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In Primo Piano

Trattativa Mafia-Stato: il 41 bis in vacanza a Taormina
Trattativa Mafia-Stato: il 41 bis in vacanza a Taormina

di Fabio Repici -

Dal processo in corso a Palermo sono emersi nuovi elementi sugli incontri tra esponenti dello Stato e del mondo mafioso andati in scena nella località turistica siciliana. 

Filippo Malvagna era un mafioso di Catania, nipote del Malpassoto Giuseppe Pulvirenti, agli ordini di Benedetto Santapaola, capoclan alle pendici dell’Etna ai tempi d’oro di Cosa Nostra.
Da circa un ventennio Malvagna collabora con la giustizia e il 27 giugno scorso è stato sentito dalla Corte di assise di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia. La sua deposizione ha fornito, tra gli altri, uno spunto molto interessante, allorché il p.m. Roberto Tartaglia gli ha fatto l’ultima domanda: “Ha avuto modo di conoscere o di sentire parlare di un soggetto di nome Rosario Pio Cattafi?”. Così ha risposto Malvagna, con parole che, molto al di là di quanto abbia potuto pensare il nipote del Malpassoto, aprono squarci finora inesplorati sul biennio stragista e trattativista di Cosa Nostra: “Ne ho sentito parlare da Aldo Ercolano (nipote di Nitto Santapaola, n.d.a.) e parlava di un certo Cattafi … (Ercolano, n.d.a.) ci ha dato incarico a me e a Salvatore Grazioso di andare a visionare un immobile che si trovava tra Taormina e Letojanni, immobile che loro intendevano acquistare in quanto era loro intenzione fare una sede di riunioni dove dovevano partecipare imprenditori, gente delle istituzioni, si parlava di roba di massoneria … (Cattafi, n.d.a.) era una delle persone più interessate a portare questi personaggi in questa abitazione … Loro dicevano che questo Cattafi, non mi ricordo se era un avvocato o comunque non era un pregiudicato, era una persona pulita, avesse agganci con il mondo dell’imprenditoria, qualcuno delle istituzioni, cioè faceva parte della massoneria … Siamo nel 1992, siamo prima degli eventi delle stragi, siamo nel gennaio o febbraio 1992 … Loro (Aldo Ercolano e Giuseppe Pulvirenti, n.d.a.) mi hanno detto che (Cattafi, n.d.a.) conosceva politici, conosceva esponenti di servizi segreti, cioè loro mi hanno detto che in poche parole era massone, mi hanno detto che conosceva sia esponenti di servizi, sia esponenti politici, sia imprenditori e addirittura mi hanno detto che conosceva anche magistrati”.

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Appuntamenti

21

Dic

2014

Di Mafie e di Bullismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Christina Pacella   
di Christina Pacella - 21 dicembre 2014

Alcuni giorni fa, i giornali locali hanno riportato la notizia dell'arresto di un giovane ventottenne affiliato alla 'Ndrangheta finito in manette per traffico di droga. Il fatto e` avvenuto a pochi chilometri da Porto San Giorgio, in una cittadina che si chiama Porto Sant'Elpidio. Fino a poco tempo fa si diceva che nelle Marche le mafie non esistevano, che eravamo fortunati, perche` vivevamo in una sorta di isola felice. Personalmente questa versione dei fatti non mi ha mai convinta. Per me, la presenza cospicua di droghe tra i giovani, indicava e continua ad indicare tutt'altro. Come potete immaginare, questa idea ha raramente trovato riscontro con quello della maggior parte dei miei concittadini. Anzi, sono stata spesso criticata per aver detto che, secondo me, nella nostra regione le mafie avevano messo radici da tempo. In molti hanno pensato che io stessi in qualche modo " infangando " la reputazione della nostra regione Leopardiana. Cio` nonostante non ho mai smesso di esternare la mia opinione, anche pubblicamente. Nel contempo, essendo mamma di due bambini in eta` scolare, osservavo la presenza sempre piu` imponente di un altro fenomeno, quello del bullismo. Ed e` in questo contesto che pian piano ha preso forma il libro che ho scritto sul legame tra i meccanismi mafiosi e quelli appunto, del bullismo. Un libro che e` necessariamente legato alla mia esperienza da ex vittima di questo male sociale. Dall'uscita di Il Sogno di Paolo, molti genitori e molti ragazzi si avvicinano per raccontare il proprio calvario legato al bullismo, ma anche per avere piu` informazioni in merito al fenomeno. Sentono il bisogno di un contatto umano che fuori non trovano. Onestamente, non mi aspettavo che ci fossero tante persone toccate da questo problema, specialmente in una provincia relativamente piccola come quella di Fermo. Il fatto che molti mi contattano per raccontare e` senz'altro positivo.
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19

