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21

Mag

2012

Verso via d'Amelio: 23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni /2 PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione 19luglio1992.com   
Martedì 19 maggio 1992
Il dirigente siciliano del Msi-Dn Guido Lo Porto telefona a Paolo Borsellino cui è legato come amico e sonda la disponibilità del Magistrato per una possibile candidatura come Presidente della Repubblica affermando che l’idea viene dal segretario del Msi Gianfranco Fini. Borsellino rifiuta in modo cortese ma fermo la proposta.
Giovedì 21 maggio 1992
Nel pomeriggio nella sua abitazione di via Cilea a Palermo Paolo Borsellino rilascia ai giornalisti francesi Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi un’intervista in cui menziona alcune delle “teste di ponte” della mafia al nord Italia. In particolare Borsellino cita il mafioso Vittorio Mangano e ricorda i suoi rapporti con Marcello
Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Borsellino dice inoltre che a Palermo è in corso un’inchiesta aperta con il vecchio rito istruttorio che vede coinvolti Mangano Vittorio, Dell’Utri Marcello e Dell’Utri Alberto. Questa inchiesta, della quale Borsellino dice di non occuparsi personalmente (Borsellino ha la delega solo per Trapani ed Agrigento), dovrebbe concludersi entro ottobre dello stesso anno.
 
 

20

Mag

2012

A Montevago l'imputato Lombardo inaugura l'aula consiliare Falcone-Borsellino PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonella Borsellino   

Gentile sindaco di Montevago (AG), Calogero Impastato,


tutta Italia in questi giorni si prepara a celebrare nel modo più degno possibile il ventennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio. Da Nord a Sud sarà tutto un fitto calendario di eventi per ricordare due grandi magistrati e due grandi uomini, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e con loro Francesca Morvillo e i ragazzi delle scorte, che coscientemente hanno sacrificato il bene più grande per assicurare la nostra libertà.

Eventi che avranno ospiti importanti come magistrati, rappresentati delle forze dell'ordine, giornalisti in prima linea, ad un unica condizione: che non abbiano problemi giudiziari in ambito mafioso. Già, molti potrebbero pensare che sia superfluo, ma a chiarire le cose c'ha pensato Maria Falcone che ha espressamente chiesto, per esempio, al presidente della Regione Sicilia, di non partecipare alla commemorazione del fratello: “Abbiamo invitato tutte le principali autorità locali”, spiega Maria Falcone. Con l'eccezione, appunto, di Raffaele Lombardo, accusato dalla procura di Catania di concorso esterno all'associazione mafiosa. “Lombardo – dice Maria Falcone – è imputato per mafia. La Fondazione Falcone, per lo spirito che la anima, non può invitare un esponente politico che ha avuto contatti di questo tipo”.
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20

Mag

2012

Melissa mi spiace, non ho più lacrime da versare PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   

Giovedì scorso, durante un incontro coi liceali di Forlì, una ragazza coetanea di Melissa Bassi mi ha chiesto: “questa Sacra corona unita, che non sapevo della sua esistenza, è pericolosa?”. Un altro giovane ha domandato: “ma se la mafia non spara più, vuol dire che è scomparsa?“. Infine, un’altra ragazza: “si riuscirà a sconfiggere la mafia definitamente come ha auspicato il giudice Falcone?“.

Ho risposto che tutte le mafia sono pericolose, anche se la Sacra corona unita è strutturata in modo diverso dalle altre. Ossia Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. La mafia, in questo momento, sta adottando un roboante silenzio, perché ha bisogno di riorganizzarsi dopo gli arresti di capi e gregari. La mafia non avrà fine e quindi sono in disaccordo col giudice Falcone: la mia valutazione nasce dall’esperienza e conoscenza del fenomeno che risale a quando portavo i calzoni corti. Tuttavia, per quanto mi riguarda, posso dire che negli anni 80, mentre noi tentavamo di chiudere le porte allo strapotere mafioso, il potere politico apriva i portoni, consentendo a Cosa nostra di acquisire enorme potere distruttivo.

Ecco, ho voluto ricordare questo incontro perché in quei ragazzi liceali ho rivisto Melissa, con la piena gioia di sapere e di vivere. Consci del necessario percorso di legalità. per fare parte di una società fondata sull’etica e sulla morale.

È ancora presto per dare motivazioni e nomi agli attentatori, però devo necessariamente denunciare la latitanza del potere politico o ancora peggio sottovalutazioni del potere micidiale delle mafie o del terrorismo.

Per anni, come al solito, ci hanno propinato con enfasi che la battaglia contro le mafie è prossima ad essere vinta, soltanto perché gran parte del gotha mafioso era stato assicurato alla Giustizia. Balle! Per anni ci hanno detto che il terrorismo nostrano era stato annientato. Altra balla!

