che, dalla morte del marito (2002), si è fatta testimone dei valori di legalità e di rispetto della costituzione, girando l’Italia per incontrare tanti giovani.
Alle ore 14.30, sarà dedicata al giudice PIAZZA CAPONNETTO (già piazza Giachery) e sarà scoperta una targa in suo onore.

Redazione www.partecipalermo.it

Venerdi 3 ottobre, alle ore 12, nella sala delle Lapidi del Palazzo delle Aquile, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, facendo seguito all’approvazione di un Ordine del Giorno presentato dal consigliere Francesco Bertolino ed approvato all’unanimità da parte del Consiglio Comunale, conferirà la Cittadinanza Onoraria alla professoressa Elisabetta Baldi in Caponnetto.

Crediamo che la città debba essere riconoscente ad una donna che ha sacrificato la sua vita familiare per la nostra Palermo, e che, dalla morte del marito (2002), si è fatta testimone dei valori di legalità e di rispetto della costituzione, girando l’Italia per incontrare tanti giovani.

- Alle ore 14.30, sarà dedicata al giudice PIAZZA CAPONNETTO (già piazza Giachery) e sarà scoperta una targa in suo onore.

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Venerdi 3 ottobre, alle ore 12, nella sala delle Lapidi del Palazzo delle Aquile, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, facendo seguito all’approvazione di un Ordine del Giorno presentato dal consigliere Francesco Bertolino ed approvato all’unanimità da parte del Consiglio Comunale, conferirà la Cittadinanza Onoraria alla professoressa Elisabetta Baldi in Caponnetto.

Crediamo che la città debba essere riconoscente ad una donna che ha sacrificato la sua vita familiare per la nostra Palermo, e che, dalla morte del marito (2002), si è fatta testimone dei valori di legalità e di rispetto della costituzione, girando l’Italia per incontrare tanti giovani.

- Alle ore 14.30, sarà dedicata al giudice PIAZZA CAPONNETTO (già piazza Giachery) e sarà scoperta una targa in suo onore.

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28

Set

2014

Omicidio Caccia: ora spuntano nuovi indizi, indagini riaperte PDF Stampa E-mail
Scritto da Meo Ponte   
di Meo Ponte - 28 settembre 2014

Nuove indagini sull'omicidio di Bruno Caccia, il capo della Procura della Repubblica di Torino ucciso il 26 giugno del 1983. L'avvocato Fabio Repici, il legale che assiste Guido, Paola e Cristina Caccia, i tre figli del magistrato ucciso che non hanno mai considerato esaustiva l'inchiesta conclusasi con la condanna di Domenico Belfiore e Placido Barresi, a fine luglio ha presentato alla Procura della Repubblica di Milano una nuova denuncia in cui indica in due mafiosi mai indagati prima (Rosario Pio Cattafi, 62 anni, attualmente detenuto e Demetrio Latella, detto Luciano, 60 anni, che in questo periodo gode della semilibertà) i veri assassini del procuratore capo di Torino. I nuovi indizi verranno illustrati il prossimo 3 ottobre a Milano in un incontro organizzato dal presidente della Commissione Antimafia del comune di Milano David Gentili e a cui parteciperanno oltre all'avvocato Repici e alla figlia del magistrato ucciso, Paola Caccia, anche un consulente d'eccezione della famiglia, Mario Vaudano, il magistrato torinese che, nel ruolo di giudice istruttore, coordinò l'inchiesta sullo scandalo petroli. Vaudano è stato indicato come consulente tecnico dall'avvocato Repici per le sue competenze in materia di criminalità organizzata finalizzata al riciclaggio.

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27

Set

2014

Protocollo Farfalla, 'soldi ai boss per informazioni'. L’accordo segreto Dap-Sisde PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Pipitone   
di Giuseppe Pipitone - 27 settembre 2014

Soldi a boss mafiosi, detenuti al 41 bis e condannati all’ergastolo perché autori di stragi, in cambio d’informazioni sulle associazioni criminali di cui fanno parte. C’è anche questo nel Protocollo Farfalla, l’accordo segreto stipulato nel maggio del 2004 tra il Sisde guidato da Mario Mori e il Dipartimento amministrazione penitenziaria diretto all’epoca da Giovanni Tinebra. “L’attività d’intelligence convenzionalmente denominata Farfalla” era attiva già dai mesi precedenti, probabilmente fin dal gennaio 2003, ma è nel maggio 2004 che lascia per la prima volta una traccia scritta. Sei pagine senza timbri, intestazioni e firme, con la dicitura “Riservato” all’inizio del primo foglio: è tutto qui il Protocollo Farfalla, l’accordo top secret desecretato di recente da Matteo Renzi, che il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato vorrebbe acquisire agli atti del processo d’appello contro Mori per la mancata cattura di Bernardo Provenzano.

La procura di Palermo, però, ha trovato informazioni interessanti soprattutto dai due “appunti” allegati al protocollo: c’è, infatti, una lista che elenca alcuni nomi di detenuti in regime di 41 bis ai quali i servizi vorrebbero estendere l’operazione d’intelligence denominata Farfalla, che prende in prestito il nome in codice dal romanzo Papillon di Henri Charriére. In quell’elenco di nomi allegato al protocollo, gli 007 comunicano quali detenuti hanno “preindividuato” dopo averne testato la “disponibilità di massima” a “fornire informazioni” in cambio di “un idoneo compenso da definire”.
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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