Dic

2014

Protocollo Farfalla, Ardita ascoltato a Roma dalla Commissione Antimafia PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Serio   
di Alessandra Serio - 18 dicembre 2014

Lunga audizione ieri pomeriggio a Roma del Procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, a proposito della trattativa tra gli otto boss al 41 bis e il Sisde, all'inizio degli anni '90. Il magistrato catanese è stato ascoltato dalla Commissione Nazionale Antimafia presieduta da Rosy Bindi che si è posta tra i compiti quello di fare luce su una delle vicende più grigie della storia repubblicana, dopo che il Governo Renzi ha tolto il segreto sul così detto Protocollo Farfalla. Un protocollo che fu proprio Ardita a nominare tra i primi, a metà del decennio scorso, quando era ancora coperto da segreto di Stato. E sul quale ha riferito proprio qualche giorno fa a Palermo, sentito come testimone al processo sulla Trattativa a carico degli ex vertici del Ros.
 
Il Protocollo, da quel che sin qui è emerso, prevedeva che i contatti tra gli uomini di mafia nelle carceri, le loro dichiarazioni, le loro volontà di collaborare, venissero gestiti e riferiti direttamente agli uomini dei servizi segreti, senza essere comunicati all'autorità giudiziaria. Pochissimi ne erano a conoscenza. Ardita non era stato messo al corrente del Protocollo ma da numero due del Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria ne intuì l'esistenza, quando incappó in diversi permessi riconosciuti ai boss, apparentemente senza motivo, e nelle mancate comunicazioni degli uomini delle carceri ai magistrati. 
 
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18

Dic

2014

Venezia, via lo striscione antimafia. Commissario prefettizio sotto accusa PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione ilgazzettino.it   
di Redazione ilgazzettino.it - 11 dicembre 2014

VENEZIA - Il movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino “Gruppo Walter Eddie Cosina” ieri mattina ha manifestato davanti a Ca’ Loredan e ha chiesto un incontro urgente con il commissario Zappalorto perchè sia ripristinato lo striscione per sensibilizzare alla lotta contro la mafia.
Dal suo insediamento infatti è sparito dai balconi di Ca’ Loredan lo striscione che esprime la vicinanza di Venezia al magistrato Antonino Di Matteo e ai suoi colleghi minacciati di morte. Una decisione votata all'unanimità dal consiglio comunale nel 2013. Alcuni esponenti del movimento hanno voluto sensibilizzare l’opinione pubblica in favore del ripristino dello striscione. «Venezia non vuole sentirsi associata a questo silenzio che rende complice e perciò chiede che la sua posizione venga resa esplicita ed inequivoca dai balconi del Palazzo Comunale». ha detto il portavoce Gianluigi Placella.

Redazione ilgazzettino.it
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20

Dic

2014

Il testimone di giustizia abbandonato dallo Stato PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo De Chiara   
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di Paolo De Chiara - 19 dicembre 2014
 

“Maledetto il giorno che ho denunciato, maledico questo Stato e le persone che mi hanno convinto a denunciare e che mi hanno lasciato solo”.

È l’imprenditore Cosimo Maggiore che parla, un testimone di giustizia di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi. La stessa località che ‘ospita’ la figlia del capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina. Cosimo è stanco, è abbattuto.

Ha denunciato i suoi estorsori, uomini della Sacra Corona Unita, finiti in galera e condannati grazie al suo senso civico. Alla sua onestà di cittadino perbene. Vittima di estorsione e di minacce da parte dei mafiosi del posto. La mafia pugliese, sanguinaria e violenta, che sembra quasi dimenticata. Lo stesso ‘trattamento’ riservato alla ‘ndrangheta, sino a qualche tempo fa.

Ha perduto la sua azienda e la speranza. “Oggi non lavoro più, cazzeggio tutto il giorno su facebook, la mia valvola di sfogo. Il mio capannone è stato messo all’asta. Mi hanno fatto terra bruciata intorno. Sono solo, con la mia famiglia. Sai chi ha acquistato all’asta il mio capannone? Un prestanome delle persone che ho denunciato. Ma nessuno entrerà nella mia struttura, a costo di farmi saltare in aria”.