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21

Mag

2012

Incontri: “Economia criminale, politica e istituzioni: trattative e collusioni”. PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione 19luglio1992.com   
Sabato 26 maggio 2012 alle ore 16,30 presso la Sala Valeriano in Piazza del Gesù a Napoli, si terrà la tavola rotonda dal titolo:  “Economia criminale, politica e istituzioni: trattative e collusioni”.
Organizzata dal Movimento Agende Rosse – Campania in collaborazione col Gruppo Legalità del Centro Culturale “Gesù Nuovo” e patrocinata dal Comune di Napoli. Intervengono:
Salvatore Borsellino, fondatore del Movimento Agende Rosse;
Giovanni Conzo, sost. Proc. Presso la DDA di Napoli;
Catello Maresca, sost. Proc. Presso la DDA di Napoli;
Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli;
Mauro Baldascino, Economista dell'Osservatorio provinciale uso sociale beni confiscati in prov. di Caserta.

Aderiscono ed intervengono rappresentanti delle seguenti realtà dell'anti-mafia civile:
Ilaria Ascione, Contro le mafie;
Salvatore Cantone, Associazione anti-racket Pomigliano e FAI;
Anna Cecere, Presidente della Coop. Sociale Altri Orizzonti;
Alessandra Clemente, Fondazione Silvia Ruotolo Onlus
Peppe Pagano, N.C.O. - Nuova Cucina Organizzata;
Coordinamento Libera Caserta Comitato don Diana;
Associazione Jerry Essan Masslo.

per contatti:
Organizzatori
Nunzio Sisto 3473732738, email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Nicla Tirozzi 3385673810, email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Referente Campania:
Roberto Ruocco 3384442408 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 

20

Mag

2012

‘Ndrangheta: il coraggio di Giuseppina, testimone contro tutta la sua famiglia PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Trinchella   

 

La giovane mamma calabrese ha permesso l'arresto dei familiari e il sequestri di beni per 224 milioni di euro. Arrestata aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti della Dda di Reggio Calabria. Dopo una strana ritrattazione è tornata a essere collaboratrice di giustizia. Lunedì sarà nell'aula bunker di Rebibbia per il maxi processo di Palmi

pentite_interna nuovaDa Rosarno all’aula bunker di Rebibbia. Sono poco meno di 650 i chilometri che separano Giuseppina Pesce, figlia, sorella e nipote di boss di una delle cosche più potenti della Calabria, dalle sue origini, dalla sua storia e dalla sua famiglia. Ma è una distanza enorme quella percorsa da questa giovane mamma di 30 anni che dal suo arresto, nell’aprile del 2010, è diventata una collaboratrice di giustizia. Che lunedì prossimo a Roma testimonierà contro gli imputati del maxi processo di Palmi – iniziato nel luglio dell’anno scorso – contro esponenti della ‘Ndrangheta che anche lei, passando per una sofferta ritrattazione, ha contribuito a far arrestare. Compresi i suoi familiari più stretti. Giuseppina è l’unica delle donne che, negli ultimi tempi, sono andate contro la ‘Ndrangheta a essere viva. Maria Concetta Cacciola è morta dopo aver bevuto misteriosamente dell’acido e i suoi familiari sono in carcere per istigazione al suicidio. Il corpo di Lea Garofalo invece non è mai stato trovato. I sei uomini che sono stati condannati all’ergastolo, compreso l’ex marito e padre di sua figlia, l’avrebbero sciolta in cinquanta litri di acido. A tutte e tre queste donne è stato dedicato l’ultimo 8 marzo. 

Nell’ottobre del 2010 Giuseppina, che all’interno della cosca aveva il compito di fare da staffetta di ordini tra il padre in carcere e i suoi uomini fuori, decide di collaborare. Dice di volere assicurare ai tre suoi figli un futuro diverso. Fuori dalla criminalità organizzata. Dove lei aveva avuto quel ruolo di collegamento per portare al di là delle sbarre le richieste estorsive. Ma anche di avere partecipato all’attività di intestazione fittizia di beni e per riciclare i soldi sporchi della cosca, che solo per farne comprendere la forza aveva un bunkerista di fiducia.