Cosimo ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Napolitano, al ministro Alfano, al Prefetto, al Generale dei Carabinieri. “Non ho ricevuto risposta da nessuno. L’unica cosa che hanno fatto è stato il ritiro delle armi, legalmente detenute. Le ho regalate ai miei amici dell’Arma”. Cosimo Maggiore ha una scorta, due carabinieri (“tutto ciò che mi resta, due angeli custodi”) che lo seguono ovunque. “Ho ricevuto premi come imprenditore coraggio, tutti mi dicono ‘sei coraggioso, hai le palle, servono persone come te’. Sono uno scemo, mi sento solo e abbandonato”.

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19

Dic

2014

Salvatore Borsellino: 'Nomina Lo Voi, Giorgio Napolitano ha concluso il suo compito' PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Borsellino   
di Salvatore Borsellino - 18 dicembre 2014

Il Presidente della Repubblica Italiana, quel Giorgio Napolitano che si può affermare essere senza ombra di dubbio il peggior Presidente che l’Italia abbia mai avuto, ha concluso il suo compito ed ha quindi annunziato che si dimetterà dal suo secondo mandato presidenziale subito dopo la fine del semestre di presidenza italiana alla Unione Europea.
Il compito che si è appena concluso, tramite la nomina di Lo Voi a capo della procura di Palermo, è quello di garante della congiura del silenzio sulla trattativa Stato-mafia, e la certezza del definitivo smantellamento del processo che il pool di Palermo guidato da Nino Di Matteo aveva fino ad oggi, pur tra ostacoli di ogni tipo tra i quali i più insidiosi erano stati posti proprio dallo stesso presidente uscente, era riuscito a portare avanti.
Non è più necessaria l’eliminazione fisica del magistrato, non serve più il bidone pieno di esplosivo che era già pronto a Palermo, non serve più lo stillicidio di minacce tese a minare la tranquillità e l’equilbrio psichico del magistrato, non servono più i faldoni di processi per abusi edilizi che arrivavano ogni giorno sul suo tavolo per limitare o annullare il tempo necessario alla preparazione delle udienze ed alle nuove indagini.
A Nino Di Matteo è stata riservata la sorte già riservata a Luigi de Magistris quando indagava su Why Not, ucciderlo come magistrato piuttosto che come persona, un omicidio senza sangue e senza stragi perchè il sangue e le stragi provocano la reazione dell’opinione pubblica e costringono anche lo Stato a simulare una reazione.
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18

Dic

2014

Procura di Palermo, il Csm nomina capo Lo Voi: la toga che piace alla politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Pipitone   

di Giuseppe Pipitone - 17 dicembre 2014

Alla fine a spuntarla è stato il terzo incomodo, il più giovane, l’unico a non aver mai diretto un ufficio giudiziario. Ciò nonostante Francesco Lo Voi è riuscito a battere Sergio Lari e Guido Lo Forte, strappando sul filo del rasoio la nomina a procuratore capo di Palermo. Il magistrato in servizio ad Eurojust ha raccolto 13 voti al plenum del Csm: quelli della sua corrente, Magistratura Indipendente, quelli dei consiglieri della Cassazione, più quelli dei consiglieri laici di entrambi gli schieramenti. All’inizio sembrava che a spuntarla dovesse essere Lari, indicato da alcuni rumors romani come candidato preferito del Quirinale: i consiglieri laici del centrosinistra però alla fine hanno deciso di non votare per il procuratore capo di Caltanissetta, candidato di Area, la corrente di sinistra delle toghe, piegandosi invece alle richieste di Magistratura Indipendente, corrente che da mesi rivendicava un incarico di prestigio per un suo esponente.

Alla fine quindi sarà Lo Voi che andrà a sedersi sulla poltrona lasciata libera quattro mesi fa da Francesco Messineo, ora in pensione. Silenzioso e affidabile, avveduto e felpato, moderato ed equilibrista, ma soprattutto capace di raccogliere un gradimento bipartisan: da Giorgio Napolitano a Matteo Renzi, fino a Silvio Berlusconi, l’elezione di Lo Voi piace davvero a tutti. Ed è per questo che alla fine il nuovo capo della procura di Palermo sembra partorito dal “patto del Nazareno”: d’altra parte a nominarlo membro italiano di Eurojust fu proprio il governo Berlusconi, su indicazione diretta dell’allora guardasigilli Angelino Alfano. Al Csm, dopo aver incassato il voto della laica di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati in commissione incarichi direttivi (oltre a quello del consigliere di Magistratura Indipendente Claudio Galoppi), Lo Voi ha guadagnato anche le preferenze dei consiglieri laici del Pd.

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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