Una breccia, la collaborazione di Giuseppina nell’impenetrabile universo ‘ndraghetista, che ha permesso agli inquirenti calabresi, che ne sottolineano la novità e l’eccezionalità, di ricostruire la piramide del potere dei Pesce. Con Antonino, lo zio della collaboratrice, a capo e con il figlio Francesco, subentrato prima dell’arresto, al boss. E poi il ruolo di suo padre e del fratello, anche lui di nome Francesco, della madre e della sorella. Arrestati. Il suo racconto, le sue dichiarazioni anche hanno permesso di sequestrare beni per 224 milioni di euro. Giuseppina ha così raccontato di avere saputo dal fratello e dal marito che esistono gerarchie e gradi, che si acquisiscono attraverso la commissione di reati. Chi dimostra maggiore capacità criminale viene promosso. Il fratello le aveva confidato di avere la “santa” e quindi di avere uno dei gradi più alti nella speciale carriera della società mafiosa.

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20

Mag

2012

Nico Gozzo per Melissa: "E' servito quanto abbiamo fatto?" PDF Stampa E-mail
Scritto da Nico Gozzo   
Oggi ero a Cefalu', bellissima cittadina arabo-normanna del litorale nord della Sicilia. Giornata quasi estiva, ma ventilata, cielo di un azzurro intenso, senza nuvole. Arrivo in orario alle dieci e trenta, entro nel palazzetto dello sport dove si doveva tenere la manifestazione per non dimenticare, per commemorare i venti anni da capaci, con una partita di basket tra nazionale magistrati e nazionale artisti.Tantissimi bambini da scuole di tutta la Sicilia, con il foglio di carta in mano e la penna per ottenere un autografo dal loro idolo, che si chiami Frizzi o che venga dall'ultimo grande fratello televisivo non importa. Tanti bambini preparati ad un giorno di festa e di memoria, partiti presto la mattina per arrivare in tempo. Arrivo e mi dicono che una ragazza, Melissa, che come loro era convinta di partecipare ad una giornata importante, insieme agli amici più cari, era stata sottratta ai suoi genitori ed a questa vita. E tanti altri ragazzi combattevano con la morte. Una ragazza che apparteneva alla scuola intitolata a Francesca Morvillo Falcone, che aveva vinto un premio antimafia nazionale. Una scuola dove oggi la memoria di qui giorni sarebbe passata con don Ciotti ed altri, e questi ragazzi volevano essere presenti anche perché convinti di vivere in un'Italia diversa e migliore di quella di quei terribili e bui anni novanta. All'improvviso, mi sono sentito tornare a quel19 luglio 1992, quando, dopo appena 57 giorni da Capaci, appresi della notizia dell'olocausto in via d'Amelio a Palermo. Stessa sensazione di scoramento, stessa rabbia, stessa disperazione. Stessa tentazione di andarvia da questo paese che sembra non amare stessi figli. Avrei voluto correre a Brindisi come feci quel 19 luglio correndo come un pazzo da Terrasini, a 30km da Palermo, dove mi trovavo, sino all'agghiacciante teatro di morte di via d'Amelio. Ma non era possibile.Allora ho visto le scene alla TV, ed ho rivissuto quelle stesse scene che, da quando sono a Caltanissetta, ho dovuto rivedere tante volte con orrore per le stragi del '92: persone scioccate, che vagano tra resti anneriti, oggi cartelle distrutte, ieri macchine di scorta fumanti. Cittadini intervistati che descrivevano piangenti quello che era accaduto.Ha importanza sapere da chi e' venuta o verra' la rivendicazione? Se sia o no mafia? Chiunque sia stato, anche un unabomber, ha imparato bene i metodi mafiosi del terrore. E si e' inserito nella gigantesca ferita che attraversa la nostra Italia da quel 1992, e dai successivi bugie e silenzi di stato, e l'ha fatta nuovamente sanguinare. L'ha fatta sanguinare violando un santuario, le scuole, e facendo morire i nostri figli, sperando cosi' di uccidere il nostro e loro futuro.Allora cercai conforto in Procura a Palermo, e trovai colleghi, tra cui Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, che mi spiegarono cosa era successo, e mi diedero la forza e la motivazione per andare avanti. Per mettere sulle mie spalle inesperte il fardello di tante inchieste cominciate da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tante difficoltà abbiamo passato, ma non siamo arretrati. E a poco a poco la nostra consapevolezza e' diventata consapevolezza ed impegno di tutta la società civile. Anche Melissa voleva esprimere questa consapevolezza ed impegno. Era una ragazza bellissima, e meritava di avere una vita altrettanto bella.Sono confuso. Sono distrutto. E' servito quanto abbiamo fatto? Questa Italia uscirà mai dal tunnel nero in cui entro' allora? Vi prego, datemi parole di speranza. Io non riesco a darvene neanche una. Da questo maledetto Sud un abbraccio a tutti, e una carezza ai genitori di Melissa e degli altri ragazzi coinvolti.
 

Nico Gozzo

 
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Petizione Agostino

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